Marco Scippa

Categories: AIF,Interviste

MARCO SCIPPA

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Senior VP Human Resources Vitec Group Photographic Division

In un contesto “liquido” come quello attuale nel quale i cambiamenti di mercato, prima di completare la loro spinta innovativa, finiscono con l’essere messi di nuovo in discussione, un quesito diventa fondamentale per chi gestisce le persone: quale metodo può essere più efficace per creare un minimo comun denominatore tra scenario economico/sociale ed esigenze organizzative?

Nella mia esperienza il set di valori che un’azienda propone come driver di cultura è un elemento caratterizzante in aggiunta alle dimensioni di motivazione e stabilità. Nel contempo i valori stessi esprimono e catalizzano riflessioni e prospettive/piani per il futuro.

Per questo motivo un’attività di CSR espressione di DNA e di strategia Aziendale sprigiona una potenza incredibile in termini di engagement e coraggio verso l’ignoto. Un progetto di CSR strutturato crea la giusta “fedeltà alla bandiera”. Appartenenza e senso etico (stiamo facendo la cosa giusta) aiutano le persone a rafforzare la loro efficacia e unicità per creare forza e sicurezza nell’affrontare sfide fuori dalle consuete aree di comfort.

Oggi la sfida, a mio avviso, non è tanto nell’acquisire specifiche competenze nell’utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate, ma nell’approccio culturale e nel mix di competenze distintive da esprimere in interazioni con queste tecnologie. Nelle organizzazioni dinamiche la specializzazione funziona, ed è ancora richiesta, solo se si è capaci di connetterla e gestirla in modo trasversale all’interno della catena del valore.

Solo questo tipo di approccio ci permette di avere una visione “elicottero” necessaria a intercettare con largo anticipo ogni piccolo mutamento di contesto, permettendoci di cavalcare il cambiamento senza subirlo. Nell’ambito di un piano di sviluppo delle risorse umane all’avanguardia, la pianificazione di job rotation finalizzate al consolidamento di competenze trasversali diventa una “conditio sine qua non” per il successo delle organizzazioni.
La conoscenza che sottende competenza è la leva culturale per aprire la propria mente a riflessioni inaspettate. Per anni i contesti Aziendali hanno incentrato i processi di formazione e le modalità di apprendimento su contenuti e implementazioni classiche resistendo alle potenzialità di applicazione delle nuove tecnologie. Oggi le nuove capacità di formare sono fondate sul costruire i “saperi distintivi” di cui i contesti necessitano. Creare colleghi e collaboratori pronti a pensare “liquido”, a prevedere, a opzionare, a delegare, a scegliere, a facilitare, a sostenere, a semplificare.. necessita di attività formative strutturate per essere pronte a INTERAGIRE e INTEGRARE.

Si affacciano nel panorama del Training strumenti di formazione “rinnovati” e ancora dibattuti nella loro efficacia, da qualcuno vissuti in contrapposizione a metodi classici, da altri gestiti a supporto. Concezioni di “spazi/aule” di formazione che veicolano non solo contenuti ma anche capacità di apprendimento, assecondando le predisposizioni naturali degli individui nell’imparare a imparare. È il caso dell’E-Learning 2.0 che “certifica” Internet come mezzo sociologico per via delle molteplici soluzioni di connessione e di apertura nel customizzare i percorsi di cultura. Internet offre la capacità di modificare la trama informativa in una logica reticolare, restituisce la responsabilità dell’apprendimento al “discente-lettore-navigatore”, aggiungendo intenzionalità di scelta. Il percorso di apprendimento prescelto/iniziato può essere “abbandonato” a ogni nodo, per permettere di approfondire, o anche solo di esplorare, l’insieme delle connessioni concettuali possibili. Il lettore interviene responsabilmente nella costruzione del suo sapere, INTERAGISCE con la sua conoscenza e INTEGRA il suo interesse costruendo senso, proprio come fa quando pensa.

Insieme alle giornate di aula, al docente fotografo e alla parte di action learning, nel progetto POL abbiamo voluto dare la possibilità ai nostri ragazzi di costruire la loro conoscenza tecnica e artistica anche attraverso ciò che la Rete permette di fare. Arrivare a informazioni lontane ma immediate su Fotografia e Fotografi/Artisti di spicco. Opere fotografiche, riflessioni tecniche su queste, evoluzioni sui “gusti” degli scatti dettate spesso da esigenze sociali piuttosto che culturali, antropologiche e sensoriali. I ragazzi coinvolti nel programma POL hanno lasciato le loro convinzioni e i loro vissuti difficili fuori dagli spazi di apprendimento e hanno imparato a vivere costruendosi un ruolo sociale (oggi molti di loro lavorano come fotografi), pensandosi proiettati nel futuro con possibilità e professionalità e consapevoli che i loro primi “maestri” sono loro stessi.

Ecco che l’E-Learning 2.0 può supportare, in integrazione alle tecniche classiche di formazione, le finalità di apprendimento di contenuti tecnici e non solo. La sua potenza internazionale, il timing in tempo reale, i nodi di connessione, la sostenibilità economica del mezzo sono tutti lati PRO che agevolano le Aziende a veicolare sapere e le comunità a diffondere educazione alla cultura. Inutile aggiungere che riflessioni “apocalittiche” potrebbero essere menzionate come CONS soprattutto se ci spostiamo dall’ambito Aziendale. Ma non è sicuramente questa la sede per ampliare il dibattito. In questo scritto ho ragionato da Manager maturo pensando come utenti di riferimento i colleghi, collaboratori o target guidati che hanno la consapevolezza e il giusto approccio all’utilizzo della Rete.


 

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