Alessandra Pilia

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ALESSANDRA PILIA


Assistente del Presidente – Responsabile Comunicazione A.P.I.- Associazione Piccole e Medie Industrie.
Sarda, milanese di adozione (…più per amore del lavoro che del clima), laureata in Strategie Gestione e Comunicazione dei Beni e gli Eventi Culturali alla IULM di Milano. Nella mia vita la formazione continua è fondamentale, per questo, qualche anno fa, ho conseguito anche il titolo di dottore in Diritto internazionale con indirizzo in esperto della Pubblica Amministrazione alla LUM di Casamassima (BA).

Opero da oltre 10 anni in ambienti dinamici, di natura politico istituzionale uniti al rapporto costante con il mondo imprenditoriale, ricoprendo nel tempo posizioni diverse e sempre di maggior rilievo e responsabilità, tra cui quella di Consigliere in un Fondo Interprofessionale Paritetico.
All’esterno del mondo associativo ho anche tenuto, per alcuni anni accademici, un corso integrativo di comunicazione presso la IULM.
Lavorare a stretto contatto con gli imprenditori ogni giorno mi ha dato tanto e “Imprenditrice di me stessa” racchiude la mia voglia di fare e la consapevolezza dell’importanza di creare valore per l’Azienda in cui lavoro.

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

Le parole chiave dell’HR 2020 sono: competenza, dialogo e fiducia.
Al contrario delle carriere intraprese dalle precedenti generazioni, il sentiero professionale nel 2020 non è lineare. Questo è un bene perché ci permette di cambiare percorso, di imparare e lavorare su noi stessi ogni giorno. Inoltre, le competenze tecniche sono date per acquisite e possono essere rafforzate con facilità, autonomia e senza costi eccessivi.

E’ sufficiente volontà e impegno.

Queste variabili sono il punto fondamentale del collaboratore di oggi, che per fare la differenza in azienda deve giocare in squadra e lavorare per rendere i propri successi e obbiettivi parte integrante di quelli aziendali.

Lavorando in primis sulle soft skill, quindi la gestione del tempo, delle relazioni e del lavoro di squadra, del public speaking o sulle tecniche di negoziazione. Chiaramente dipende dal ruolo che si ricopre. Senza tralasciare le hard skill, per essere sempre aggiornati.
Ognuno di noi deve essere imprenditore di sé stesso, la nostra azienda siamo noi. Dobbiamo “gestire” la nostra capacità e competenza in un’ottica di crescita, sviluppo di nuove opportunità e miglioramento continuo.

HR è una funzione strategica perché senza la formazione, delle nuove risorse e dell’organico già attivo, l’azienda non evolve. Ha però grandi responsabilità, ottenere la fiducia delle persone coinvolte, che devono sentirsi guidate e consigliate, e quella di dialogare costantemente con la proprietà e i manager – ma anche gli stessi dipendenti – per capire cosa serve, chi può svolgere quel compito, chi ha volontà di mettersi in gioco e come costruire una squadra in grado di ottenere il risultato.

Deve stimolare la curiosità e non appiattire i dipendenti con percorsi uguali per tutti e senza livellare le classi, perché otterrebbe l’effetto contrario. Disaffezione alla formazione e mancanza di apprendimento.

Questo vale anche se HR è un consulente esterno – come nel caso di alcune medie imprese -.
I percorsi su cui puntare sono la digital transformation, l’autoimprenditorialità, la flessibilità e la capacità di lavorare per obbiettivi.
Ne abbiamo un esempio nel periodo che siamo affrontando a causa del Coronavirus. Le imprese che hanno investito su modalità smart possono farcela. Perché hanno compreso che misurare le ore non basta, i collaboratori devono essere parte del progetto e allo stesso tempo vanno guidati verso gli obbiettivi aziendali, devono essere valutati sui risultati. Questo vale anche per la parte produttiva, che vedrà sempre più crescere le competenze e il livello culturale e scolarizzazione.

E’ differente la situazione delle piccole imprese, dove non esiste un HR dedicato e il ruolo viene ricoperto dall’amministrazione o dal titolare. Questo rischia di compromettere il valore della funzione. L’attività ha un ruolo secondario, e spesso si ripiega su corsi piatti e uguali per tutti, come quelli per la gran parte finanziati dai fondi interprofessionali, in caso di imprese con pochi dipendenti.
Solo le PMI con titolari che hanno una visione strategica investono realmente sulla formazione delle proprie risorse.
Un altro aspetto, spesso sottovalutato è proprio la necessità di formazione per gli imprenditori, che hanno in mano il futuro dell’azienda e da cui passano le scelte strategiche.

