Marco Fasani

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MARCO FASANI

Consulente progettuale marketing & communication

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

In un trend economico focalizzato sulla specializzazione per ottimizzare processi e accelerare nuove competenze professionali ( …e che altrettanto le consuma, rischia di esaurirle favorendo la “vecchiaia”, la perdita di valore dei lavoratori … ) – credo sia altrettanto centrale imparare e confrontarsi con l’esterno dell’impresa creando work shop e programmi formativi di contaminazione-condivisione orizzontale insieme ai clienti: alla realtà delle loro aspettative; non solo nel dialogo techno digitale , o nei momenti e-learning.

Per l’esperienze fatte – non strettamente da addetto ai lavori ma da consulente di marketing e comunicazione interessato alla formazione nella vostra calzante metafora concettuale di ” cellule staminali” trasmettitori e ri-generatrici d’innovazione – proprio la dimensione ludico emozionale declinata nel confronto pilotato ma aperto tra chi lavora in azienda e chi fruisce, acquista prodotti e servizi dell’azienda, produca efficacia ben oltre performance di maggior produttività interna ( anche per chi non è nella vendita, o quotidianamente a contatto con il cliente) riflettendosi positivamente sull’apprendimento utile per il futuro: per definire i contorni del prossimo prodotto da lanciare ad esempio; politiche di pricing, identificare il target, pianificare il lancio, strategie up selling, servizio post vendita, le PR, l’advertising, la distribuzione, le vendite. Per mettersi un po’ nei panni “dell’altro” reparto, e del cliente.

IN SINTESI 2 ESPERIMENTI ( se non si sperimenta, non s’innova), 2 programmi articolati in attività PRE EVENT – LIVE EXPERIENCE – POST STRATEGY ( con attività e situazioni progettuali preordinate) create ad hoc sul doppio filo che lega formazione e motivazione delle risorse umane per motivare il cliente – e viceversa – contaminandosi vicendevolmente in situazioni e scambi di ruolo, nella prospettiva di innovare competenze dei workers fuori dal loro usuale quotidiano professionale nel contatto con chi entra nel POP, sceglie, valuta, usa il frutto del loro lavoro: un prodotto o un servizio.

Per una marca automobilistica: il cui obiettivo era di ottenere informazioni dai clienti sul gradimento di un fresco modello prefigurando lo sviluppo di gamma /versioni ”capsule collection” attraverso test e focus target group definiti e diversificati, per poi trasferire risultati al proprio interno nei reparti Ricerca & Design, nei dealers, nel marketing dept.

VI PIACEREBBE POTER DIRE LA VOSTRA SUL DESIGN DI UN’AUTOMOBILE? O SULL’ACCESSORIO, LO STILE? Non superficialmente dal blog o sul website ma nel faccia a faccia con il team che la crea, la vende; toccando i materiali, scegliendo colori, superfici, ergonomia, info-tainment del cruscotto, praticità nel montare catene da neve … l’ancoraggio del seggiolino per il bimbo … etc. Che voi siate già clienti di una certa marca, utilizzate l’auto per lavoro, abbiate famiglia numerosa, siate sportivi, mamma, designer degli interni, dealer manager o venditori del concessionario, o meccanici ( etc.), entusiasmo, passione, coinvolgimento, empatia – e scambio dei ruoli, idee – saranno sempre molto volitivi, prodighi di consigli. E i risultati in prospettiva per le survey sul nuovo prodotto, per le vendite/ up selling, saranno meno virtuali delle proiezioni statistiche rinchiuse nei datasystem, dei like su una concept car pubblicata sui social.

