Antonella Martino

Categories: AIF,Interviste

  


ANTONELLA MARTINO


Docente Formatore sulla sicurezza e salute nel l’ambiente di lavoro. Auditor interno

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

In qualsiasi momento della nostra vita, sin da quando nasciamo esiste un imprinting. Non soltanto dovuto dall’olfatto, dalla vista, dall’udito, dal tatto, dal gusto ma anche dalla percezione di quello che ci circonda, lo spazio, il tempo etc. Piano piano che cresciamo, cerchiamo di capire come adeguarci, come farci spazio, come creare la nostra strada, anche se nel ns piccolo, ma sempre importante per noi. Come farci riconoscere dai ns cari, amici, società, nell’ambiente scolastico, sportivo, lavorativo, etc.

Nasciamo già con la voglia di Esistere, con la voglia di dire IO ESISTO.

Non sempre i sentieri e le strade che percorriamo o per scelta o perché ci hanno sviati, portano a soluzioni sempre belle e piene di opportunità positive, ma non possiamo dire che nelle opportunità negative non ci sia la possibilità d’imparare, di essere consapevoli di quello che ci sta accadendo, e nello stesso tempo di renderci protagonisti di scegliere se possibile un’altra strada.

Dico sempre che anche negli episodi della ns vita anche se negativi, possiamo sempre anche se forse in piccola parte trovare qualcosa di positivo.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

La consapevolezza ci rende entità capaci di scegliere il percorso da fare, di provare strade diverse, di mettersi in gioco oppure di autodistruggersi senza voler cambiare nulla e subire.

Qui entra in gioco la personalità, il carattere di una persona, che per le scelte e vita che ha fatto e vissuto a sua volta si è plasmato come voleva essere.
Entra in gioco molto la mentalità di essere positive, specialmente ora, di avere la mente aperta, di mettersi in gioco su più piani, di crescere sempre di più, di aver fame di conoscenza e nello stesso tempo valutare l’ambiente che ci circonda per rispondere alle aspettative del momento.

Non sempre la persona ha voglia di formattarsi, spegnersi e riaccendersi per poi incominciare a riprogrammarsi in maniera più consapevole e idonea.
C’è stato un tempo che questi tipi di persone con mentalità aperta non erano visti molto bene negli ambienti o scolastici o lavorativi o anche solo sociali, il volere conoscere, sapere, scoprire, curiosare per tanti versi è un deficit non riconosciuto in maniera positiva dalla Società.

Forse per paura, si tende a metterli da parte. Sembra che stia cambiando però la situazione.

Il sapersi adattare o risolvere sul momento il problema, qualsiasi esso sia il carattere o l’oggetto della situazione, attualmente sia una carta a favore da poter giocare. So che è brutto questa parola giocare, ma alla fine la vita è tutto un gioco pieno di probabilità ed incognite che non puoi mai sapere come potrebbe andare ma le calcoli anche in maniera inconscia.

Bisogna adattarsi al momento, valutare la situazione e mettersi in gioco.

Io uso sempre nei corsi la parola RIORGANIZZARSI.

Abbiamo la capacità di poterci riadattare, il problema è la nostra mente. Vogliamo realmente metterci in gioco o vogliamo rimanere all’interno di un loop creato dal sistema.
Se un individuo riesce a stare bene con sé stesso a livello psico-fisico, e ad adattarsi a qualsiasi evento anche non calcolato, a tirare fuori la grinta per riorganizzarsi sul momento e riprendersi la sua vita allora ha vinto.

La mente non ha blocchi siamo noi che li mettiamo.
A sua volta possiamo reagire ed essere consapevoli nel costruirci un sentiero più idoneo che rispecchia la situazione in quel momento.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Qui entra in gioco non più l’individualità della persona ma bensì saper condividere, spazi, conoscenze, informazioni con altre persone per ottimizzare l’ INSIEME.

Essere egoisti non porta a nulla, l’aver paura di insegnare le procedure lavorative alle nuove leve, non ci porta tanto distanti anzi, fa sì che si inceppi il motore dell’Azienda.

