Filippo Pagliarulo

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FILIPPO PAGLIARULO

Pagliarulo Filippo aif
Bancario
Formatore, Counsellor, Mediatore Familiare

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Favorire la formazione che consente di “imparare, facendo”, non inteso come strumento, ma come fine del progetto formativo.
Non mi sono interrogato su quali possano essere gli elementi positivi del cambiamento, perché ritengo che il cambiamento in sé sia positivo, perché provoca la crescita personale e collettiva. Interpella la nostra intelligenza e adattabilità, non intesa in senso passivo, ma attivo, pro-attivo, stimolando la nostra crescita di persone pensanti, che possono e vogliono usare i mezzi e gli strumenti dell’innovazione tecnologica e non esserne usati.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioé entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
Avendo cura dell’uomo! La persona al centro dello sviluppo tecnologico, delle aziende, della sanità, del progresso, dell’ecologia, ecc. ecc. L’uomo è l’artefice dei sistemi di intelligenza artificiale; l’uomo è il capitale primario di un’azienda; nella sanità, il medico deve curare il paziente, nella sua interezza, non la malattia …
La formazione deve servire l’uomo. Come? Aiutandolo a “porsi domande”. Siamo tutti bravi a dare risposte, soprattutto oggi. Zoppichiamo, invece, nel porci domande e domante pertinenti. Il cuore della formazione è mettere la persona in condizione di interrogarsi. Solo il dubbio alimenta la nostra sete di crescere e di cogliere tutto il positivo che c’è in ogni cambiamento.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
La formazione da sola non può. E’ necessario che almeno un elemento collabori attivamente innescando il cambiamento. L’azienda è un sistema. Se uno degli attori (delle controparti?) muta comportamento, azioni, il processo omeostatico troverà un nuovo punto di equilibrio. Ne va della vita stessa del sistema. Per trovare questo nuovo equilibrio, tutti gli altri personaggi del cast saranno coinvolti in un cambiamento.
In pochi anni, siamo riusciti a tornare indietro di 40 anni nel mondo del lavoro. Anche grazie all’assenza della politica e al depotenziamento del sindacato. La formazione può far conciliare i valori strategici dell’azienda con la valorizzazione della persona, ma è necessario che la punta della piramide (unico proprietario o i soci, l’amministratore o il consiglio di amministrazione, il direttore generale o i dirigenti) inneschi il cambiamento nella giusta direzione, che è la valorizzazione della persona.

La formazione può costruire una situazione ideale in azienda se non è occasionale e se non è obbligatoria. La formazione spot e quella obbligatoria contrattualmente, per legge, non funziona e non può funzionare in una società in cui non c’è spazio per la Norma, per la Legge, per il Padre e per tutto ciò che ricorda i rapporti verticali. Allora, la formazione, per generare entusiasmo e partecipazione, deve puntare a promuovere percorsi di arricchimento dei legami orizzontali. Far sperimentare quanto sia eccitante il dialogo nella distinzione, nonostante le diversità, le divergenze, anzi grazie ad esse. Toccare con mano che si possono avere pensieri, opinioni, visioni diverse, senza aver paura dell’altro e senza attaccare l’altro. Noi siamo immersi in società multietniche e multirazziali, ma ci chiudiamo nella nostra cerchia ristretta e chiusa, perchè non siamo abituati al dialogo, ai dialoghi. Noi viviamo nelle aziende ma non siamo pronti al dialogo, e non è vero che siamo aziendalisti o sindacalisti. Non siamo nè l’uno, né l’altro! Perchè ci manca la cultura del dialogo, senza la quale non c’è partecipazione ed entusiasmo. La formazione dovrebbe promuovere la cultura del bene comune, che si oppone alla logica del proprio “orticello”, favorendo scuole di dialogo e di partecipazione (sociale, aziendale).


 

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