Marco Muzzarelli

Categories: AIF,Interviste

  


MARCO MUZZARELLI


Direttore Operativo Nazionale ENGIM

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza. La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze. Infine la terza è il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

La sollecitazione sulle parole Sentiero-Consapevolezza-Alleanza, richiamano alla mente la figura dell’esploratore che, in questi momenti così complicati, sembra essere la figura in grado di interpretare al meglio il ruolo dei formatori. L’esploratore è colui che percorre nuovi sentieri e territori per capire se ci possano essere nuove opportunità negli spazi e nei mondi ancora inesplorati.

Il formatore di oggi deve provare nuovi sentieri, avventurandosi nei luoghi che alcuni riescono solo ad intravedere, ma che è necessario interpretare. Il formatore di oggi deve avventurarsi nei sentieri delle competenze per cercare di scorgere il futuro senza poterlo afferrare. E, ogni tanto, deve provare a ritornare indietro per raccontare, con i suoi percorsi formativi, quello che è riuscito a scoprire.

Lungo i sentieri inesplorati delle professioni del futuro, nessuno può conoscere la meta: siamo sempre più chiamati a supportare e formare professioni che non esistono ancora. Tutti devono avere l’umiltà del dubbio per potersi fermare ad ogni bivio, comprendere gli eventi e scegliere il nuovo percorso, consapevoli del fatto che le esperienze del passato non possono più essere una valida guida per interpretare il futuro.

La consapevolezza è uno di quegli strumenti che l’esploratore/formatore può portarsi nello zaino lungo il sentiero: è con la consapevolezza che si è in grado di migliorare. Credo che in futuro saremo sempre più chiamati ad autovalutarci costantemente per definire spazi e ambiti di miglioramento. La consapevolezza di sé e delle proprie competenze non può essere autocentrata, ma ha la necessità di essere alimentata dalla cultura di dare e ricevere feedback in modo costante. Potremo essere consapevoli delle nostre competenze non solo se sapremo autovalutarci, ma anche se sapremo costruire una cultura del feedback attorno a noi, in grado di facilitare il miglioramento nostro e degli altri. Avremo maggiore consapevolezza, se sapremo osservare noi stessi con lo stesso occhio critico con il quale siamo in grado di osservare gli altri.

Nello zaino dell’esploratore/formatore è necessario aggiungere anche l’Alleanza perché oggi nessuno è più in grado di trovare risposte da solo e, anche sul lavoro, non si può prescindere dalla connessione con l’Altro. La complessità delle sfide che si affrontano oggi sul lavoro richiede la disponibilità e la capacità di far dialogare idee diverse nella consapevolezza che solo insieme possiamo affrontare e superare i problemi. Alla base dell’alleanza vedo la capacità del formatore di accrescere la competenza trasversale del “lavorare in gruppo”. Nelle imprese moderne questa competenza diventa sempre più fondante per qualunque tipo di alleanza, nell’ufficio, nell’impresa, tra le imprese. Solo se sapremo coltivare questa competenza potremo far nascere nuove alleanze e trasformeremo la formazione da una esperienza singola ad una esperienza di apprendimento collettivo dove la conoscenza non è distribuita in parti uguali nelle singole persone ma è condivisa in un contesto di intelligenza collettiva.


 

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