Agnese Salvagno

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AGNESE SALVAGNO

salvagno agnese
Formatrice esperienziale e psicologa del lavoro.

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Uno dei principali risultati ottenuti con le innovazioni tecnologiche nel campo della comunicazione e dello scambio di informazioni è lo stravolgimento nel concetto di “distanza” che tende a coincidere non più con un concetto di spazio ma di disponibilità. Può essere più vicino un collega ad Hong Kong, magari sempre disponibile ad affrontare discussioni e riunioni in modalità virtuale, rispetto ad uno nello stesso ufficio, perché magari troppo immerso in telefonate, riunioni o altre cose. Conseguentemente, se la distanza come concetto si annacqua, la formazione deve lavorare su questo concetto di vicinanza 2.0, deve perciò dare strumenti affinché le persone possano sentirsi parte di un team unito. Occorre quindi lavorare sui temi di focus delle attività, di team-building, inteso come condivisione di obiettivi di gruppo, e dare ottimi strumenti di gestione del tempo e delle proprie attività in modo da far organizzare non più secondo una sequenza cronologica le attività, ma bensì secondo un principio cairologico di opportunità.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
Credo che l’auspicato avvento di sistemi di intelligenza artificiale possa davvero far evolvere i nostri sistemi organizzativi verso entità più efficienti, più flessibili al cambiamento e con una visione più di insieme. Se è vero che non sarà probabilmente possibile prevedere o guidare lo sviluppo di questi sistemi, è però pur vero che il compito dell’uomo è quello di indicare il percorso, l’obiettivo da perseguire, sin dall’inizio. L’intelligenza collettiva dovrà comportarsi come da un novello Virgilio alla presa con sistemi di AI che, come Dante, incedono “sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso”, per far in modo che vengano programmati ad ottenere risultati corretti. A tal proposito, mi vengono in mente le tecniche di definizione di obiettivi SMART e la definizioni di processi interni che devono dare alle persone questo ruolo di guida e ai sistemi di intelligenza artificiale il ruolo di esploratori.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Credo che il modello che meglio possa rispecchiare la tricotomia tra team, singoli individui e obiettivi sia il concetto dell’action leadership di John Adair. La formazione deve dare – da una parte – all’intera struttura aziendale la consapevolezza che sono ingranaggi collegati, che non può esistere successo personale decontestualizzato rispetto a quello dell’organizzazione. Dall’altro, la formazione deve accrescere, in chi si occupi di risorse del personale –il concetto che modalità premianti in termini di welfare possono portare a migliori risultati per l’azienda: troppe volte, infatti, si pensa che il mero dare uno stipendio sicuro a fine mese sia sufficiente per valorizzare e fidelizzare le persone.


 

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