Daniela Salina

Categories: AIF,Interviste

DANIELA SALINA

Salina Daniela Maria
Docente di metodologia del pensiero creativo e consulente dell’editore META Edizioni

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Per affrontare questa domanda mi avvalgo della facoltà di fare un passo indietro. Non un passo a caso, ma la rinascita di un periodo storico di grande innovazione: i favolosi anni ’50.
Una parte dei ricordi è abbastanza recente, ed è legata allo studio e alla passione per l’arte e l’architettura di quegli anni. La seconda invece è la memoria di una piccola che ammirava gli splendidi abiti della mamma, affascinata da morbidi cappotti, gonne a ruota e tailleur cuciti addosso. Mai la moda era stata così elegante. Erano gli anni in cui la creatività era costantemente alimentata da ciò che si vedeva o si sentiva in un tessuto sociale di persone che avevano lo stesso approccio alla vita.
Il metodo, consisteva nel mescolare, filtrare e archiviare una cultura tecnico-scientifica con quella umanistica, dando così vita a un pensiero creativo decisamente brillante.
Se queste erano le premesse, la produzione non poteva che distinguersi dalle altre. Inoltre, il pensiero di alcuni importanti imprenditori era legare strettamente i progetti industriali al principio secondo il quale il profitto aziendale doveva essere reinvestito a beneficio della comunità. Un concetto che era alla base di una corrente politica: il Movimento Comunità, che era la parte pragmatica. Ovviamente il modello d’impegno sociale è pian piano sparito, anche se sta rinascendo, tramite azioni di marketing legate al No Profit. Tecnica di comunicazione con un buon ritorno di immagine. Questo, per esempio, potrebbe essere un tema interessante da sviluppare per la formazione o l’aggiornamento.
Certo è che nell’odierno scenario, di gravi ridefinizioni generali e individuali, è una strada difficile da percorrere, ma possiamo cercare di renderlo possibile.

 

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Come affrontare questo sviluppo tecnologico che riguarda l’intelligenza collettiva?
Domanda interessante ma che richiederebbe una ricerca più approfondita.
A questo punto persone della mia generazione farebbero non un passo indietro, anzi un salto indietro. Naturalmente sarebbe un gesto impulsivo, ma non sono sicura che i valori di moralità e di etica, necessari alla gestione e all’uso di questo tipo di intelligenza, siano così forti e radicati nel genere umano per accettarne lo sviluppo.
A partire dalla fine degli anni novanta, si è assistito ad un progressivo impoverimento morale ed etico di diverse correnti transumaniste, a favore di un indiscriminato uso di scienze come, l’ingegneria genetica, la cibernetica, a sostegno della clonazione umana e del trasferimento della “coscienza umana” su supporto digitale. Certo che i risultati, se gestiti da maturità e saggezza, potrebbero essere un’evoluzione auspicabile, con molte applicazioni. Troppo complicato per la mia conoscenza. Per amare la tecnologia devo affidarmi al filo rosso del passato, glorificato per ciò che ci ha lasciato in eredità, grazie alla tecnologia.
Uno dei fatti che mi ha entusiasmato è la costruzione del Telero delle Nozze di Cana, riprodotte per tornare, dopo più di un secolo, al Cenacolo Palladiano dell’isola di San Giorgio Maggiore.
L’opera è il risultato di una scansione ad altissima definizione e di accurati interventi di post produzione. La ripresa è stata fatta pezzo per pezzo, dall’originale che si trova al Louvre di Parigi. Con l’aiuto di sistemi di misurazione altamente tecnologici. Il team artistico, diretto da Adam Lowe, è riuscito a riprodurre i colori in maniera miracolosa.
Io amo l’innovazione, a patto che non snaturi artigianalità, estetica e soggettività, mentre credo che un eccesso di tecnologia, applicato per comodità, pigrizia culturale, risparmio di tempo e di investimenti, ridurrebbe spazio/tempo, entusiasmo, creatività, talento, cultura generale, e non solo specifica, tutti elementi personali che conducono all’eccellenza.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Come si pongono i giovani nei confronti dei valori dell’impresa?
Aiutiamoli a utilizzare le loro risorse.
Il clima generale ha compromesso la determinazione di molti giovani, sembrerebbe rimasta solo la certezza del denaro e delle sue potenzialità. Considerato unico fattore che può migliorare la qualità della vita, affossando i valori che non garantiscono risultati a breve. Naturalmente questo non vale per tutti, ma è il clima palpabile in questo momento storico e sociale.
Per quanto riguarda l’industria in generale, le assunzioni sono ancora limitate. Forse uno dei motivi è da imputare a un sistema sociale per il quale i giovani passano da una gestione scolastica a quella aziendale, senza aver mai sperimentato le proprie idee, competenze e capacità personali. L’inserimento nel mondo del lavoro è spesso condizionato dai ragazzi stessi, i quali si staccano molto lentamente dalle passate esperienze scolastiche, in cui hanno vissuto le materie di studio in ambiti separati e con diversi livelli d’interesse.
La preparazione alla professione dovrebbe tracciare delle strade, collegate da molte ramificazioni, con delle isole di riflessione, dove tutte le materie convergono, si fondono e si completano. A volte la scarsa esperienza li porta ad avere delle conoscenze che restano puramente nozionistiche. Per esempio, “sul campo”, le conoscenze non sempre affiorano. Questo è sicuramente il punto chiave, dove la formazione può colmare il gap tra scuola e lavoro. Per esempio, la creazione di simulazioni in aula, sono una buona tecnica. Quando è possibile, la frequentazione di Master Post Laurea, o di scuole professionali post maturità, dove spesso gli insegnanti vengono da aziende, sono sicuramente un valido aiuto.


 

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