Gilda Romano

Categories: AIF,Interviste

  

GILDA ROMANO

Founder Renaissance Consulting: Società HR specializzata in Formazione, Selezione e Outplacement

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

Gli adulti apprendono quando ritengono utili le informazioni e i dati che ricevono, apprendono da esperienze ritenute interessanti. La Gamification ha l’obiettivo di applicare meccaniche ludiche ad attività che non hanno direttamente a che fare con il gioco; attraverso l’inserimento di questa metodologia all’interno di una iniziativa formativa è possibile favorire l’interesse, il coinvolgimento e la partecipazione dei discenti.

Aggiungere ai tradizionali fattori formativi altre componenti trainanti mutuate dal mondo del “gaming” incoraggia le persone ad investire il proprio tempo, spingendoli all’interazione ed aumentandone il coinvolgimento e l’interesse. In questo modo si apprende quasi inconsapevolmente, si determina un miglioramento delle capacità esercitate, si puo’ generare attraverso l’acquisizione di nuove competenze un incremento delle performance, modificando di fatto il comportamento agito dei partecipanti. Sulla base della nostra esperienza possiamo affermare che in termini di ROI sicuramente l’introduzione di questa metodologia è molto efficace e ben si presta a tanti ambiti e contesti.

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Nell’era dell’industria 4.0 e della sharing economy sono mutati molti dei paradigmi organizzativi. Un tempo l’identità personale e quella professionale erano completamente distinte, oggi le aziende modernamente evolute puntano ad avere persone in “equilibrio”, con un buon balance tra vita professionale e vita privata. L’identità delle persone è unica, pensare ad una netta distinzione è ormai anacronistico, applicazione di un modello teorico che nella quotidianità non regge, ci sono naturali ingerenze della sfera privata rispetto a quella professionale e viceversa. In questo contesto trovano spazio iniziative di smart working e welfare, ed ancora piani di formazione a supporto delle mamme a rientro dalla maternità.

Abbiamo curato, così ad esempio, un innovativo progetto formativo per neo mamme, supportandole sia nell’organizzazione pre rientro al lavoro sia nei primi mesi di rientro al lavoro sia con intervento d’aula di networking che con azione di coaching one to one. Iniziative di questo genere sono la testimonianza di come le organizzazioni abbiano compreso l’importanza di avere persone in equilibrio, serene e “felici” e di come questo generi un naturale ritorno in termini di produttività e di engagement rispetto alla propria organizzazione.

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

Le competenze chiave sono sempre piu’ di taglio “digital”, con implicazioni profonde sulla identità culturale e valoriale dei contesti organizzativi.
Credo siano da distinguere le necessità di reskilling da parte di chi è nel mercato del lavoro, rispetto ai giovani che si avvicinano ad un primo impiego; per i primi i bisogni formativi sono sia tecnico funzionali, che di comprensione dell’evoluzione culturale che stiamo vivendo con l’industria 4.0. Le persone con consolidata esperienza professionale alle spalle a volte necessitano di comprendere come la tecnologia abbia sostanzialmente modificato le dimensioni spazio tempo, con naturali conseguenze su temi quali ad esempio la delega e il controllo.

I big data e la possibilità di acquisire una mole di informazioni in pochissimo tempo non sono elementi di per sé sufficienti a generare valore, i dati vanno interpretati e calati in tutti i contesti di business, dalle funzioni marketing a quelle delle vendite, all’area delle risorse umane. Bisogna essere pronti ad acquisire nuove competenze interpretative, a fare i conti con la tecnologia e le enormi implicazioni che ha sul lavoro quotidiano e le sue possibili evoluzioni nel breve e medio periodo. In termini di soft skill, la competenza chiave diventa imparare ad aggiornarsi costantemente, ad accettare di dover reinventare la propria professionalità in linea con quello che il mercato del lavoro richiede.

I giovani, viceversa, non faranno fatica ad apprendere i nuovi modelli, ne sono promotori e vivono già una dimensione extra professionale impregnata di modelli, abitudini e competenze di matrice digital e condizionati dalla sharing economy. Per loro la necessità formativa riguarda l’acquisizione di competenze soft: di interazione e comunicazione non sempre mediata da un device, di intelligenza emotiva, di problem solving strategico e di Leadership e social influence.


 

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