È anche vero che avendo vissuto sempre con la mentalità molto chiusa, molto SQUALO, ci fa tentennare anche nell’insegnamento perché ci fa temere il ns stesso posto di lavoro.

È raro vedere la passione nell’insegnare un qualcosa ad un’altra persona, senza timori, senza pensare in maniera negativa.

Purtroppo su questa parte, le persone ci devono ancora lavorare non sempre si è disponibili a trasmettere la ns conoscenza alle persone. O se si trasmette a volte non si trasmette in maniera idonea, semmai mancano dei pezzi di informazione per farti capire bene tutto il passaggio.

A volte si ha voglia di mettersi in primo piano per fare bella figura mettendo anche in ridicolo l’altra persona.
Io credo come ho sempre fatto e forse a volte mi mordo le mani nell’essere molto positiva e fiduciosa, che quando si insegna qualcosa o si fa qualcosa, bisogna farlo senza aspettarti nulla in cambio, con passione, con la voglia di trasmettere qualcosa ad altre persone. Essere chiari, farsi capire in qualsiasi maniera anche semmai facendo la stupida per abbassare la tensione e alzare il livello di curiosità. Esempio sbagliare nel dire una cosa dopo che hai ripetuto varie volte la risposta giusta. Cosi facendo vedi se hanno compreso e se sono attenti o fare finta che non ti ricordi qualche cosa.

Fare collaborare tutti, anche con le loro esperienze si impara tantissimo dal gruppo.
Nel mio piccolo trovo piacevole quando le persone mi dicono ho capito grazie indipendentemente dal grado scolastico, dalla cultura o etnia, l’importante è condividere, fare squadra.

Essere un tutt’uno con il gruppo aumenta la fiducia in sé stessi, aumenta la positività e anche la voglia di fare senza che ci sia il primo uomo o la prima donna.
Aumenta anche la voglia di apprendere, di capire, di avere nuove informazioni e anche di scoprire cose nuove, fare ricerca etc., tutto ciò per risolvere il nuovo problema, o la situazione in cui si è sul momento.

Alla fine non conta incolpare chi sbaglia, conta il risultato che sia uno a scoprire la risposta o il metodo giusto o che sia un’altra persona non fa nulla. Siamo tutti vincitori, La squadra vince.

Bisogna avere questa mentalità, essere aperti per intraprendere sentieri anche semmai incerti, ma pieni di fascino con consapevolezza di fare gruppo per aiutarsi.

Stimolare sempre aiuta alla mente a mettersi in gioco.
Dare gli strumenti giusti è utile per tutti. Non dobbiamo essere egoisti. Dobbiamo sempre essere curiosi e aiutarsi.
Inoltre non siamo nati imparati e non sempre possiamo sapere tutto, un pizzico di umiltà aiuta tantissimo anche nelle situazioni imbarazzanti che si possono creare. Ammettere a volte che non sai cosa voglia dire una parola o un argomento anche davanti alle persone, o rispondere subito ad una domanda non è segno di debolezza anzi, ci si organizza e si può cercare la risposta insieme cosi facendo si impara tutti nello stesso attimo.
Insegnare vuol dire mettersi in gioco su tutto e cercare di fare capire al prossimo nella maniera piu elementare perché solo cosi si cresce e si fa squadra.

Conclusioni:
Sapersi adattare a qualsiasi realtà aziendale e non. Essere consapevoli di dover sempre imparare anche cose nuove per mettersi sempre in gioco ed essere cosi parte di un qualcosa e non isolati. Condividere, aiutare per creare e fare squadra. Questo facilita sia te come persona che l’Azienda perché anche l’Azienda deve riorganizzarsi nell’avere una mentalità aperta, dando spazio e creare anche all’interno dell’Aziende delle opportunità anche nello specifico.
La vita è cosi frenetica che non attende il tuo momento ma sei te a cavalcare l’onda in qualsiasi contesto.
Bisogna adattarsi essere umili ma anche avere un obiettivo ma fare squadra.


 

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