Chiara Sepede

Categories: AIF,Interviste

CHIARA SEPEDE

Sepede Chiara
Psicologa del lavoro/Elearning specialist.
Consultant at NTTDATA – ITALIA

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Il cambiamento è un fenomeno alla base di tutti gli esseri viventi. Cambiare non significa solo sapersi adattare alle situazioni esterne, ma significa anche riuscire a prendere il controllo della situazione e smettere di attendere passivamente che succeda qualcosa. In un momento di profondi mutamenti, la formazione si trova di fronte a una sfida fondamentale: riuscire a supportare questi complessi processi di cambiamento in modo proattivo, sperimentando nuove metodologie, approcci diversi e strumenti innovativi, adattandosi ai contesti e allo stesso tempo gestendo il cambiamento. Prendo in prestito le parole di uno dei sociologi che più ho apprezzato in questi anni, il canadese Marshall McLuhan per descrivere questo cambiamento in atto: ogni invenzione o tecnologia è un’estensione […] del nostro corpo, che impone nuovi rapporti e nuovi equilibri tra gli altri organi e le altre estensioni del corpo. Oggi siamo immersi in un marasma di invenzioni tecnologiche che estendono le nostre capacità sia fisiche sia psichiche, in ogni area della vita, creando nuove forme comunicative e relazionali. Uno dei principali obiettivi della formazione ritengo che sia quello di analizzare, studiare, comprendere, testare e sperimentare nuove modalità e nuovi strumenti, allo scopo di supportare le persone che si trovano spesso disorientate da questi rapidi cambiamenti, indicando e condividendo buone pratiche di sperimentazione e utilizzo delle tecnologie.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
L’intelligenza collettiva teorizzata da Lévy, con i profondi sviluppi tecnologici si trasforma oggi in intelligenza connettiva, termine coniato da uno dei miei guru, Derrick de Kerckhove. Oggi i processi di creazione e condivisione di conoscenza stanno mutando profondamente: con internet, infatti, abbiamo a disposizione una quantità di informazioni a portata di clic, mai immaginata in passato. È come se tutta la cultura, racchiusa per millenni in pile e pile di libri, oggi fosse contenuta direttamente dentro uno smarthphone connesso a internet. In pratica possiamo sapere tutto, senza avere mai imparato nulla. Questo è un cambiamento davvero rivoluzionario, perché stravolge le modalità di apprendimento e di condivisione di conoscenza, sia nella vita privata, sia in quella lavorativa. Ritengo che la formazione debba intercettare attivamente tali trasformazioni e sperimentare sul campo nuove modalità e nuovi approcci per accompagnare le persone in questo processo di evoluzione armonizzando cultura ed etica all’interno delle organizzazioni. I cambiamenti sono così rapidi e veloci che oggi ci ritroviamo in corsa a dover analizzare quello che succede, ma questo è un passaggio fondamentale, se vogliamo proporre soluzioni formative ibride che permettano di sperimentare nuovi modi di fare formazione e quindi di imparare a conoscere ciò che stiamo diventando.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Quello che appare chiaro in questo nuovo scenario che si va arricchendo di nuove modalità di interazione e di comunicazione è che la partecipazione delle persone alle attività e allo sviluppo delle organizzazioni è un elemento che crea coinvolgimento e condivisione di obiettivi. Ci sentiamo più vicini, proprio come in un piccolo villaggio che però è globale, come ci ha spiegato McLuhan, perché con la stessa velocità e con gli stessi strumenti possiamo comunicare nello stesso tempo con un collega che sta due stanze dopo la nostra o con uno che sta dall’altra parte del mondo.
La sfida che è posta alla formazione in questo momento storico è quella di sperimentare nuove e inattese modalità per fare acquisire alle persone competenze intellettuali, culturali, relazionali, emotive, spirituali in maniera sempre più efficace. Solo attraverso la sperimentazione e l’analisi puntuale dei risultati raggiunti è possibile comprendere quali sono gli strumenti più efficaci in relazione ai contenuti e ai contesti formativi. A mio parere, tutti coloro che lavorano nell’ambito della formazione dovrebbero avere una continua tensione alla sperimentazione e alla ricerca di soluzioni innovative ed efficaci che cambiano continuamente proprio come cambia il mondo intorno a noi.


 

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