Andrea Cafà

Categories: AIF,Interviste

  


ANDREA CAFÀ


Presidente FonARCom

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

È certamente importante che gli HR sappiano porsi come degli incubatori, vale a dire come figure in grado di comprendere le esigenze legate a lavoratori con obiettivi di carriera e di vita personale diversi. Per riuscirci, dovrebbero per primi investire sulla propria formazione continua, in modo da poter guidare tutti i lavoratori, sia in ingresso che in uscita, lungo il loro percorso professionale di qualificazione e riqualificazione, valorizzando le loro competenze tecniche, ma soprattutto trasversali. Come Fondo, sosteniamo da tempo la necessità di creare una cultura della formazione, anche attraverso strumenti mirati. Mentre questo cambiamento è in atto nelle grandi imprese, stiamo lavorando per comprendere come trasferire questi modelli sulle micro e piccole imprese, che rappresentano – di fatto – oltre il 90% del tessuto produttivo nazionale, in un’ottica di ecosistema dell’apprendimento in cui nessuno viene lasciato indietro. Questo sarà reso possibile anche e soprattutto grazie ai nuovi strumenti digitali, che permetteranno di superare quei vincoli di costo, spazio e tempo che hanno finora caratterizzato la formazione tradizionale.
 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

Quando parliamo di benessere organizzativo, intendiamo quelle pratiche aziendali volte a migliorare e sostenere lo stato psico-fisico del lavoratore. In termini di incremento della produttività, sappiamo che l’effetto sostitutivo uomo-macchina, favorito dalle nuove tecnologie, potrà essere di supporto per ridurre i tempi di lavoro, incrementando quindi i livelli di efficienza e produttività. Imprese e lavoratori dovranno essere pronti ad accogliere positivamente queste sfide, da un lato riconoscendo l’importanza della formazione continua e di conoscenze e competenze sempre aggiornate, dall’altro incentivando buone pratiche organizzative volte al miglioramento del benessere della persona. Alcuni iniziano già a cogliere queste opportunità, utilizzando quei tempi “guadagnati” grazie all’impiego delle tecnologie per consentire ai lavoratori di dedicarsi al proprio benessere e alla propria crescita professionale sul luogo di lavoro, a beneficio del benessere organizzativo, della creatività del singolo, del livello di innovazione generato e, di conseguenza, con un incremento più che positivo della produttività aziendale.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Quando parliamo di diversity management e di rapporti intergenerazionali le aziende hanno la possibilità di immaginare dei percorsi formativi a supporto e di stimolo per la cooperazione e la collaborazione. Basti pensare ai percorsi dedicati alle pratiche di coaching e di mentoring, con particolare attenzione anche al cosiddetto reverse mentoring, inteso come quell’insieme di pratiche con le quali i giovani possono supportare i “più anziani” a familiarizzare con la tecnologia. In tal senso, è possibile favorire un reciproco scambio e superare possibili conflitti intergenerazionali. Non solo, oggigiorno è impensabile non ragionare in termini di competenze trasversali. Se le imprese di qualsiasi natura intendono favorire atteggiamenti di cooperazione e collaborazione tra i lavoratori, dovranno comprendere che competenze come il team working, il team building, il coordinarsi con gli altri, sono diventate imprescindibile in una realtà in continuo mutamento sotto il profilo tecnico, così come evidenziato anche nell’ambito del World Economic Forum. Come Fondo, Fonarcom sta lavorando per creare sistemi di crescita occupazionale inclusivi e sostenibili, insieme alla confederazione Cifa.


 

Torna all’elenco delle interviste

0