Marco Greco

Categories: AIF,Interviste

MARCO GRECO

marco-greco-150

 
 
Psicologo, psicoterapeuta e psicodrammatista

Micro e macro interagiscono costantemente generando motivazioni, impegno e partecipazione della persona. Per questi motivi il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre più esperienziale, e il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni.
Quali sono i metodi e gli strumenti a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitivo, organizzazione e persona al fine di arrivare alla giusta comprensione delle dinamiche economiche e industriali, all’uso consapevole della tecnologia e al corretto sviluppo personale?

Alla luce dell’esperienza maturata dal nostro gruppo nel tempo, e in particolar modo nell’itinerario formativo attivato in FCA nello stabilimento di Mirafiori, una delle leve che influenza decisamente l’esito produttivo dell’azienda è la qualità del “clima organizzativo e relazionale interno”. Per migliorare l’interazione tra individuo, contesto organizzativo specifico in cui è posto e la società più ampia in cui ci si muove, riteniamo funzionale il metodo dello psicodramma moreniano che connette e riconnette fisiologicamente questi elementi esplicitandone dinamiche e attivando consapevolezze. Questo metodo attivo finalizzato allo sviluppo e alla crescita personale risulta estremamente adatto all’apprendimento organizzativo e funzionalmente in linea anche col People Development del modello produttivo WCM sempre più diffuso nelle aziende.
Dare spazio al singolo per raccontarsi agli altri è il primo passo perché le persone non si sentano passivamente dipendenti, esprimano e prendano davanti e insieme agli altri una posizione, maturando senso di appartenenza, nonché di responsabilità. Il metodo attivo risulta ottimo per un’azione trasversale che produca consonanza tra persone di ogni livello organizzativo in termini di chiarezza e dignità, definendo un clima di fiducia e una condivisione di senso della strategia organizzativa all’interno della società.
Lo psicodramma, agevolando l’emersione di un atteggiamento attivo, di protagonista, nel singolo e nel gruppo, affina al contempo anche quelle capacità relazionali e di conoscenza essenziali per gestire in modo sano le interazioni, attivando fisiologicamente lo sviluppo della persona e contemporaneamente del gruppo e della società.

 

La terza rivoluzione industriale, nel 1970, ha segnato la nascita dell’informatica. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora definita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile identificarne l’atto fondante. La moltiplicazione della complessità è una delle caratteristiche dell’innovazione, per cui di fronte a una tecnologia sempre più amichevole e familiare, ci si confronta con un’incertezza continua che rende complesso identificare il senso e la direzione del cambiamento. Ci avviamo verso un futuro in cui intelligenza artificiale, robotica e persone interagiranno nelle nostre organizzazioni.
In questo contesto quali metodi e strumenti possono essere utilizzati nella formazione professionale per facilitare un inserimento sensato e un uso consapevole di tecnologie abilitanti fondamentali per l’internazionalizzazione e la realizzazione di Industria 4.0?

Il confronto col cambiamento, spesso repentino e costante, di standard tecnologici e organizzativi è fruttuoso se il singolo e l’organizzazione con lui colgono e condividono il senso di una traiettoria di sviluppo da costruire insieme, nella consapevolezza dei propri ruoli.
Col metodo dello psicodramma, il formatore offre uno strumento per capire insieme chi e dove siamo, e cosa vogliamo raggiungere, con un lavoro attivo di approfondimento e di disvelamento reciproco nei confronti di se stessi, dell’altro e del gruppo in cui si è inseriti. L’attenzione ai livelli relazionali, che con lo psicodramma emergono e si costruiscono, attiva profonde connessioni tra le persone coinvolte e ne potenzia le capacità soprattutto in un’era che tende a oltrepassare l’esigenza delle persone ad avere contatti diretti tra di loro.
Il risultato è un processo che ingenera atteggiamenti lucidamente propositivi e un approccio da protagonisti rispetto alle innovazioni e all’ampliamento di prospettive. Con la crescita identitaria del singolo in armonia funzionale col contesto, anche quest’ultimo sarà matrice e al contempo prodotto di tale percorso e entrambi saranno rafforzati: sentirsi in un clima di fiducia con gli altri, parte non dipendente ma attiva, è il primo passo per combattere il senso di incertezza e dare il giusto risalto ed effetto alle sempre più aggiornate hard skills, non l’unica panacea per superare le difficoltà ma neppure mero automatismo imposto dai tempi.

 

I giovani si trovano di fronte a nuove e importanti sfide che prospettano rischi e opportunità. La trasformazione digitale ha portato un cambiamento della natura stessa del lavoro che causerà un inevitabile riassestamento della società. In settori storici stanno scomparendo numerosi posti di lavoro mentre altri segmenti di mercato vivono un momento fiorente sollecitando la continua ricerca di nuove figure professionali. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma rivestiranno altrettanta importanza il pensiero critico e la creatività da impiegare per attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi.
Quale formazione ritiene utile per supportare l’evoluzione delle organizzazioni e lo sviluppo di nuova occupazione?

L’emersione di soft skills è potenziata dall’attenzione a che l’interazione fra persone e livelli organizzativi sia funzionale ad un benessere individuale e collettivo. La formazione può ingenerare un humus di correttezza e fiducia reciproca che potenzia attivamente la conoscenza realistica di sé, dell’altro e del gruppo in cui si è chiamati a essere e operare; rafforza la capacità relazionale per saper esprimere e per accogliere in modo sano le esigenze e le aspirazioni del singolo e dell’organizzazione; ingenera valorizzazione e senso di appartenenza che svegliano emozione e attenzione.
La strada formativa per supportare evoluzione organizzativa e nuova occupazione terrà alta l’attenzione alla persona: quando tutti si sentono conosciuti e valorizzati, e chiamati a collaborare, diventano co-creativi, per sé e per il gruppo, di consapevolezze e strategie. Voler essere della partita non sarà solo la paura di essere tagliato fuori, ma piacere di starci dentro come singolo e come parte di un gruppo che il singolo arricchisce e da cui è arricchito, in un’etica di comune guadagno.
Allora l’organizzazione ne uscirà più dinamica e salda, pronta a cavalcare la tigre di questi tempi di cambiamento perché, mettendo in positivo la frase di Marco Aurelio: ciò che giova a ogni singola ape, giova allo sciame.


 

Torna all’elenco delle interviste

0
0