Antonella Salvatore

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ANTONELLA SALVATORE

Director, Center for Career Services and Continuing Education, John Cabot University

Lo scenario economico e sociale è in continua e rapida evoluzione: la trasformazione digitale ha abbracciato quasi tutti i settori ed è protagonista nei principali mercati. Oggi tuttavia la crescita delle complessità e il timore nei confronti della tecnologia, sempre più pervasiva, sembrano ostacolare il percorso che porta al sviluppo della persona, in un contesto di interazione con le organizzazioni. Il fattore umano è riconosciuto come la soft-skill principale per il moto dell’evoluzione della nostra specie, ma ci sono ancora perplessità sulla direzione che deve prendere per portare a una nuova, vera innovazione. Come può la formazione incrementare l’impatto del fattore umano per infondere alle persone e alle organizzazioni il coraggio di affrontare nuove sfide in un contesto così dinamico?

Le scuole, le università e tutti coloro che fanno formazione hanno il compito di aiutare i giovani a lavorare sulle proprie soft skills, unitamente alle hard skills.
Le soft skills sono fondamentali per orientarsi nel mondo professionale e per trovare lavoro, soprattutto nel caso dei giovani, che non hanno esperienza lavorativa. Il mondo del lavoro ricerca problem sol-vers, persone capaci di gestire il proprio tempo, di organizzarsi, di relazionarsi con il pubblico. Ovviamente, a seconda dell’ambito professionale in cui si opera, verranno predilette alcune soft skills piuttosto che al-tre. I giovani professionisti devono avere un’elevata consapevolezza delle proprie forze e debolezze, al fine di trovare la migliore collocazione per sé e per riuscire al meglio nell’ambito professionale.
E’ nostro compito orientare i ragazzi, far capire loro chi sono, su quali risorse interne (punti di forza) pos-sono contare, quali sono le aree di miglioramento, qual è il vantaggio competitivo che hanno e come pos-sono far capire ad un potenziale datore di lavoro la propria unicità.

 

Nel contesto globale contemporaneo la diffusione di informazioni avviene a una velocità incalzante sospinta dalla digitalizzazione. Per questo motivo il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni. Il formatore oggi è la figura che può educare all’uso consapevole della tecnologia, finalizzata al corretto sviluppo della persona. Quali sono i metodi e gli strumenti tecnologici a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitività economica? Quanto questi strumenti influenzano i processi di formazione?

La digitalizzazione ha sicuramente avuto un forte impatto sulla velocità con la quale lavoriamo e prendia-mo decisioni. Il modo di comunicare è diventato più rapido ed immediato e la fruizione delle informazioni è sicuramente stata facilitata dalla tecnologia. La digitalizzazione del sapere è una delle più grandi rivoluzioni della storia contemporanea e permette una diffusione della conoscenza molto ampia e diretta.
Nonostante le facilitazioni apportate dalla tecnologia, il ruolo del formatore è quello di istruire sul corretto utilizzo di questi mezzi. Le capacità individuali, le esperienze vissute e portate in aule, lo scambio umano non possono essere sostituiti o compensati dalla tecnologia.

 

La maggior parte delle scoperte, dalle grandi innovazioni scientifiche agli step esperienziali della crescita di ognuno di noi, avvengono attraverso il continuo imbattersi in errori e ostacoli. La possibilità di sbagliare, se circoscritta a un contesto adeguato, è il motore del miglioramento personale. Ad esempio Cristoforo Colombo, imbarcandosi con le 3 caravelle nel 1492, ha colto l’episodio di serendipità più influente nella storia moderna: mirando a raggiungere le Indie, scoprì l’America. Nella serendipità, ovvero la possibilità di imbattersi in felici scoperte per puro caso, è determinante l’influenza della specifica realtà in cui si opera. Il compito del formatore è operare attraverso la centralità della persona, legando tramite l’apprendimento il contesto dello scenario socio-economico allo sviluppo umano. Attraverso quali pratiche il formatore può trasmettere alla persona i mezzi necessari per la crescita dell’individuo nella realtà locale?

Uno dei ruoli del formatore è quello di facilitare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro o di aiutare professionisti nel proprio percorso di carriera. Questo è possibile attraverso un lavoro che si rivolge, in par-te all’individuo ed in parte alle realtà locali.
Per quanto riguarda il lavoro sull’individuo, la prima cosa è attivare l’autoconsapevolezza ed aiutare nella comprensione dei propri limiti e dei propri punti di forza. Mentre le capacità tecniche sono acquisibili tra-mite lo studio e la pratica, le cosiddette soft skills sono in parte innate ed in parte vanno guidate e sviluppa-te. Il ruolo del formatore può essere cruciale proprio nell’educazione allo sviluppo di tali skills.
Al tempo stesso, il formatore può facilitare il contatto con le realtà e le aziende locali. Chi fa formazione e’ una risorsa con esperienza professionale, che può mettere a disposizione questa esperienza unitamente al proprio network costruito nel tempo.
Nel mio caso, mi trovo spesso ad invitare in aula rappresentanti aziendali, che possono dare agli studenti una prospettiva pratica e più vicina a quella che e’ la realtà. Al tempo stesso, porto spesso casi studio in aula, e questo consente a chi studia di applicare concetti e teorie a casi aziendali realmente esistenti.


 

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