Antonio Vitale

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ANTONIO VITALE


Sociologo – Consulente HR – Formatore Senior

Lo scenario economico e sociale è in continua e rapida evoluzione: la trasformazione digitale ha abbracciato quasi tutti i settori ed è protagonista nei principali mercati. Oggi tuttavia la crescita delle complessità e il timore nei confronti della tecnologia, sempre più pervasiva, sembrano ostacolare il percorso che porta al sviluppo della persona, in un contesto di interazione con le organizzazioni. Il fattore umano è riconosciuto come la soft-skill principale per il moto dell’evoluzione della nostra specie, ma ci sono ancora perplessità sulla direzione che deve prendere per portare a una nuova, vera innovazione. Come può la formazione incrementare l’impatto del fattore umano per infondere alle persone e alle organizzazioni il coraggio di affrontare nuove sfide in un contesto così dinamico?

ALa centralità delle risorse umane, nuovo protagonista assoluto dello scenario competitivo, chiama in causa il ruolo della funzione formazione nei contesti organizzativi. La professionalità del formatore (regista della didattica) va ridefinita in rapporto alla nuova complessità della funzione, tenendo conto che la figura ed il ruolo del formatore non possono essere definiti in astratto, ma soltanto in rapporto a specifiche realtà aziendali ed alla loro evoluzione. In ogni caso, il formatore dovrà saper operare su due versanti:
– quello interno, con una missione di lettura ed interpretazione dei bisogni espressi dall’organizzazione aziendale ed una funzione di supporto alle tattiche ed alle strategie aziendali;
– quello esterno, con una missione di anticipazione dei fattori di cambiamento, orientata ai bisogni dell’organizzazione, rapportati non solo alle strategie d’oggi ma anche a quelle di domani.
Molti fattori inducono a considerare che ci siano indizi eccellenti per una nuova progettualità creativa nel fare formazione. Le opportunità d’innovazione per il formatore possono, dunque, ancorarsi alle seguenti istanze:
– rifiuto del modello scolastico classico, basato sulla trasmissione-comunicazione di saperi predefiniti da parte del formatore o della organizzazione in frammenti lineari sequenziali (lezioni, unità, ecc.) nell’audience degli allievi visti come interlocutori ricettivi
– orientamento verso una cultura formativa orientata alla crescita delle capacità di autodiagnosi e di autosviluppo.
Nella società “autocreativa”, il formatore può svolgere un ruolo centrale come attivatore/diffusore del potenziale creativo presente nelle persone, verso la capacità di rendersi consapevoli delle proprie opzioni ed attori del proprio futuro.

 

Nel contesto globale contemporaneo la diffusione di informazioni avviene a una velocità incalzante sospinta dalla digitalizzazione. Per questo motivo il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni. Il formatore oggi è la figura che può educare all’uso consapevole della tecnologia, finalizzata al corretto sviluppo della persona. Quali sono i metodi e gli strumenti tecnologici a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitività economica? Quanto questi strumenti influenzano i processi di formazione?

Gli sviluppi multimediali pongono al formatore il problema di approfondire, in modo tutto nuovo, le riflessioni sui processi di apprendimento, stimolano la sperimentazione di didattiche innovative, rendono necessario lo sviluppo delle capacità di gestire progetti complessi, in cui intervengono professionalità diverse da quelle tradizionali, comportano l’assunzione di forti responsabilità gestionali in rapporto al valore e al costo degli interventi. La qualità della comunicazione didattica dipende da una pluralità di fattori: la scelta metodologica, la capacità di pianificazione del progetto, la possibilità di progettare in modo nuovo e creativo l’interazione. Questi temi richiamano problemi classici, ma richiedono anche il confronto con la nuova disciplina della HUMAN COMPUTER INTERACTION (HCI). Questo settore di studi, che fonda il design dell’interazione con il modello “uomo-computer-uomo” sulla conoscenza dei processi cognitivi, è una disciplina giovane che, probabilmente, acquisterà uno statuto epistemologico molto presto anche se affonderà, comunque, le radici in un territorio interdisciplinare. I formatori devono acquisire competenze interdisciplinari rispetto alle nuove potenzialità comunicative rese possibili dal nuovo design interattivo. Gli effetti di questa nuova interazione, ai fini della comunicazione didattica, dovranno essere gestiti ed interpretati globalmente, grazie all’intervento del formatore come “regista della didattica “ dell’interazione multimediale.
Progettare l’interazione sarà un mestiere nuovo ed occorreranno strumenti metodologici e concettuali per il formatore che rivestirà sempre più i panni di “costruttore“ didattico dell’interazione. Si tratta non tanto di un arricchimento di prospettive, quanto di un mutamento di paradigma nel modo di intendere l’apprendimento nella dimensione uomo-macchina-uomo. Si tratta, cioè, di iniziare a vedere il supporto tecnologico per la formazione, non solo come continuatore/erogatore di unità d’insegnamento, più o meno interattivo, ma come un micro-mondo formativo in cui il discente, in una situazione non più artificiale ma reale, costruisce di fatto il suo progetto apprenditivo.

