Dario Licone

Categories: AIF,Interviste

  

DARIO LICONE

Ceo & Sales Director Le.Del.Bas. Outsourcing

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

Sicuramente il fenomeno della Gamification può essere un valido strumento di formazione esperienziale, ha dalla sua parte la naturale predisposizione umana al gioco che rende le attività e l’apprendimento del tutto naturali. I campi di applicazione sono molteplici: marketing, recruiting, crowdsourcing, fitness, mobilità intelligente, eco-sostenibilità e tanto altro.

La Gamification ha dei vantaggi intrinseci in quanto attraverso dinamiche semplici fornisce obiettivi agli utenti, spronandoli alla competizione, al raggiungimento di risultati, all’espressione di sé.
Oltre ad aspetti motivazionali, incentiva la condivisione generando viralità, attinge a User Generated Content per risolvere problemi o trovare soluzioni innovative, raccoglie dati, fa assorbire e ritenere contenuti di ogni tipo grazie alla sua natura ludica.

La chiave del successo sta nell’assicurare un’esperienza irresistibile e interattiva per l’utente, in grado di aumentarne l’interesse, spingendolo a partecipare e impegnarsi in una specifica attività.

Dobbiamo però tener conto della complessità di attuazione di questo tipo di attività, per natura l’uomo si stanca del gioco se lo stesso è scontato e ripetitivo, per questo è importante dotarsi di adeguati strumenti di facilitazione del gioco che devono essere flessibili, scalabili ma soprattutto, rendere l’esperienza di gioco gradevole. Quindi introdurre dinamiche di Gamification significa lavorare sul “game design”, sulla “customer/employee experience”, sulla comunicazione ed il coinvolgimento dei partecipanti. Il fallimento è dietro l’angolo, e il rischio di perdere l’attrattivita e il coinvolgimento necessario è alto.

Dal punto di vista dell’engagement, la capacità di creare nell’utente la sensazione di essere parte attiva e non spettatore di quello che accade, è fondamentale per instaurare un rapporto solido che porti a sentirsi parte di un progetto più grande.

Bisogna però fare attenzione al contesto aziendale. Le risorse sono diverse e le loro differenti attitudini devono essere assecondate (e potenziate) nel rispetto anche dei loro personali desiderata. Sarebbe pericoloso forzare ad un meccanismo di Gamification (solitamente virtuoso) soggetti che, per carattere e/o approccio al lavoro, potrebbero vivere l’opportunità di confronto come una forma di disagio latente (e crescente).

SI rende quindi fondamentale affidarsi a professionisti che possano analizzare e costruire un percorso ad hoc.

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Lo Smart Working è un modello di cultura organizzativa che sta portando e porterà enormi benefici, sia per l’azienda che per il lavoratore, non è però una semplice iniziativa di work-life balance e welfare aziendale per le persone, si innesca in un percorso di profondo cambiamento culturale e richiede un’evoluzione dei modelli organizzativi aziendali.

Se proviamo a ripercorrere l’evoluzione del lavoro, notiamo come negli ultimi 50 anni, in Italia si è passati dall’obiettivo “posto garantito” (solitamente nella Pubblica Amministrazione) e si è arrivati all’obiettivo “posto fisso”. Divenuto quest’ultimo, soprattutto negli ultimi 20 anni e soprattutto per i giovani e per gli over 50, un sogno o, forse e più ancora, una chimera, hanno iniziato ad assumere crescente rilevanza una serie di aspetti “corollario” (al “lavoro” tout court) ormai pienamente titolari di una loro assoluta dignità. La situazione ha spinto le persone a rispondere alla domanda “vivere per lavorare o lavorare per vivere?” comprendendo (finalmente!) che solo un lavoro “vivibile” può permetterti di performare al massimo (e di ottenere un giusto “equilibrio” con la tua vita privata). Poche Aziende hanno realmente compreso l’enorme opportunità, lato incremento efficienza, che tale scenario racchiude. Chi l’ha compreso e si è mosso di conseguenza, ha già acquisito un notevole vantaggio competitivo.

L’entrata in vigore, nel giugno 2017, della legge 81/2017, che disciplina il lavoro agile in Italia ha portato ad una crescita importante del fenomeno sia per imprese che per la pubblica amministrazione.

Secondo l’Osservatorio Smart Working 2018, in Italia oggi si possono stimare circa 480mila smart worker, con un aumento del 20% rispetto al 2017, e un’incidenza che tocca ormai il 12,6% del totale degli occupati che, in base alla tipologia di attività di lavoro che svolgono, potrebbero fare Smart Working.

L’adozione del modello Smart Working può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore e riduce il tasso di assenteismo del 20%,inoltre, anche una sola giornata a settimana di remote working può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti oltre ad una riduzione di emissioni di CO2 per l’ambiente.

In conclusione, considerando i benefici dello smart working a livello di imprese, lavoratori e società, è spontaneo pensare a quanto possa essere importante sviluppare immediatamente una serie di interventi, al fine di incentivare un fenomeno che può dare nuovo slancio al nostro sistema Paese.

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

L‘ alternanza scuola-lavoro esiste ma… funziona davvero? Eppure, non sarebbe utopico costruire un sistema (pubblico e privato) realmente orientato a fare da ponte tra Scuole (siano essi Istituti Superiori o Università) e Aziende (siano esse MPMI o Top Companies o Multinazionali). La difficoltà risiede nell’assenza di corrette debite mappature, già ora abbiamo una difficoltà oggettiva nel reperimento di alcune professionalità, e la tendenza a “pescare” sempre di più all’estero può essere pericolosa per il futuro dei nostri giovani.

Le competenze maggiormente richieste nel futuro (prossimo) saranno prevalentemente in ambito IT e Marketing, avendo già ora un gap importante tra opportunità di lavoro e professionalità capaci di svolgere quel tipo di attività. Sul piano delle hard skill: progettare siti web (Web Architecture), implementare architetture in cloud (Cloud Computing), sviluppo app mobile, sicurezza informatica (Cyber Security), SEO/SEM marketing, Analisi statistica e Data Mining, sono solo alcune delle competenze che saranno maggiormente richieste. Dal punto di vista delle soft skill: pensiero critico, creatività, problem solving, gestione del personale, negoziazione, flessibilità e intelligenza emotiva sono competenze trasversali che saranno necessarie sempre di più nell’ evoluzione del lavoro in corso.

La sfida più importante sarà la gestione dei processi di trasformazione organizzativa e culturale favorendo il Change Management, revitalizzando l’attuale assetto ed innescando professionalità nuove che possano portare sviluppo.


 

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