Alessandra Perotti

Categories: AIF,Interviste

  


ALESSANDRA PEROTTI


Socia AIF editor e writer coach

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

Parole che, come materia plasmabile, suggeriscono idee e ispirano riflessioni, indicatori di nuove tendenze, di svolte importanti della vita e della professionalità. Attraverso la scelta della parola giusta raccontiamo noi stessi e la nostra evoluzione, e più la parola trova la propria vera collocazione, come nota sul pentagramma, più ci appaga l’espressività che è sempre traduzione di un sentire.
Sentiero, consapevolezza, alleanza: quali suggestioni ci offrono parole che immediatamente diventano immagini, esperienze calate nel quotidiano, in una riflessione sul rapporto dell’oggi, del vissuto nel luoghi di lavoro e nelle aule, con la formazione?

Sentiero: è percorso interno prima di tutto, coraggio di esplorare le proprie attitudini, di analizzarle con lealtà. Eppure la conoscenza la costruisce il cammino, quel passo dopo passo che, alla fine, esprime anni di lavoro ben fatto, di competenze acquisite e donate.
Andando – e il richiamo al viandante, al peregrino, al cercatore è inevitabile – ci si chiarisce ogni giorno di più; ciò che conta, nella formazione e nell’esistenza del resto, è non fermarsi, non lanciare l’ancora a sedimentare sul fondale.
Trovare, sempre loro, le parole uniche che dicano chi siamo e chi vogliamo essere e divenire; solo quando è stato scoperto il talento diventa via di acquisizione di competenze, di crescita formativa. Del sentiero – a differenza di altre strade – va segnalato l’impegno perché il sentiero è strada riposta, meno evidente allo sguardo che non sa cogliere il particolare; il sentiero è tenace, capace di inerpicarsi: alla vetta si arriva sempre percorrendo un sentiero, mai un’autostrada.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

Consapevolezza: dovrebbe avere altro ruolo la formazione se non, prima di tutto, portare una maggiore consapevolezza in chi ne usufruisce ma anche, del resto, in chi se ne fa donatore? Formare è dono di sapere, condivisione. A pensarci siamo quello che fino ad oggi, nei secoli dei secoli, è stato condiviso. Quello di cui abbiamo preso consapevolezza: da qui parte l’evoluzione. Quasi un dovere oltre che un diritto comunicare, formare gli altri e a nostra volta formarci, acquisire conoscenza. Tutto si misura non tanto in ciò che sai ma in ciò che sei consapevole di sapere e ancor di più – socratica memoria – di non sapere.
Si gioca tutta qui la partita: coscienza e conoscenza del proprio bagaglio. Questo ci permette di investire risorse ed energie senza spreco ma in modalità produttiva.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Alleanza: illuso chi crede che la propria storia sia sempre un fatto personale, di propria pertinenza. La tecnologia, i media, se da una parte possono portare – e qui stiamo in allerta – a forme di chiusura, dall’altra sono strumenti attraverso cui stringere più facilmente alleanze e contatti. Alleanza è supporto. Ed entra a pieno titolo nel campo dell’apprendimento, della formazione: per i formatori è fondamentale l’alleanza del sapere, lo scambio, l’accrescimento reciproco. Mi piace molto l’alleanza tra quelli che dovrebbero essere competitors: da qui nasce uno scambio incredibile di informazioni, di suggerimenti, di esperienza. Non è concepibile un futuro, anche nella formazione, senza nuove e profonde alleanze. Va detto che l’alleanza necessita, alla base, di valori su cui poggiare perché solo così ci può essere un vero sostegno. Così del resto riconosci l’alleato: nel fatto che non ci si guardi l’un l’altro ma si abbia il focus puntato altrove, su un punto del futuro dove c’è crescita costante.


 

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