Enrica Vincenti

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ENRICA VINCENTI

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Formatrice Esperienziale e Consulente Risorse Umane

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Sono dell’idea che il cambiamento vada sempre accolto, osservato, abbracciato e cavalcato. Le nuove tecnologie consentono, oggi, di rendere il fruitore aziendale della formazione (in gergo: il partecipante) realmente protagonista del proprio percorso di apprendimento, dalle prime fasi di analisi dei bisogni sino ai momenti di follow up. Operativamente ciò si traduce nella possibilità, per il partecipante, di poter rispondere attivamente all’invito telematico dell’azienda, manifestando in tutta autonomia e discrezionalità di decisione, propri bisogni e desideri di apprendimento.

Ma non solo in fase di progettazione; le potenzialità delle nuove tecnologie si manifestano anche in una nuova modalità di erogazione dei corsi di formazione che rendono ancora una volta il partecipante protagonista della fruizione.
Grazie all’introduzione di piattaforme e-learning o di strumenti tecnologici che facilitano la gestione “smart” di colloqui di coaching (che sempre più accompagnano la formazione d’aula) il partecipante è nelle condizioni di scegliere il “come” ed il “quando” da dedicare alla propria formazione.

Questo significa l’introduzione, nella progettazione formativa, di strumenti e metodologie che possano essere fruibili a distanza, come il sempre più massiccio utilizzo di webinar o piattaforme di conference call per gestire momenti di follow up.

Oggi è tutto molto più “liquido” per riprendere le parole di un noto filosofo, e la tecnologia ci consente di rendere più prossimo al fruitore della formazione ciò che prima era meramente demandabile in sole 4 mura d’aula aziendale. Oggi, la formazione, può permettersi di uscire fuori da rigidi schemi di cemento (e mi permetto di dire: sia in senso letterale che non), utilizzando strumenti che vanno sempre più verso il rispetto dei tempi e delle esigenze di ogni partecipante.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
Le innovazioni tecnologiche hanno portato alla ribalta un modello di relazione decisamente più orizzontale ed interazionale rispetto al passato; un modello che ha posto le organizzazioni, da sempre caratterizzate da modelli manageriali verticali e piuttosto top-down, di fronte ad una considerevole sfida.

Il partecipante alla formazione di oggi, è libero di scegliere il Cosa Apprendere, il Come ed il Quando, grazie all’implementazione di percorsi di formazione che prevedano l’utilizzo di metodologie tecnologiche come piattaforme e-learning con il riferimento a materiali multimediali o la possibilità di fare sessioni di coaching one to one tramite call, piuttosto che in presenza.

L’enorme potenzialità di questi strumenti si manifesta, quindi, nella possibilità di scelta di ogni partecipante, che si sente libero di conciliare in autonomia e piena responsabilità, le esigenze di formazione con i propri contingenti obiettivi sul lavoro ed in famiglia.

Le nuove politiche aziendali, oggi, urlano l’importanza del work – family balance e si sta andando sempre più verso lo smart working; tutto ciò perché le tecnologie moderne oggi rendono questo cambiamento realtà e perché è sempre più un Valore far sì che la Risorsa Umana possa essere protagonista attiva dei propri tempi di lavoro, obiettivi e desideri di apprendimento continuo.

Il principale asset delle aziende sono sempre più le proprie risorse umane, ogni Risorsa Umana, ed è importante concentrare gli sforzi organizzativi verso un maggior rispetto delle peculiarità di ogni dipendente e conseguente valorizzazione della produttività di ognuno.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Mi preme premettere che parlo da giovane; suppongo di potermi definire tale in quanto ventottenne e formatrice aziendale da 2 anni.
Per chi scrive, quindi, il tema “giovani ed occupabilità” è piuttosto caldo.

La Formazione è un’importante leva di cambiamento generazionale ma non solo: è una leva fondamentale per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e del loro seguente inserimento e mantenimento in azienda.
Parlo di quella formazione continua che deve porsi l’obiettivo di creare un match tra le esigenze di realizzazione di ogni giovane risorsa e gli obiettivi aziendali.

Il giovane di oggi non è quello di ieri: ma questo è chiaro quanto banale.
Il giovane di oggi ha sete di apprendimento fattivo, ha bisogno di mentori ed esempi professionali; ha fame di competenze trasferibili perché il giovane di oggi è più disposto e pre-disposto al cambiamento.
Il più delle volte questa caratteristica viene intesa dal lato aziendale come fattore di rischio e di aleatorietà delle proprie risorse junior. Vista da un’altra prospettiva, invece, questa può essere un’importante leva di motivazione sulla quale far perno per un maggiore senso di appartenenza all’azienda ed una più salda identità organizzativa.

La formazione può e deve lavorare su questi aspetti, ascoltando le esigenze e i desideri della giovane risorsa ed anticipando, quindi, gli obiettivi strategici aziendali.

Come? Costruendo percorsi più interazionali e che supportino il partecipante, giovane, nel sentirsi protagonista del suo momento formativo: libero di esporsi, proporre idee, scambiare punti di vista o elementi di criticità aziendale.

Una formazione che educhi all’assunzione di responsabilità verso i propri processi nei quali si è coinvolti e verso l’azienda, più in generale.
Una formazione che non appiattisca l’iniziativa del partecipante ma che è pronta ad accoglierla ed incorniciarla in un orizzonte di senso più ampio.
Una formazione che consenta, alla giovane risorsa, di sentirsi parte attiva dell’azienda, potendo contribuire tangibilmente al raggiungimento del cambiamento auspicato.


 

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