Elena Longo

Categories: AIF,Interviste

ELENA LONGO

longo Elena
Formatrice presso Sc srl

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Le mie risposte sono influenzate dal contesto geografico nel quale mi trovo attualmente ad operare, che è quello di una provincia italiana, Viterbo, che non si caratterizza per una forte spinta innovativa.
A mio parere il cambiamento legato all’innovazione tecnologica ha come conseguenza particolarmente positiva la possibilità di entrate in contatto con numerose realtà remote, altrimenti irraggiungibili per imprese di dimensioni medio-piccole che non possono investire in questo senso.
Il cambiamento da realizzare per approfittare al massimo di questa opportunità è l’investimento formativo che occorre fare per potere , da un lato, sfruttare il potenziale offerto dalla tecnologia ai fini di ampliare la conoscenza degli scenari senza fermarsi ad un utilizzo riduttivo, appena elementare, delle tecnologie stesse, dall’altro per aumentare il livello umano delle singole persone affinché l’utilizzo della tecnologia non impoverisca ma al contrario arricchisca le relazioni interpersonali.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
La formazione può influire sull’etica orientandola e sostenendola, ma certamente non “creandola” nelle singole persone che ne sono carenti. Ritengo che nella formazione bisogna alimentare il lavoro sulle competenze trasversali di base oltre che sulle competenze strettamente tecniche, perché è valorizzando e consolidando le prime che si possono rafforzare le istanze etiche di chi già le possiede, ed arrivare a dimostrare con i fatti che un’impresa portatrice di valori è un’impresa meglio attrezzata per attraversare indenne le crisi periodiche che si abbattono sul mondo produttivo.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Le situazioni di crisi, e le sofferenze personali che nascono da queste situazioni, sono precisamente il fattore scatenante che può permettere alle persone di far emergere capacità interiori di cui spesso non sono consapevoli, raggiungendo un livello evolutivo superiore a quello di partenza. La formazione deve diventare capace di far prendere consapevolezza di questo meccanismo le persone che formano le organizzazioni, e i gruppi dirigenti delle organizzazioni stesse, in modo tale da far maturare persone e organizzazioni e renderli capaci di “rimandare la soddisfazione” di bisogni immediati, a breve termine, in nome della soddisfazione di bisogni più fondamentali e costruttivi, a medio e lungo termine. Inoltre vedo necessaria un’azione formativa volta alla ricostruzione di un senso civico, capace di mediare costruttivamente fra obiettivi personali –o aziendali- e bene comune, che riesca a devitalizzare un certo individualismo e gretto egoismo che purtroppo caratterizza persone e organizzazioni della nostra epoca.


 

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