Loretta Simoni

Categories: AIF,Interviste

  


LORETTA SIMONI


Consulenza in ambito formativo

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

Il capitale umano è il vero propulsore dell’organizzazione, fattore indispensabile per raggiungere gli obiettivi aziendali.
Le skills dei propri collaboratori vanno annaffiate e fatte crescere attraverso percorsi formativi ad hoc, cercando di promuovere l’emersione del saper fare, del saper essere e del saper divenire.

Parlo di emersione perché ritengo fondamentale far venire a galla le potenzialità del singolo, non solo per rendere il proprio team più competitivo, ma anche per aiutare il singolo a orientare le proprie scelte valorizzando le proprie attitudini.

Un buon programma di formazione è sicuramente lo strumento principe attraverso il quale individuare “il giusto sentiero”, a patto che sia efficace nel trasferire stili manageriali, soft skills, abilità tecniche. Gamification, e-learning, piattaforme di knowledge management nelle loro varie declinazioni, sono sicuramente strumenti assai efficaci purché si integrino in una visione di sistema. Prima è dunque indispensabile fare un’analisi accurata del livello e della qualità delle proprie conoscenze e capacità, identificando i propri punti di forza e di debolezza rispetto al percorso professionale prospettato. Ciò significa identificare e porre in ordine di priorità i propri interessi, le proprie motivazioni, le proprie aspettative, il proprio stile cognitivo e le capacità di problem solving.
Strumenti e schede di autovalutazione possono quindi essere utilissimi allo scopo, così come il confronto in gruppo. Da tutto ciò dovrebbe scaturire una proposta formativa personalizzata che renda possibile ciò che diceva Steve Jobs: “It doesn’t make sense to hire smart people and tell them what to do; we hire smart people so they can tell us what to do”.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

Più che il rapporto della persona con l’organizzazione, credo sia importante considerare il rapporto tra persona e contesto. Ogni giorno il singolo contribuisce a costruire e a dare senso alla propria presenza nell’organizzazione aziendale attraverso le proprie rappresentazioni del contesto e di sé all’interno di questo contesto, anche in relazione agli altri individui che vi agiscono.

In questo senso, anche le pratiche di mindfulness, le neuroscienze o persino specifici percorsi come l’outdoor training o le tecniche di allenamento come sviluppo interiore mutuate dal mondo sportivo possono essere particolarmente efficaci. Perché il cambiamento si realizza a partire dalla modifica dello stato interiore che orienta poi tutto il nostro agire e il gioco dei rapporti tra noi, gli altri e l’organizzazione di cui facciamo parte.
Credo quindi che, oggi più che concetti come produttività, efficienza, azione, siano fondamentali parole come consapevolezza, energia, concentrazione, gestione di sé e dei propri stati emotivi, fisici, mentali. Se saremo capaci di investire su questo, anche produttività, efficienza e azione saranno il risultato logico del cambiamento di mind setting che avremo innescato.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Anche in questo ambito torno a sottolineare l’importanza dello sviluppo delle competenze trasversali che caratterizzano il proprio stile di lavoro e si affinano ulteriormente durante il percorso lavorativo.

La capacità individuale di gestione di queste competenze incide in modo determinante sulla qualità della prestazione, ma influisce anche sulla qualità e sulle possibilità di sviluppo delle sue risorse cognitive, identitarie, di rappresentazione del contesto.

Standard e indicatori riguardanti le soft skills dovrebbero essere costruiti per attivare un processo di costruzione del sé, in cui il soggetto è l’artefice della propria crescita professionale e umana. Questo specifico percorso dovrebbe comunque armonizzarsi con l’intero percorso formativo e quindi integrarsi con le competenze tecnico professionali per massimizzare le prestazioni e rendere al tempo stesso efficace il proprio grado di inserimento. Non dimentichiamo che se parliamo di giovani, parliamo di millennials cresciuti con le nuove tecnologie di cui hanno piena padronanza. Completare il percorso con azioni di mentoring e reverse mentoring potrebbe comporre un interessante quadro formativo di riferimento.


 

Torna all’elenco delle interviste

0