Fulvio Sperduto

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FULVIO SPERDUTO

Presidente AIF Delegazione Lombardia

E’ davvero una magnifica occasione quella di sviscerare un tema come quello proposto in un momento storico-sociale-economico come quello che stiamo attraversando in cui la componente umana viene messe sempre più da parte a discapito di ciò che invece teoricamente si va affermando, ovvero di dare appunto a tale fattore la qualifica di più importante, necessario, fondamentale ecc nello svolgimento delle più svariate attività in cui l’essere umano si cimenta. Sono perfettamente a conoscenza del fatto che tale discussione non solo non si può esaurire in un contesto simile ma, anzi, sarà sempre più dibattuto così come è avvenuto in tutti gli anni recenti in cui la tecnologia sempre più invocata come fattore migliorativo in tutti i campi in cui ci si cimenta, viene periodicamente messa sul banco degli imputati proprio per la pericolosità che manifesta nei confronti della donna/uomo lavoratrice/lavoratore.
Fattore umano, risorsa umana, capitale umano ed altre definizioni tale hanno fatto si davvero che di UMANO, all’interno dei contesti lavorativi, vi sia sempre meno.
Non più tardi di un paio di mesi fa, ospite di una trasmissione radiofonica che tratta molto bene le tematiche formative attraverso il magico mondo del cinema, ho scelto di parlare di un argomento molto vicino a quello trattata in tale intervista. Il film scelto era “Tempi moderni” in cui Charlie Chaplin metteva già in evidenza, con grande ironia come da par suo, tutti i pericoli dell’avvento dell’era industriale. E quali e quanti costanti paragoni si possono trovare in famose scene in cui Charlot, impegnato nello stringere bulloni in continuazione ed ovunque, viene inghiottito da giganti ruote dentate ma imperterrito prosegue ligio nel suo lavoro e ciò che molto più recentemente (aprile 2016) ho vissuto personalmente nel luogo magico degli stabilimenti di Amazon vicino a Piacenza?
Qui, quantità di giovani tutti rigorosamente vestiti allo stesso modo (il ritorno di Cipputi nell’era moderna ho pensato….) eseguono perfetti e sincronizzati movimenti per impacchettare i più svariati articoli delle più disparate misure che viaggiano su nastri trasportatori in costante funzionamento 24 ore al giorno…….il tutto nel minor tempo possibile, naturalmente. In “Tempi moderni” il personaggio veniva “salvato” più volte dall’amore di….. conosciuta casualmente durante una manifestazione di protesta in piazza; oggi, quanti ragazzi fagocitati dall’automazione sopra citata, riuscirebbero a salvarsi grazie ad uno delle punte più elevate del fattore umano quale è proprio l’amore nella sua più ampia accezione? Ma sicuramente c’è un elemento che aiuta chiunque ad affrontare le varie tappe (piacevoli e non) della propria vita e che va attuato nelle diverse sfaccettature in cui è necessario farlo. Sto parlando, chiaramente della FORMAZIONE: quella che da sempre ho identificato come un’alleata per il proprio successo: è ancora credibile questo termine nel 2018 dopo le costanti CRISI che ci siamo trovati ad affrontare? Lo sentiamo ancora come un elemento trainante in ogni campo di applicazione?
Provo ad illustrare il mio pensiero:
a) Iniziamo a parlare e trattare ogni singolo individuo con cui ci interfacciamo nella nostra vita professionale e personale come una PERSONA che apprende per suo piacere e voglia e non perché c’è qualcuno (un capo, un superiore ecc) che glielo imponga. Formarsi equivale, tra l’altro ad apprendere e mettere in pratica attività della più disparata specie e soprattutto lontano dal tecnicismo legato alla singola sfera lavorativa. Ognuno di noi ambisce, da parte degli altri, ad essere trattata come una persona: proviamo a farlo per primi.
b) Il formatore dei giorni nostri (poi parliamo di quelli del futuro perché in ogni epoca ci si forma in modo diverso) ha certamente necessità di utilizzare metodi e strumenti adeguati ai tempi in cui lui stesso esplica tale attività. In primis mi viene da identificare il concetto del non essere “discendente” per lungo tempo ma condividendo esperienze pratiche con la platea o il singolo con cui ci si interfaccia; tirare fuori le emozioni, le paure, le gioie, le domande, le perplessità, le visioni future dell’interlocutore che ci si trova di fronte. La tecnologia ci viene incontro in tutto ciò per svolgere certi compiti anche alla luce delle distanze che sempre sono più presenti tra chi forma e chi è formato. Reputo in ogni caso che l’elemento che fa sempre la differenza resti il contatto diretto.
c) Le principali pratiche che individuo da parte del formatore al fine di trasmettere alle altre persone con cui si interfaccia per la loro crescita sono, secondo la mia esperienza, il tempo da dedicare, l’ascolto, l’attenzione alle sue esigenze, la disponibilità, fare da guida pratica con l’esempio, proporre strumenti comprensibili e semplici nella loro utilizzazione, dare un riscontro alle attività svolte da solo dall’interlocutore per comprendere se lo stesso è sulla strada giusta, la gratificazione allo scoccare delle buone pratiche, riprendere e reindirizzare se si va fuori strada, passare dalla teoria alla pratica e mi sembrano già tante……


 

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