Chiara Guglielminotti

Categories: AIF,Interviste

CHIARA GUGLIELMINOTTI

GUGLIELMINOTTI CHIARA AIF
Communication and training manager

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
La digitalizzazione è caratterizzata da grande velocità e delega diffusa: lo scambio è immediato e ognuno dice (o pensa di poter dire) quello che vuole. Due aspetti che devono quindi essere conciliati con i tempi e i ruoli delle aziende.

La formazione si deve spostare dal piano più spicciolo di diffusione delle tecniche (non penso sia utilie) a quello del sostegno dei processi di change management, per i quali è richiesta una forte conoscenza del sistema manageriale aziendale.

Io vedo in tutto questo dei grandi aspetti positivi: per le aziende (stare al passo con l’evoluzione in atto), per i formatori professionali (la possibilità di giocare un ruolo consulenziale di alto livello).

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
Premesso che odio guidare e attendo con ansia l’arrivo della driveless car, il tema dell’intelligenza artificiale apre sicuramente molte incognite, anzitutto sul tema dell’occupazione: il lavoro di un robot costa certo meno di quello di un uomo.

E quindi, in attesa di capire quali saranno gli scenari futuri, per la formazione credo possa invece una doppia opportunità: rinforzare il know how umano più difficilmente “copiabile” (l’elaborazione di intelligenza emozionale? Lo sviluppo della creatività?) e immaginare il training dei robot (scenario alla Asimov ma forse non tanto…)

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Oggi le aziende vivono uno scenario competitivo talmente difficile che la prima arte da imparare è la capacità di automotivarsi; del resto, recenti ricerche dimostrano che sono le persone più felici a trovare le maggiori soddisfazioni, mentre nel sentire comune abbiamo sempre pensato il contrario.

Anche qui, la formazione deve spostare ottica: se per sostenere la digitalizzazione deve diventare supporto al change, per sviluppare entusiasmo deve diventare coaching, favorendo al massimo l’autoapprendimento delle persone e dando chiavi di lettura per utilizzare al meglio le competenze acquisite e sviluppate


 

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