VI PIACEREBBE CREARE UN PROFUMO ( ma potrebbe essere anche un oggetto ) per donarlo alla vostra dolce metà? Nelle occasioni speciali? Lo spunto per sviluppare il progetto – anch’esso articolato in PRE EVENTO e survey POST EVENTO – nacque dalla necessità di aumentare il traffico maschile in alcuni punti vendita AREA TEST di un azienda cosmetica, ovviamente e maggiormente frequentati dal target femminile. Si è trattato di creare … e “destrutturare” il concetto di vendere un prodotto finito offrendo ai clienti l’esperienza live, autentica, di personalizzare la fragranza attraverso alcuni sampling mix test preparati (olfatto – colore – forma – packaging) creati insieme ai “nasi” che distillavano l’essenze, e a chi confeziona il prodotto, e al merchandising: per far loro apprendere , relazionarsi con il mercato nel contatto diretto. Per poi finalizzare e consegnare un dono, pilotato e creato sui gusti dei cliente: per la sua lei. Finita la campagna del periodo della ricorrenza, affluenza , fidelity maschile e vendite quadruplicarono. E il marketing ( oltre all’immagine, alla CRM della brand) guadagnò preziose informazioni a cascata sulla gestione e l’accoglienza dei POP oltreché sul nuovo concetto di prodotto “self made”; per generare nuovi leads, nuovi collaterals, promotions. E creare nuove expertise , specializzazioni e processi produttivi, logistici: innovare performance ed esperienze per l’interno con l’aiuto dell’esterno.

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Il concetto di smart working può apportare benefici in egual misura all’impresa, al benessere del lavoratore, alla necessità di conciliare lavoro , famiglia e tempo libero ( alla mobilità sostenibile, ambiente , economia circolare) se interpretato con equilibrio e responsabilità da entrambe le parti nella condivisione di risultati interessi e obiettivi che non sempre è possibile ottenere: per la dimensione d’azienda, peculiarità o responsabilità dalla mansione. Per alcuni aspetti anche la tecnologia più evoluta – e non soffocante – non può sopperire alla mancanza di contatto , contaminazione decisionale ( tra 2 persone, in un piccolo team di lavoro) necessaria al processo produttivo: se da un lato può offrire libertà ( nel rispetto degli obiettivi) dall’altro rischia di involversi in un contributo meno diretto – meno coinvolgente ed immediato – magari su determinanti decisioni. La fattibilità di ottenere equilibrio e risultati dipende dalla tipologia, dall’ importanza e dalla serialità di una fase nel contesto strutturale. E dagli obiettivi prioritari di chi gestisce il sistema digitale che la gestisce.

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

A mio parere, nel brand system attuale, formazione ed economia della conoscenza dovrebbero guidare , perseguire la contaminazione tra il sapere che ogni giorno c’è all’ interno di una struttura aziendale – tra chi lavora – e l’esterno che gli da fiducia – i clienti del potenziale mercato – creando opportunamente progetti, relazioni e scambi di vedute: tra nativi digitali ed analogici, tra clienti giovani e meno giovani uniti nello sviluppo di performance e benessere gli uni per gli altri.

La techno specializzazione e una certa formazione “in vitro“ forse troppo concentrata a sincronizzare solo le risorse umane – gli “ingranaggi” nevralgici aziendali – rigenera la forza lavoro di qualunque livello tesa ad un breve beneficio, spesso fossilizzato sull’asse “più produttività per comprimere i costi di gestione, o logistica, ricerca …”. Affinché trasformi il prodotto /servizio in gradimento, soddisfazione , innovazione funzionale a rigenerare lo sviluppo serve la parte esterna: il mercato fatto di persone; da tutti noi – nelle rispettive capacità, attitudini, settori economici – che ogni giorno lavoriamo, produciamo; siamo insegnanti e studenti al tempo stesso; fruitori di beni e servizi, consumatori, cittadini.

La tecnologia o l’intelligenza artificiale è solo uno dei mezzi utili per creare innovazione, non certamente il fine: per gestirla serve una logica consapevolezza umanistica. Spingendo solo sulla logica accelerazione tecnica di performance funzionali al minor costo possibile con il rendimento più alto, nell’economie mature – a quanto indicano le previsioni del PIL – si ottiene progresso o benessere solo per pochi … lasciando sul campo quei tanti che non avranno molte possibilità di vivere un mondo migliore attraverso una condizione professionale utile ad aprire nuove prospettive ( alimentando i consumi nel sistema ): lo stesso mondo nel quale “quei pochi” dovranno comunque relazionarsi … e caricarsi in qualche modo il peso di conseguenze economiche, sociali, ambientali, civili.


 

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