Gianluigi Rando

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GIANLUIGI RANDO

Amministratore Delegato della Top Coach Academy, Presidente dell’Associazione Italiana Coach, Business Coach della YWC Academy. Corporate Coach, Consulente Aziendale, Mentor e Formatore per importanti brand nazionali ed internazionali, startuper ed organizzazioni

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

La Gamification è un’opportunità per brand e consumer marketing per coinvolgere, comunicare, relazionarsi e affiliare le persone con cui si vuole entrare in contatto. Questo strumento riveste un ruolo importante nelle attività ritenute noiose e impegnative in quanto le rende divertenti tramite l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi in contesti differenti dal gioco.

I dati supportano la tendenza a “gamificare” tutte le attività considerando che anche in occidente, come avviene in oriente, le persone (soprattutto i millennials) trascorrono un numero altissimo di ore giocando in rete (tutta l’umanità ne trascorre tre miliardi alla settimana – fonte La Repubblica). Le aziende stanno sfruttando questo strumento per fare Engagement, mettendo l’utente al centro ed aumentando il grado di coinvolgimento. Principalmente si utilizzano le piattaforme social, in cui la gamification sta consolidando una strategia non più orientata a far trascorrere un elevato numero di tempo agli utenti nelle piattaforme, ma a far trascorrere loro del tempo di qualità che lasci un bel ricordo dell’esperienza. Ormai possiamo dire che la gamification è l’inizio dell’era social 2.0. Dalla mia esperienza in aziende che adottano questo strumento, ho notato che i fattori che possono far riscontrare maggiore interesse sono:

1) L’utilizzo dei premi, possibilmente premi reali e materiali.
2) Possibilità per l’utente di condividere i successi ottenuti, e di conseguenza l’attività diventa reale ed aumenta l’engagement.

Ma la vera sfida sarà riuscire ad utilizzare la gamification nell’ambiente di lavoro, non solo con i clienti, ma con i dipendenti in un’ottica di Well Being con un numero sempre maggiore di millennials che entrano nel mondo del lavoro e sono meno sensibili dei loro predecessori ad incentivi economici.

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Il Wellbeing rappresenta il benessere psicofisico e finanziario dei dipendenti, che se aumentato può portare i dipendenti a sfruttare al meglio le loro capacità cognitive ed emozionali sia a livello professionale che familiare e relazionale. E’ inoltre un valido strumento di comunicazione esterna per l’azienda e di engagement di nuovi talenti. Per organizzarlo al meglio all’interno dell’azienda non è sufficiente utilizzare premi ed aumenti di stipendio per raggiungere il solo benessere economico, ma occorre occuparsi anche della sfera psico-fisica del lavoratore. Purtroppo in Italia la felicità è un benefit aziendale abbastanza trascurato dalle aziende, mentre negli Stati Uniti sta riscontrando grande successo con la figura del Chief Happiness Officer (manager della felicità).

Sarebbe opportuno implementare in azienda diverse attività per facilitare il raggiungimento della salute e del benessere dei lavoratori, costruendo benefit appositamente studiati per i dipendenti della specifica azienda, perché cambiano a seconda del contesto di riferimento e devono essere costruiti, coinvolgendo ogni ramo dell’organizzazione aziendale. Banalmente, basterebbe anche introdurre le classiche misure di welfare aziendale, come la flessibilità oraria, la conciliazione lavoro-famiglia, le convenzioni con attività commerciali esterne etc.

Personalmente, quando progetto piano per il benessere aziendale agisco sulle quattro dimensioni energetiche:

1. Energia Fisica: rappresenta lo stile di vita partendo dall’alimentazione, fino ad arrivare all’allenamento fisico, passando per il sonno

2. Energia Mentale: aiuta ad avere alti livelli di motivazione e concentrazione, fiducia personale, forza di volontà e produttività

3. Energia Emotiva: genera impegno positivo nel lavoro e nelle relazioni interpersonali

4. Energia Valoriale: dà significato a ciò che le persone stanno facendo, a quello che accade intorno a loro e alle proprie aspirazioni

Per chi fosse interessato tratterò il tema del Wellbeing durante un mio intervento alla Happiness Week dell’Accademia della Felicità di Francesca Zampone, in occasione della Giornata Mondiale della Felicità indetta dall’ONU (www.accademiafelicita.it).

