Annamaria Di Veroli

Categories: AIF,Interviste

  

ANNAMARIA DI VEROLI

Docente I.C. Artemisia Gentileschi

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

La gamification ha innumerevoli vantaggi sull’attenzione e la memorizzazione: mentre nella lezione frontale si assiste frequentemente a cali di attenzione, nel gioco questo non avviene; la capacità di memorizzazione nel gioco viene aiutata dagli aspetti emotivi e sensoriali della pratica ludica.

C’è ovviamente qualche difficoltà d’uso: per il gioco servono strumenti, spazio e tempo e dunque risorse economiche maggiori rispetto alla lezione frontale; c’è bisogno di un professionista della didattica oltre che di un culture della materia di insegnamento; c’è inoltre, in alcuni adulti, una certa resistenza al gioco, dettata principalmente dal considerare il gioco come qualcosa di infantile ed inutile.

Per potenziare al meglio l’ingaggio dell’adulto occorre spiegare gli obbiettivi della sessione di gaming e riportare il simbolismo del gioco sul piano della realtà lavorativa. Ovviamente, dopo una sessione di gioco è assolutamente necessario un debriefing in cui il simbolismo del gioco viene attualizzato al contesto lavorativo: ogni partecipante deve far emergere emozioni e pensieri su quanto vissuto, comprendere le scelte compiute da se stesso e dai colleghi. Sarà proprio questo momento di confronto le motivazioni a rendere l’esperienza di gaming veramente formativa.

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Lo smart working presenta indiscutibili vantaggi sia dal punto di vista del lavoratore che da quello dell’azienda. Secondo Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, con lo smart working si può stimare un incremento di produttività del 15% per lavoratore.

Questi benefici derivano dal risparmio di tempo in termini di spostamento e dall’aumento della soddisfazione della gestione del tempo della propria vita privata che si ripercuote anche sulla soddisfazione lavorativa. Inoltre, riportano i managers, lo smart working ha un impatto positivo sull’orientamento all’obiettivo, permettendo al lavoratore di gestire autonomamente i propri tempi lavorativi e dunque sulla qualità del lavoro.
Nel 2018, il 12,6% degli occupati in Italia era uno smart worker, principalmente impiegato in grandi aziende del nord-est.

Ci sono però anche delle perplessità come la condivisione delle informazioni: per lavorare al meglio in smart working c’è infatti bisogno di una rete internet perfettamente funzionante e di un lavoratore adeguatamente informatizzato. Ci sono poi aspetti psicologici non indifferenti: stare a lungo nel medesimo spazio comporta un appiattimento di stimoli che nel lungo termine può influire negativamente sia sul lavoro che sulla vita privata. Sarebbe auspicabile, in fase di progettazione di uno smart working anche una formazione sui rischi e sulle buone pratiche per il corretto uso di questa filosofia aziendale.
 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro? Cosa serve per facilitare il change management generazionale?

Quello del change management è un tema con cui le aziende sono chiamate a confrontarsi. Stanno infatti cambiando la tecnologia, l’informazione, la comunicazione, le filosofie di management ed è dunque indispensabile che le nuove generazioni si adeguino.

L’Alternanza scuola-lavoro è nata proprio per dare una risposta a queste esigenze di cambiamento ma, purtroppo, a causa dei continui tagli di fondi, questo provvedimento non è ancora entrato in pieno regime orario e non è ancora valutato come vera materia scolastica.

I giovani poi non devono solo conoscere il mondo del lavoro ma devono anche essere messi a conoscenza delle competenze richieste dal change management. Devono essere orientati per migliorare la loro formazione e le skills che saranno richieste nei prossimi anni: innanzitutto il raggiungimento dell’autonomia digitale e della lingua inglese (l’Italia è solo al ventitreesimo posto in Europa per la conoscenza della lingua inglese) e lo sviluppo delle soft skills. In un futuro sempre più terziarizzato sarà importante essere orientati all’obiettivo e saper lavorare in squadra ma soprattutto essere consapevoli dell’esigenza di una formazione continua.


 

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