Hubert Jaoui

Categories: AIF,Interviste

  

HUBERT JAOUI

Fondatore e Presidente dell’Istituto Gimca Management

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

Il dovere del piacere e il piacere del dovere

Menti solide in un mondo liquido non possono funzionare!

Per far fronte alle sfide del presente e del futuro la parola chiave è la dialettica. Dobbiamo con intelligenza e prudenza unire concetti e atteggiamenti apparentemente contraddittori: disciplina e libertà. Serietà e divertimento. Conformismo e trasgressione. Questo è e sarà sempre di più la condizione necessaria per il successo nel lavoro e nella vita. Riuscire in questa impresa è più facile a livello individuale, un po’ più arduo a livello collettivo e sempre più necessario per innovare nel quotidiano. Tutto ciò richiede creatività con “ostinato rigore” (Leonardo Da Vinci): il “gioco” è l’attività umana più seria in assoluto.

La chiave di volta dell’enigma dialettico è la sintesi magica, possibile solo facendo ricorso a logiche euristiche alternative a quella aristotelica, con il vantaggio secondario, non indifferente, che ci si diverte anche!

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Chi si ferma è perduto! (Totò)

La strada per l’innovazione non può non passare da un percorso di profondo cambiamento culturale. Le organizzazioni sono spesso strutturate secondo procedure standardizzate che rappresentano un ostacolo allo sviluppo delle potenzialità umane e incoraggiano la deresponsabilizzazione. Per accogliere le sfide del futuro, bisogna assumersi dei rischi: rendere liberi i “dipendenti” (parola oscena, siamo tutti interdipendenti!) per liberarne le potenzialità. Lo Smart Working è un passo verso questa emancipazione, che dovrà essere sempre più guidata da una “trasgressione intelligente”: nuove regole, management smart, per ottenere risposte inedite ed efficaci … e collaboratori motivati e felici!

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

Guardare oltre il proprio ombelico.

In molti paesi occidentali l’alternanza scuola lavoro è realtà da molti anni assieme ad un’altra buona pratica: negli U.S.A. il corpo “docente” da immediatamente la parola agli “allievi” li ascolta con rispetto e fa in modo costruttivo le osservazioni utili; in Francia, il ministro dell’istruzione Jean Michel Blanquer (con il quale ho avuto il piacere di collaborare) ha avuto il coraggio di dire a tutti gli insegnanti “siete voi che sapete chi sono i vostri allievi e programmi, inventate modalità innovative perché capiscano e imparino con piacere, l’unica cosa che vi chiedo, se lo volete, è di mandare su un sito internet non controllato il racconto delle vostre esperienze e successi”. Sono arrivate oltre 120.000 risposte. È il ministro più amato del governo, stimato anche dall’opposizione. Se la scuola deve portare nuovi lavoratori non “formati” alla società solida, ma “agili” come è di moda dire ora – io direi capaci nel Problem Solving, pensiero critico e creativo – le aziende dovranno avere il coraggio di investire nelle competenze e dedicare parte delle loro risorse ad accogliere fattivamente il cambiamento emergente e cavalcarlo. D’altronde, questa è la prima generazione che di fatto insegna più di quanto apprende.

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