Nell’ambito del benessere aziendale possiamo collocare anche lo Smart Working, una nuova filosofia manageriale fondata sul dare maggiore responsabilità sui risultati al dipendente a fronte di flessibilità e autonomia nella scelta da parte dello stesso di spazi, orari e strumenti. L’attenzione nei confronti di questa modalità di lavoro è in crescita sia da parte di aziende medio grandi che da parte della PA. Il Politecnico di Milano stima che il 58% delle aziende italiane di dimensioni medio-grandi ha già introdotto e messo a disposizione delle risorse umane questo strumento.

Questo può avere un forte impatto positivo per entrambe le parti (lavoratore e azienda) se non ci si limita ad una semplice iniziativa di work-life balance e welfare aziendale per le persone, ma se viene inserito in un percorso di cambiamento della cultura aziendale, con evoluzione dei modelli organizzativi attraverso una dettagliata roadmap delle fasi. Oltre ad una governance integrata tra gli attori coinvolti.

Troppo spesso ci si limita al semplice lavoro da casa senza rivedere i modelli organizzativi e di leadership. Dalla mia esperienza lo s.m. non è praticabile solo fuori dall’ufficio, pertanto occorre riconfigurare gli spazi aziendali per migliorare l’efficienza, l’efficacia ed il benessere del lavoratore. Oltre alla fondamentale revisione delle linee guida aziendali relative agli orari flessibili, alla qualità delle tecnologie adottate che assumono un ruolo determinante ed infine la leadership che deve necessariamente bilianciarsi tra autorità e controllo.

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

Tralasciando le hard skills che abbondano nell’offerta del mercato del lavoro, preferirei concentrarmi sulle soft skills che le aziende ricercheranno nel futuro mercato del lavoro. Con l’aumento della presenza dei robot e dell’automazione, si richiederanno sempre più competenze “umane” che le macchine non posseggono:

• La capacità di problem solving in contesti complessi. Tale elasticità non la si può acquisire con percorsi di studio, ma con l’esperienza e il tempo.

• Il pensiero critico che è fondamentale nell’industria 4.0, utilizzando la logica e il ragionamento per venire a capo di problemi complessi in breve tempo.

• La creatività. In contesti aziendali in cui lavorano robot in grado di aiutare gli essere umani a lavorare più velocemente, sarà sempre più importante la creatività che solo l’essere umano può avere.

• La gestione delle risorse sarà una competenza importante anche in uno scenario ad alta automazione, perché le risorse umane saranno sempre una preziosa risorsa da motivare e ottimizzare.

• La collaborazione, tra le social skills, sarà fondamentale perché la capacità di relazione aumenta la produttività.

• L’intelligenza emotiva nell’ambito del team building. Questa dote, più richiesta ai manager che ai dipendenti, è la capacità di comprendere le emozioni e gli stati d’animo altrui e di modificare i propri comportamenti per mantenere sempre un ambiente di lavoro ottimale.

• Con lo sviluppo dei big data che forniscono un enorme mole di dati da utilizzare per stabilire strategie di business e per prendere decisioni importanti per l’azienda, occorrerà sempre di più avere capacità di giudizio e di prendere decisioni.

• in un mercato sempre più competitivo, dove bisognerà riuscire a intercettare e comprendere subito i bisogni dei consumatori, e dunque dei possibili clienti, per creare delle offerte ad hoc e proporre loro dei prodotti utili per soddisfare le loro necessità, sarà necessario possedere la service orientation, ovvero saper individuare, riconoscere, analizzare i bisogni delle persone per soddisfarli al meglio, riuscendo anche ad anticipare i loro bisogni futuri.

• Saranno ancora più necessario le capacità di interazione e negoziazione, fondamentali per relazionarsi con colleghi, superiori e soprattutto con i clienti.

• Ed infine la flessibilità cognitiva, cioè la capacità di muoversi tra vari metodi e sistemi di pensiero per individuare nuovi percorsi e creare nuove associazioni di idee. Per svilupparla è sufficiente imparare sempre cose nuove, aggiornarsi e mantenere la mente attiva coltivando nuovi interessi.


 

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