Danilo Presti

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DANILO PRESTI

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Business Development Manager – Training Manager presso Promethean

Micro e macro interagiscono costantemente generando motivazioni, impegno e partecipazione della persona. Per questi motivi il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre più esperienziale, e il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni.
Quali sono i metodi e gli strumenti a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitivo, organizzazione e persona al fine di arrivare alla giusta comprensione delle dinamiche economiche e industriali, all’uso consapevole della tecnologia e al corretto sviluppo personale?

Nel riflettere su questa prima domanda mi è subito tornato in mente il modello di Kirkpatrick, i cui livelli che mi avrebbero accompagnato come un mantra negli anni successivi della mia carriera professionale. Il modello sostiene in estrema sintesi che la formazione per essere efficace dovrebbe preoccuparsi di soddisfare i seguenti livelli e passaggi:
a) Soddisfazione del partecipante
b) Apprendimento raggiunto
c) Trasferimento sul lavoro di quanto appreso
d) Impatto sull’organizzazione
e) Ritorno sugli investimenti
A mio parere, per soddisfare questa piramide è necessario:
a) partire dall’ultimo punto (Ritorno sugli investimenti) con una macro progettazione per definire i KPI con il committente, chiedendogli di esporsi con chiarezza nel definire i veri needs e lo scopo ultimo dell’intervento
b) definire i passaggi e gli ostacoli da affrontare per armonizzare le competenze attese nel modello organizzativo (Trasferimento sul lavoro di quanto appreso e Impatto sul business e sull’organizzazione)
f) mirare – attraverso interventi formativi basati sulla metodologia costruttivista del learning by doing e dell’apprendimento collaborativo – all’engagement dei destinatari dell’intervento formativo (Soddisfazione del partecipante al percorso formativo e Apprendimento raggiunto)

 

La terza rivoluzione industriale, nel 1970, ha segnato la nascita dell’informatica. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora definita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile identificarne l’atto fondante. La moltiplicazione della complessità è una delle caratteristiche dell’innovazione, per cui di fronte a una tecnologia sempre più amichevole e familiare, ci si confronta con un’incertezza continua che rende complesso identificare il senso e la direzione del cambiamento. Ci avviamo verso un futuro in cui intelligenza artificiale, robotica e persone interagiranno nelle nostre organizzazioni.
In questo contesto quali metodi e strumenti possono essere utilizzati nella formazione professionale per facilitare un inserimento sensato e un uso consapevole di tecnologie abilitanti fondamentali per l’internazionalizzazione e la realizzazione di Industria 4.0?

La tecnologia quando prende piede stravolge, travolge, e spesso non coinvolge.
Eppure a ben pensarci noi uomini siamo la tecnologia più avanzata esistente, in quanto dotati di creatività e fantasia, che alle macchine mancheranno sempre. E dunque di questo dovremmo ricordarci, indirizzando le tecnologie e proiettandole verso un luogo e uno spazio di applicazione in cui sia l’uomo a detenere il primato metodologico su quello tecnologico.
Mi riferisco alla necessità di ricercare uno sviluppo tecnologico etico e socialmente sostenibile. Ma questo sarà possibile solamente se a governare il processo ci sarà nei prossimi decenni una classe dirigente accorta, in grado di comprendere che non dovrò regnare solamente la sete di investimenti e di moltiplicazione dei capitali, ma il desiderio di una società che possa progettare spazi per un mondo in armonia con se stesso, con i propri processi produttivi e sociali.

 

I giovani si trovano di fronte a nuove e importanti sfide che prospettano rischi e opportunità. La trasformazione digitale ha portato un cambiamento della natura stessa del lavoro che causerà un inevitabile riassestamento della società. In settori storici stanno scomparendo numerosi posti di lavoro mentre altri segmenti di mercato vivono un momento fiorente sollecitando la continua ricerca di nuove figure professionali. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma rivestiranno altrettanta importanza il pensiero critico e la creatività da impiegare per attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi.
Quale formazione ritiene utile per supportare l’evoluzione delle organizzazioni e lo sviluppo di nuova occupazione?

La formazione per governare la tecnologia affinché permanga un fattore abilitante e non un driver impazzito è certamente basata su 2 aspetti.
Il primo aspetto ha a che fare con l’addestramento per una conoscenza tecnica della tecnologia hw, sw e di processo.
Il secondo aspetto ha a che fare con la sfera più nobile della formazione, quella metodologica e manageriale, che permetterà a ciascuno di noi coinvolti nei processi tecnologici, di coglierne le corrette applicazioni con lucidità, sollevando il capo al di sopra della cloud line, per usare una metafora, al di sotto della quale ci sono le nostre dita frenetiche sui device di ogni tipo, formato e gusto, sempre più social, sempre più inclusivi per alcuni versi ed esclusivi per altri.


 

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