 

La maggior parte delle scoperte, dalle grandi innovazioni scientifiche agli step esperienziali della crescita di ognuno di noi, avvengono attraverso il continuo imbattersi in errori e ostacoli. La possibilità di sbagliare, se circoscritta a un contesto adeguato, è il motore del miglioramento personale. Ad esempio Cristoforo Colombo, imbarcandosi con le 3 caravelle nel 1492, ha colto l’episodio di serendipità più influente nella storia moderna: mirando a raggiungere le Indie, scoprì l’America. Nella serendipità, ovvero la possibilità di imbattersi in felici scoperte per puro caso, è determinante l’influenza della specifica realtà in cui si opera. Il compito del formatore è operare attraverso la centralità della persona, legando tramite l’apprendimento il contesto dello scenario socio-economico allo sviluppo umano.Attraverso quali pratiche il formatore può trasmettere alla persona i mezzi necessari per la crescita dell’individuo nella realtà locale?

Nel quadro che emerge dai documenti europei, appare chiara la rilevanza di una politica delle risorse umane e della formazione nel settore della piccola e media impresa. Solo investimenti nelle risorse umane e nelle tecnologie potranno garantire il know how necessario, anche ad imprese di piccole dimensioni, per realizzare prodotti ad alto valore aggiunto, da distribuire in un mercato globale e deregolamentato. La formazione dovrà essere sempre più una leva per favorire ed accelerare il processo di innovazione nelle piccole e medie imprese (PMI), contribuendo a far cogliere le opportunità che si presentano all’impresa in ambito organizzativo, produttivo, commerciale e finanziario. Le PMI sono apparentemente meno sensibili della grande impresa all’investimento in formazione e oggettivamente “consumano” meno formazione rispetto alla grande organizzazione che, viceversa, è in grado per cultura e per disponibilità di risorse, di affrontare il problema dello sviluppo delle competenze. Il legame tra formazione e competitività dell’impresa si fa sempre più stretto perché gli attuali fattori di successo sui mercati non risiedono più in fattori tattici, ma nei fattori reali della competizione (costi, capacità di progettazione, qualità, innovazione, velocità, apprendimento). Gli studi di settore danno per certa l’evoluzione verso attività economiche svolte in forma elettronica: il commercio elettronico indica una molteplicità di attività che possono essere svolte in forma digitale con un notevole incremento di efficacia e di efficienza. È opportuno riflettere su due questioni fondamentali: i vantaggi effettivi che derivano alle PMI dall’utilizzo del commercio elettronico ed i problemi che si pongono dal punto di vista delle risorse umane e della formazione. Per quanto riguarda la prima questione, è il costo decrescente dello scambio di dati in forma digitale che crea significative opportunità per le imprese più piccole e l’ampliamento di risorse e mercati accessibili. Ciò che manca sono le competenze specializzate in grado di rispondere alle esigenze del nuovo settore, le persone, cioè, in grado di svolgere il ruolo di “facilitatori” dello sviluppo e dell’introduzione di processi innovativi. Un altro elemento che va considerato, anche in riferimento ai problemi di formazione, è il fatto che l’avvento del commercio elettronico modificherà la struttura distributiva, anche se non è ben chiaro quale possa essere la via da seguire. Il profilo ideale dell’offerta formativa si confronta con il bisogno, da parte degli imprenditori, di interventi che siano caratterizzati da tre elementi: QUALITA’, PERSONALIZZAZIONE E BASSO COSTO. La formazione nelle PMI non deve limitarsi a sviluppare competenze astratte o generiche, lasciando poi all’impresa stessa la scelta su come e quando utilizzare tali competenze; dovrebbe porsi obiettivi concreti ed operare il più possibile su situazioni/problemi reali, attorno ai quali creare un ampio coinvolgimento. È evidente come queste peculiarità rappresentino una sfida per gli attori del settore; entrambe le componenti, imprese e attori del sistema, sono chiamate ad uno sforzo di reciproco avvicinamento. Le imprese sono chiamate a riconoscere nella formazione uno dei fattori chiave nella competizione attuale e, quindi, ad evidenziarne il valore. La formazione che serve è quella di tutoring ai processi di apprendimento nell’impresa stessa, in grado, cioè, di partire dal contesto dell’imprenditore, agevolarne la capacità di riflessione e orientarlo verso i processi di innovazione. Da una analisi recente emerge un particolare interesse per modalità non tradizionali di formazione, come, per esempio, la formazione a distanza, vista come processo in grado di soddisfare le esigenze dell’imprenditore, senza comportare problemi di tempificazione dei corsi. Una formazione di qualità sembra essere soprattutto identificata come formazione personalizzata rispetto alla specificità dei bisogni aziendali.


 

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