Ester Aloisio

Categories: AIF,Interviste

  

ESTER ALOISIO

HR Business Partner, HR Manager e Senior Trainer Gruppo LEN – Learning Education Network

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

Le dinamiche ludiche favoriscono l’apprendimento, il divertimento rievoca l’istinto protagonista che è stato da noi adulti emancipati sepolto e accantonato, la competizione riattiva la nostra indole a dare il meglio.

Tutto questo è più che raggiungibile con la Gamification le cui dinamiche, attraverso il gioco competitivo (individuale o a squadre), creano affiatamento, senso di appartenenza e voglia di arrivare (possibilmente “insieme”). Questi “giochi” hanno la prerogativa di riuscire, attraverso dinamiche apparentemente sganciate dalla realtà aziendale, a creare senso di appartenenza al ruolo, al gruppo, agli obiettivi, alla coesione ed al lavoro di squadra.

Insieme allo staff tecnico di Xonne, abbiamo creato dei veri e propri capolavori incrociando e declinando la realtà aumentata a servizio del sistema azienda. Si tratta di una progettazione a più mani: può succedere che un progetto nasca come Games per evolvere e diventare serious Games mantenendo de facto tutte le caratteristiche di un gioco, ma ponendosi obiettivi di emancipazione aziendale. La parte user deve essere intuitiva, o meglio giocabile; le metafore da inserire devono avere la capacità di coinvolgere con estrema semplicità i giocatori; gli step di avanzamento devono permettere una riflessione sugli errori fatti in precedenza; i feed back vanno creati ad hoc per riagganciare i concetti chiave. La Gamification e la costruzione dell’interazione con il giocatore hanno cambiato il paradigma dallo Storytelling allo Storydoing, dal dover fare al voler fare.

La didattica tradizionale si è arricchita di nuovi strumenti e si è evoluta in didattica esperienziale digitale. Spaventa solo per la novità del mezzo sicuramente più affine alle nuove generazioni, meno facile da intendere come “produttivo” alle generazioni meno giovani. Ha il pregio di costringere l’utilizzo della nuova tecnologia e di essere sganciato dai soliti strumenti aziendali, il difetto della resistenza al cambiamento all’utilizzo di dinamiche digital.

Il resto sarà storia.

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Il benessere dei lavoratori è IL tema. Da sempre. Sono passate culture, mode, trend, ma il teorema di facile dimostrazione che la performance aziendale è direttamente proporzionale al benessere dei lavoratori è e rimane lo stesso. È l’accordo win-win più saggio e consapevole che si possa trovare: tutti felici, nessuno disatteso.

Oggi abbiamo: strumenti digitali, connessioni, competenze, possibilità. Spesso manca la cultura da cui, ahimè, bisogna per forza partire. Responsabilizzazione da parte del collaboratore da una parte e fiducia/perdita del totale controllo da parte del datore di lavoro dall’altra sono imprescindibili per qualsiasi progetto di benessere.
Lo Smart Working è un ottimo strumento per raggiungere questo traguardo, lo sarebbe anche il full time a 6 ore, il lavoro per obiettivi, dei sistemi premianti dedicati a chi supera gli obiettivi richiesti.

Se vogliamo collaboratori consapevoli, ingaggiati, motivati, coraggiosi e creativi dobbiamo concedere loro spazio e credibilità. È un atto di coraggio richiesto ad entrambe le parti perché questa è una partita che si gioca in due.

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

Pensiero critico, creatività, problem solving, intelligenza emotiva, diversity management, virtual leadership sono skills che ridondano da un po’ di tempo a questa parte e che sicuramente sono fondamentali per affrontare i cambiamenti.

A questa lista aggiungerei: plasticità (evoluzione della flessibilità), cioè la capacità di agire con naturalezza di fronte a nuovi contesti e dinamiche, la sempiterna possibilità di sbagliare ed imparare dagli errori ed il divertimento che permette ai professionisti di fare le cose seriamente senza prendersi sul serio. Intramontabile, e sempre più necessaria a mio parere, l’umiltà: la capacità di mettersi in discussione, imparare, confrontarsi, arricchire ed arricchirsi delle diversità. Visionari e concreti, sognatori e costruttivi, critici e creativi.

Non esiste ruolo aziendale o settore di mercato che possa esimersi da questi must. Il cambiamento fa ormai parte delle dinamiche di qualsiasi realtà aziendale ed è importante che tutti i collaboratori ne siano consapevoli.
Facile? Assolutamente no. Possibile? Certamente. A piccoli passi smontando ansie e paure e rendendo visionario e costruttivo ogni collaboratore presente in azienda.


 

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