Luigi Di Giosaffatte

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LUIGI DI GIOSAFFATTE

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Direttore Generale di Confindustria Chieti Pescara,
Professore a contratto di Strategie, Leadership e Risorse Umane
Università D’Annunzio di Chieti Pescara

Micro e macro interagiscono costantemente generando motivazioni, impegno e partecipazione della persona. Per questi motivi il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre più esperienziale, e il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni.
Quali sono i metodi e gli strumenti a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitivo, organizzazione e persona al fine di arrivare alla giusta comprensione delle dinamiche economiche e industriali, all’uso consapevole della tecnologia e al corretto sviluppo personale?

Il Progetto AGGREGA è stato il modo più utile per rispondere alle stringenti esigenze di cambiamento della società e del mercato. Il paradigma della complessità pervade anche le organizzazioni di rappresentanza che devono rendersi permeabili ad un sano confronto tra il determinismo di Simon e l’indeterminismo di Gould proprio per il fatto che il tema della complessità avrà ripercussioni importanti anche nell’economia e nel management. Nel nuovo scenario competitivo globale occorre creare un equilibrio produttivo di effetti generativi che possa rendere le organizzazioni più solide e più competitive sui mercati. Un equilibrio che non può non cominciare dalla centralità della persona quale elemento umano che interagisce e cresce nelle relazioni e nelle competenze attraverso lo strumento della formazione. La formazione è un principio imprescindibile della crescita di ogni essere vivente e di ogni organizzazione. Solo apportando innovazione continua anche in questo settore riusciremo a vincere la sfida del cambiamento. Il mio motto “formazione dalla culla alla bara” credo sintetizzi bene questo concetto che dobbiamo quotidianamente trasformare in azione. Il nostro progetto ha voluto dare una risposta concreta in termini di ottimizzazione dei servizi e contenimento dei costi partendo proprio dalla formazione delle persone. Per dare risposte oggi dobbiamo necessariamente anticipare il domani in termini di previsione degli scenari e di costruzioni di percorsi che ci rendono protagonisti del futuro.

 

La terza rivoluzione industriale, nel 1970, ha segnato la nascita dell’informatica. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora definita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile identificarne l’atto fondante. La moltiplicazione della complessità è una delle caratteristiche dell’innovazione, per cui di fronte a una tecnologia sempre più amichevole e familiare, ci si confronta con un’incertezza continua che rende complesso identificare il senso e la direzione del cambiamento. Ci avviamo verso un futuro in cui intelligenza artificiale, robotica e persone interagiranno nelle nostre organizzazioni.
In questo contesto quali metodi e strumenti possono essere utilizzati nella formazione professionale per facilitare un inserimento sensato e un uso consapevole di tecnologie abilitanti fondamentali per l’internazionalizzazione e la realizzazione di Industria 4.0?

Nella quarta rivoluzione industriale occorre saper collocare la centralità dell’uomo in una nuova e più avvincente visione del lavoro che non lascia indietro nessuno. In questi ultimi anni corriamo il rischio di concentrare il dibattito del futuro del lavoro su quanti occupati perderà il mercato e quanti ne acquisirà. Ritengo invece molto più utile raccogliere la sfida su quante nuove imprese saranno in grado di varcare l’ingresso su nuovi mercati perché ci si concentri ad aumentare l’occupazione nelle nuove imprese e delle imprese che cresceranno nella dimensione aziendale ed in quella di mercato. La fabbrica intelligente è ormai una verità e l’innovazione, la ricerca, l’internazionalizzazione sono solo alcuni fattori competitivi trasversali che non possiamo che accogliere e sviluppare costantemente.

 

I giovani si trovano di fronte a nuove e importanti sfide che prospettano rischi e opportunità. La trasformazione digitale ha portato un cambiamento della natura stessa del lavoro che causerà un inevitabile riassestamento della società. In settori storici stanno scomparendo numerosi posti di lavoro mentre altri segmenti di mercato vivono un momento fiorente sollecitando la continua ricerca di nuove figure professionali. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma rivestiranno altrettanta importanza il pensiero critico e la creatività da impiegare per attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi.
Quale formazione ritiene utile per supportare l’evoluzione delle organizzazioni e lo sviluppo di nuova occupazione?

Un sistema formativo organizzato e stratificato a tutti i livelli della vita scolastica e lavorativa delle persone agevolerà la formazione di nuove figure professionali che andranno a soppiantare i vecchi mestieri. Il mercato del lavoro avrà sempre più bisogno di politiche attive per concretizzare formazione avanzata alle nuove professioni che il mercato richiede.


 

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