fbpx

Angela Spinelli

Categories: AIF,Interviste

  


ANGELA SPINELLI


Ricercatrice, docente, facilitatrice

Sono una ricercatrice e formatrice con esperienza nell’organizzazione, gestione e conduzione di eventi di formazione con diverse tipologie di partecipanti e committenti. Dal 2002 svolgo attività di ricerca e didattica presso l’Università di Roma Tor Vergata e dal 2014 sono socia della Cooperativa SocialHub.
Nel mio lavoro tengo in considerazione i bisogni formativi delle persone e delle organizzazioni; il coordinamento delle varie figure che vi collaborano; i processi di valutazione durante tutto lo svolgimento. Ho gestito tali attività sia in presenza, sia in e-learning per soggetti pubblici e privati. Una forte attitudine alla ricerca, insieme all’esperienza accademica, mi permettono di lavorare in condizioni di controllo del processo rispetto agli obiettivi.
Nel 2018 ho ottenuto la certificazione AIF (Associazione Italiana Formatori) e LSP (metodo di facilitazione Lego Serious Play).

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

Sentiero è una metafora interessante per la crescita individuale e organizzativa eppure rimanda ad una linearità prospettica che, specialmente in questo momento, pare essere interrotta. Ciascuno di noi, infatti, ha incontrato un serio imprevisto sul sentiero che stava percorrendo e dunque abbiamo la necessità di ragionare la pianificazione in modo più flessibile, attento al contesto e ai suoi segnali deboli, impegnandoci nel praticare le caratteristiche essenziali delle organizzazioni capaci di fronteggiare i “cigni neri”: essere ricettivi rispetto agli eventi critici, anche di piccola portata; non semplificare; essere presenti nel qui e ora, pienamente consapevoli, attenti a ciò che non ci aspettiamo; accrescere la resilienza e rispettare le competenze del team.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

La consapevolezza nel qui e ora, l’attenzione fluttuante ma vigile, è uno strumento potentissimo perché ci permette di andare oltre le nostre aspettative che – normalmente – dirigono l’attenzione e ci mostrano ciò di cui siamo alla ricerca. L’aspettativa è l’attesa di una conferma. Di contro, la consapevolezza vigile ci aiuta a cogliere l’inatteso, che spesso è un breve momento, nel quale risiede un potenziale enorme di scoperta e apprendimento. Focalizzare il dettaglio inaspettato e leggerlo fuori dai propri schemi, fuori dai processi di pianificazione, per riconoscerlo per ciò che è e per ciò che comporta è requisito indispensabile delle organizzazioni altamente affidabili, capaci cioè di governare l’inatteso e uscirne migliori.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Nessuno, da solo, ne sa a sufficienza per pensare un sistema capace di far fronte ad un ambiente iperdinamico, caratterizzato da moltissime variabili interconnesse tra loro. Una buona performance non è mai un successo individuale, ma il frutto di un paradigma collaborativo di cui l’alleanza è manifestazione.
Le gerarchie classiche non sono più funzionali a far fronte alla complessità del reale, servono solo a riprodurre dinamiche di potere. Piuttosto, l’autorità del “gomito a gomito”, orizzontale ma asimmetrica, è in grado di accogliere tutte le diverse competenze e di potenziare al massimo quelle vicine al problema da risolvere; facendo ricorso alla prossimità e alla reale esperienza maturata. Il comportamento normativo, allora, può essere superato nella logica negoziale, fonte di responsabilità individuale e di apertura verso l’altro/a, verso l’esperienza inattesa e verso l’errore, occasione impareggiabile di crescita individuale e collettiva.


 

Torna all’elenco delle interviste

0