Su questo giocano un ruolo fondamentale le associazioni datoriali che spingono gli imprenditori al confronto e alla sperimentazione di nuovi schemi e nuove opportunità”.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

Si dice che oggi il mondo sia più veloce che perfetto. Non dobbiamo essere multitasking ma focalizzati e concentrati. Non possiamo più permetterci di attendere che sia tutto perfetto, dobbiamo fare e, nel caso sia necessario, aggiustare velocemente il tiro per riportare la situazione a nostro vantaggio per raggiungere il risultato. Una sorta di costante “run and change”.

Questo crea ovviamente ansia da prestazione e senso di inadeguatezza. Soprattutto per i manager e gli imprenditori, che devono essere equilibrati, concentrati e resilienti, data la responsabilità della tenuta dell’azienda e della salvaguardia dei posti di lavoro.

Essere consapevoli del ruolo, della vision, della mission e degli obbiettivi da raggiungere, è fondamentale per gestire con maggiore serenità le proprie giornate lavorative e non essere fagocitati dal lavoro, per dare indicazioni chiare ai collaboratori mantenendo un atteggiamento positivo e collaborativo.
Le pratiche di Mindfulness producono dei cambiamenti positivi a livello del sistema nervoso, che incidono sulla qualità delle relazioni con gli altri, favoriscono lo sviluppo di capacità individuali, quali la focalizzazione su ruolo e obbiettivo, la riflessività, il pensiero laterale, l’uso strategico delle risorse, la capacità di decisione in ambienti instabili. E’ utile in tutte quelle situazioni in cui ci si sente schiacciati dall’emergenza, dagli imprevisti, dall’incertezza e dal multitasking imperante. Non risolve né riduce i problemi, ma “allena” a reagire consapevolmente.

Nelle aziende dove è stata testata ha prodotto ottimi risultati, ma si tratta di grandi aziende e per lo più straniere. Infatti, è una tecnica ancora poco diffusa in Italia, penalizzata sicuramente dal tessuto produttivo composto principalmente da PMI, che hanno la grande capacità di essere resilienti e flessibili ma di non avere grandi budget a disposizione e risorse umane da dedicare a queste attività.

Dobbiamo lavorare in generale sulla cultura di impresa. Come dicevo prima formare anche gli imprenditori, solo così si otterrà la consapevolezza dell’importanza del ruolo di HR, dell’uso di nuove tecniche e delle competenze specifiche che devono avere per far volare alto le aziende.

Vedremo all’indomani della fine dell’emergenza Codiv-19 cosa avremo imparato, come sarà stato gestito lo stress e cosa metteranno in campo le imprese – in primis le grandi – per accompagnare i manager verso il futuro.

Gli imprenditori sono abituati a governare l’instabilità, ma il virus è una variabile che non può essere controllata,
Questa è una situazione inimmaginabile, solo una grande consapevolezza del proprio ruolo, dei doveri e dei diritti di ciascun attore ci permetterà di uscirne più forti di prima”.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Nella maggior parte dei casi, i giovani Z hanno un approccio pragmatico, capacità di osservarsi e di valutare le opportunità sul mercato del lavoro e soprattutto sono affamati di tecnologia.

Il lavoro è il modo in cui procurarsi un reddito ma anche un luogo di impegno personale e autorealizzazione. Devono ricevere continui stimoli, sentirsi parte di un progetto e valorizzati.

Sono aspetti che l’azienda deve valutare e su cui puntare per essere attrattiva e trattenere i talenti. Ma c’è anche un altro aspetto da tenere bene in considerazione: in azienda convivranno 3 generazioni: Z, Ageing e Millennials. Una grande sfida quella di accogliere la diversità portata dalla Generazione Z e di evolvere per gestire l’intergenerazionalità.

La chiave per coinvolgere la generazione Z è comprendere la loro mentalità̀, le loro esigenze e i loro valori, e sfruttarle a vantaggio dell’azienda. Anche nei percorsi formativi che vedranno diverse generazioni a confronto. Sarà necessario usare differenti tipologie di contenuti multimediali, dovranno essere brevi stimolanti, sarà necessario essere flessibili e permettergli di usufruire dei contenuti formativi ovunque e in qualsiasi momento. Dovranno capirne il valore per accettarli.

Le aziende di successo nell’era Gen-Z sono quelle che adottano e supportano il social learning e la formazione informale, saranno quelle che riusciranno a coinvolgere i giovani nella progettazione dei corsi e dargli la possibilità̀ di auto training.
Dovranno evidenziare il valore di collaborare e incoraggiare relazioni interpersonali, rivedendo anche gli spazi aziendali. Sono una generazione che costruisce e vuole interagire di persona.

Dovranno creare una community aziendale in cui possano trovare il proprio spazio e a cui possano attivamente contribuire.
Attenzione però a formare i manager e gli imprenditori che dovranno accettare e guidare questa forza disruptiva, che cambierà assetti gerarchici, modalità di lavoro e vision/mission dell’azienda che dovrà sempre più essere sostenibile”.


 

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