Cettina Mazzamuto

Categories: AIF,Interviste

CETTINA MAZZAMUTO

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Formatore, coach in Omega Healing, Counselor Trainer

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
L’innovazione tecnologica ha sicuramente cambiato la società, portando con se notevoli vantaggi, ma ha prodotto anche svantaggi; su quest’ultimi occorre, a mio avviso, riflettere, se si vuole una formazione che sia in grado di guidare l’individuo a saper gestire i cambiamenti, di qualsiasi genere, e non più a subirli. Oggi siamo tutti costantemente connessi, mi chiedo, riusciamo veramente a comunicare e relazionarci con gli altri? Basti pensare a come la gente usa i social network, a come si è creata una certa dipendenza, passando un certo tempo sul Web, perdendo così ogni contatto con la realtà ed anche la voglia di vivere rapporti in maniera più concreta ed umana. Uno degli effetti dello sviluppo tecnologico, culturalmente significativo, è l’isolamento relazionale. Chi vive da solo o in condizioni di scarse relazioni rischia maggiormente di vivere con uno elevato stress, risulta più esposto a problemi di ansia, aggressività e disturbi cognitivi. Dal mio punto di vista, un fattore di incremento dell’analfabetismo emotivo è l’utilizzo massiccio dei media, in cui viene sempre meno la capacità di riconoscere le emozioni dell’altro e, di riflesso, comprendere le proprie. Sempre più sembra che le persone vogliono innovare, ma solo pochi sono disposti a cambiare. Spesso il cambiamento fa paura, costa fatica, risulta più facile accrescere le proprie competenze o innovare dal punto di vista tecnologico che cambiare un comportamento. Mentre l’uomo ha creato reti wireless per essere sempre connessi, nel frattempo si è disconnesso con la propria essenza, la parte più autentica del sé.
Ecco che davanti a questo scenario, la formazione deve guidare l’individuo ad Essere più che Apparire, con la flessibilità di voler creare di volta in volta nuovi strumenti e strategie in riferimento a ciò che si sente durante l’attività formativa, in modo da rispondere alle reali esigenze e bisogni delle persone che si incontrano, e creare coerenza e congruenza tra questi e le esigenze e gli obiettivi dell’azienda. Quindi, la formazione deve sempre più orientarsi allo sviluppo delle competenze relazionali, con un approccio orientato alla collaborazione, alla partecipazione e alla condivisione, non solo virtuale, ma “reale”.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
I sistemi di intelligenza artificiale hanno contribuito a migliorare le relazioni sociali, portando non solo vantaggi ma anche svantaggi, come ad esempio il benessere della persona. Non è discutibile il vantaggio che Internet e le tecnologie utilizzate hanno portato per una comunicazione globale integrata per i lavoratori e i cittadini, ma nello stesso tempo ha disposto alla “schiavizzazione” o alla ricaduta stressogena. Basti pensare all’ansia che si genera quando una persona è costretta a spegnere il cellulare perché deve salire sull’aereo ed entra in crisi, o quando non riesce a controllare la posta elettronica, o alla rabbia che si genera quando l’individuo si trova in una zona in cui non c’è “campo”. Gli effetti principali dell’eccessivo stress tecnologico, sono deficit di attenzione, calo della concentrazione; questo tipo di stress è stato definito dallo psicologo americano Craig Broad “tecnostress”, si tratta di un disturbo causato dall’incapacità di saper gestire efficacemente le nuove tecnologie. Nell’era della comunicazione globale integrata, la formazione, a mio avviso, deve essere anche uno strumento di prevenzione, ovvero fornire metodi e tecniche che insegnino ad educare ad un uso adeguato delle nuove tecnologie, con la finalità di rendere consapevole ciascun individuo che al centro del sistema non vi è la tecnologia, ma l’uomo che cerca di utilizzarla a suo vantaggio e non viceversa, dove l’uomo diventa schiavo della sua stessa creazione.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
In una realtà dai continui cambiamenti e da intense sfide, sempre più si richiedono abilità e competenze per far fronte ai repentini mutamenti. I giovani sono il futuro, per tale ragioni è necessario che la formazione abbia un approccio creativo e consapevole, che formi i giovani alla resilienza, cioè alla capacità di interagire sempre più consapevolmente ed efficacemente alla complessità del mondo esterno e di reagire alle sue sollecitazioni, non sempre positive; per tali ragioni, essi avranno bisogno di una forza interiore che li renda atti alle sfide che incontrano giorno dopo giorno. La capacità a “farcela” superando ostacoli, problemi ed eventuali sconfitte si chiama “resilienza”. Una formazione che si veste di resilienza crea nuove visioni, abitudini, credenze, abilità e competenze che accompagnano i giovani ad essere responsabili ed attori del cambiamento, e non più spettatori che passivamente subiscono. Occorre sempre più sviluppare percorsi formativi strutturati in modo da attuare un’importante esperienza di apprendimento, di pensiero creativo, in grado di trasmette una maggiore consapevolezza per riconoscere i fattori che influenzano i comportamenti per attivare il Self-Empowerment, trasformando il potenziale dell’individuo in nuove skill, che contribuiscono a ristrutturare convinzioni e credenze limitanti, vincere le paure, rafforzare l’autostima e la motivazione a riuscire, la fiducia, essere proattivi e responsabili, avere coscienza dei propri valori, che sono le radici dell’apprendere, utili ad elaborare la Vision e la Mission personale.
Dal mio punto di vista la formazione consapevole, creativa e resiliente diventa il ponte che collega la valorizzazione della persona nella sua essenza e il mondo aziendale nella sua complessità.

 

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