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Ivana Giovanna Di Bartolo

Categories: AIF,Interviste

  


IVANA GIOVANNA DI BARTOLO


Sono laureata in Psicologia presso l’Università La Sapienza di Roma e mi sono perfezionata in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa Università. Ho conseguito la specializzazione in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso la scuola IED di Roma nel 1987 e da quella data ho lavorato nel campo della formazione del personale di Organizzazioni Sanitarie e nella formazione a distanza (FAD) sul territorio nazionale. Sono stata ricercatore presso la cattedra di Psicopatologia dell’Età Evolutiva dell’Università La Sapienza di Roma (Corso di laurea in Psicologia) e sono stata nominata Cultore della materia presso la cattedra di Pedagogia Sperimentale dell’Università degli Studi di Firenze (Facoltà di Scienze della Formazione).

Sono stata Presidente Fondatore dell’AIF regionale Toscana. Formatore per il Dipartimento di Scienza della Formazione dell’Università di Firenze e Ricercatore presso l’Università di Siviglia nell’ambito dell’Educazione degli adulti. Mi sono specializzata in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale acquisendo particolari competenze nell’ambito delle relazioni, della gestione dello stress, e delle abilità nella comunicazione (empatica, efficace, capacità di ascolto ecc.), dell’assertività e della gestione dell’ansia, anche al di fuori dell’ambito clinico.

Sono stata consulente dell’Elea (Società di Consulenza e Formazione Gruppo Olivetti) per più di 10 anni nell’area delle risorse umane e dell’analisi organizzativa e ho contribuito alla costituzione del Club ARTIS dell’ Elea di Firenze. Ho lavorato come consulente e formatore manageriale presso grandi aziende come Monteshell, Elea, Ernst & Young, Hewlett Packard, ecc. con progettazione e docenza di corsi sulla leadership e sulla organizzazione. Mi occupo della valutazione e del trattamento del disturbo post traumatico da stress. Negli ultimi anni mi sono occupata di Stress Lavoro Correlato per la Sicurezza nelle Aziende e in Enti pubblici.

Dal 1996 sono entrata nella Magistratura Onoraria e, come esperto di mediazione e della gestione dei conflitti, mi sono occupata anche della formazione di magistrati, nazionale ed internazionale.

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

Quanti di noi avrebbero pensato che il nostro sentiero ci avrebbe portato in questo tortuoso tunnel che repentinamente si è aperto davanti a noi per riportarci “a casa”. E dimostrarci che “a casa” è il futuro del nostro lavoro!

La crescita della nostra professionalità da ora in poi dovrà misurarsi sempre di piu’ con la crescita del nostro privato. I rapporti si mescolano con i figli, gli animali, i nostri genitori, i nostri anziani.

Era un sentiero tortuoso e dietro la curva non sapevamo cosa ci aspettava.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

In questo momento siamo in una organizzazione lavorativa che prevede uno spazio dove siamo “noi” con “noi stessi” e la nostra consapevolezza consiste proprio nel sapere ed accettare che fuori c’è un mondo nuovo, cambiato.

Molto di tutto questo ha che fare con il saper stare con un proprio stato psicofisico di benessere. Consapevoli che tutto passerà attraverso la nostra capacità di lavorare prima di tutto lontano dagli altri, almeno per un bel po’ di tempo.

La certezza delle nostre competenze sarà sempre piu’ importante per continuare a relazionarci con gli altri in modo sempre piu’ mediato dai mezzi tecnologici atti a gestire la distanza fisica.

Piu’ ci allontaniamo dagli altri e piu’ ci dobbiamo avvicinare a noi stessi.

Nello stesso tempo dovremo essere piu’ fiduciosi nelle nostre capacità che dovremo sempre piu’ accrescere attraverso strumenti, come la Mindfulness, che poco hanno a che fare con le procedure lavorative burocratiche, ma molto hanno a che vedere con la nostra capacità di ascolto di noi stessi.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Chi avrebbe immaginato che dopo la curva nel sentiero ci aspettava una Città priva di inquinamento, con l’aria di una bella collina, con un mare pieno di vita rigogliosa e di pesci e scoprire che nel nostro futuro l’alleanza, e anzi le alleanze dovranno prevedere rapporti interpersonali abbastanza “distanti” da permettere una condivisione consapevole di questo momento. Le nostre città sono pulite ma deserte.

Dovremo progettare tutti insieme con tutte le generazioni un nuovo modo di lavorare e di stare insieme. Dobbiamo superare e prevenire questa scelta obbligata di essere o contagiati o “desertificati”.


 

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