Arianna Girard

Categories: AIF,Interviste

  

ARIANNA GIRARD

Psicologa, Psicoterapeuta, Formatrice, Consulente HR

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

Sono formatrice esperienziale e formatrice formatori sull’utilizzo dell’esperienzialità nelle aule di formazione, negli anni ho incontrato numerosi colleghi e realtà con cui mi sono contaminata arricchendomi ogni volta di riflessioni, metodologie e tecniche.

Coniugo la sfera esperienziale come qualcosa di imprescindibile al promuovere piccoli – grandi cambiamenti, che spesso sono acquisizioni di frammenti di autoconsapevolezza rispetto ai propri meccanismi cognitivi e relazionali. Per quanto sempre più la formazione d’aula sia contaminata dal “fare esperienza” e l’utilizzo di giochi è diventato quasi un affar di “moda”, ancora oggi incontriamo molte resistenze nel far accettare le dinamiche della “gamification” ai committenti, che percepiscono spesso il rischio che tutto possa finire in “mero divertimento”. Parto quindi dal mettere in evidenza il più grande rischio, spesso sottovalutato da noi formatori: rendere importante qualcosa di divertente. Utilizzare la gamification nella formazione in aula è qualcosa di molto serio e non sempre facile da saper gestire. Si tratta di indossare un abito differente, multisfaccettato, perturbante e perturbabile.

Il formatore per primo deve prepararsi a mettere in gioco parti di sé, con la consapevolezza che le proprie competenze dovranno adeguarsi flessibilmente al contesto (fatto di persone) entro cui agirà, molto più di quanto accadeva in passato. Insomma, se vogliamo indurre cambiamenti nei “giocatori”, dobbiamo noi per primi essere pronti a giocare con loro e il mezzo principale è la costituzione e conduzione di gruppi di lavoro esperienziali. Non basta quindi essere esperti di gamification, ma è necessario saper condurre e facilitare i processi gruppali. I vantaggi di tutto ciò sono molti, uno per molti è la possibilità di indurre i partecipanti a vedersi con i propri occhi attori di processi, di cambiamento, con un meccanismo premiante di valorizzazione dei feedback ricevuti.

Dici niente!

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

In poche parole far sì che il Well-Being non sia un modo per farsi “belli fuori” ma “dentro”. Ritengo che ciò che fa la differenza è che le persone percepiscano coerenza tra le attività che le organizzazioni propongono e ciò che fanno nella quotidianità. Poche azioni ma partecipate, sentite, vissute come vere. Qualche esempio: – valutazione vera delle competenze in entrata – gestione dei sistemi di valutazione delle performance che siano equi, condivisi e uniformi in tutti i rami organizzativi – sostegno e supporto nella crescita di carriera non legata solo a dinamiche di status – poter essere parte attiva di cambiamenti: saper di fare la differenza – smart working vero, non vissuto come un “lavoro da casa” un giorno alla settimana – lavorare per obiettivi e non per il tempo dedicato al lavoro, perché ci si tiene e ci si sente valorizzati – sostenibilità in termini di rapporto lavoro – vita privata in fasi critiche del ciclo di vita – possibilità di vivere e lavorare in luoghi di lavoro belli e ben progettati.

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

Parliamo di soft-skills, perché di competenze tecniche, i futuri lavoratori saranno sovraccarichi. Vedo uno scenario di giovani iper-professionalizzati. Ciò che farà la differenza sarà la capacità di sapersi muovere nei contesti “fluidi” con flessibilità, saper leggere ciò che non viene esplicitato, saper creare reti di relazioni fruttifere, e ancor prima, essere consapevoli delle proprie risorse. Stiamo uscendo da un contesto di “crisi” lavorativa ed economica, crescendo una generazione prossima all’entrata nel mondo del lavoro che si appresta piuttosto sfiduciata. Chi farà la differenza sarà colui che ci crederà ancora, che avrà la capacità di avere una vision che comprenda temi importanti come la sostenibilità e che sappia entrare in un’economia circolare, che sarà il vero mercato del futuro.


 

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