Marco Sprocati

Categories: AIF,Interviste

MARCO SPROCATI

sprocati150

 
 
Presidente Formeta Associazione

Micro e macro interagiscono costantemente generando motivazioni, impegno e partecipazione della persona. Per questi motivi il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre più esperienziale, e il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni.
Quali sono i metodi e gli strumenti a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitivo, organizzazione e persona al fine di arrivare alla giusta comprensione delle dinamiche economiche e industriali, all’uso consapevole della tecnologia e al corretto sviluppo personale?

Il quotidiano è il risultato di due aspetti fra di loro antitetici: la pianificazione e la creatività. Il buon fluire del quotidiano è frutto di una sapiente pianificazione: attività, incontri, decisioni, ripianificazione, socialità, divertimento, conflitti sono pianificati nelle nostre giornate per dispiegarsi e permetterci di raggiungere un risultato. Nello stesso tempo la nostra creatività, e quella degli altri, si introduce per sconvolgere continuamente la pianificazione e generarne di nuova per consentire a nuove idee di prendere posto. Ma non è fantastico tutto ciò? E’ una lotta continua tra il confort (la pianificazione) e la follia (la creatività) che ai giorni nostri si fa sempre più rilevante per rispondere ai bisogni di raggiungere degli obiettivi concreti, ma nello stesso tempo farlo con idee nuove per il cambiamento veloce dei nostri contesti. Il formatore rappresenta la sintesi di questo connubio antitetico e lo deve cavalcare per essere continuamente punto di riferimento per gli altri (Il formatore è un project manager della formazione).

 

La terza rivoluzione industriale, nel 1970, ha segnato la nascita dell’informatica. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora definita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile identificarne l’atto fondante. La moltiplicazione della complessità è una delle caratteristiche dell’innovazione, per cui di fronte a una tecnologia sempre più amichevole e familiare, ci si confronta con un’incertezza continua che rende complesso identificare il senso e la direzione del cambiamento. Ci avviamo verso un futuro in cui intelligenza artificiale, robotica e persone interagiranno nelle nostre organizzazioni.
In questo contesto quali metodi e strumenti possono essere utilizzati nella formazione professionale per facilitare un inserimento sensato e un uso consapevole di tecnologie abilitanti fondamentali per l’internazionalizzazione e la realizzazione di Industria 4.0?

Amo tutto ciò che è digitale. E’ nuovo, è fresco, è cool, è giovane, è moderno, è potenzialmente infinito, è a portata di mano, è figo. In fondo digitale è ritornare alle origini cioè fare con le dita: un dito sullo smartphone o sulla tastiera/schermo (dal latino digitus dito, ma nel significato tecnologico, è transitato attraverso l’inglese digit cifra numerica) che si trasforma in qualcosa di numerico, virtuale e spudoratamente concreto-visibile-coinvolgente e relazionale. Il digitale ha reso diffusa la conoscenza. Un clic, una ricerca, un browser e abbiamo le risposte. L’importante è far bene le domande. Sapere cosa cercare e sapere selezionare ciò che ci viene proposto. Il formatore diventa allora un facilitatore della conoscenza, colui che è in grado di aiutare a fare la giusta domanda e a districarsi in tutto quello che è nuovo: IoT, industria 4.0, stampa 3D, social media, crowdfunding, ecc…. (Il formatore è un coach del digitale)

 

I giovani si trovano di fronte a nuove e importanti sfide che prospettano rischi e opportunità. La trasformazione digitale ha portato un cambiamento della natura stessa del lavoro che causerà un inevitabile riassestamento della società. In settori storici stanno scomparendo numerosi posti di lavoro mentre altri segmenti di mercato vivono un momento fiorente sollecitando la continua ricerca di nuove figure professionali. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma rivestiranno altrettanta importanza il pensiero critico e la creatività da impiegare per attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi.
Quale formazione ritiene utile per supportare l’evoluzione delle organizzazioni e lo sviluppo di nuova occupazione?

L’occupazione è legata alla capacità della società di innovarsi e seguire i trend evolutivi delle società più evolute. Per fare questo occorre dare spazio a classi politiche di mentalità aperta, giovanile, innovatrici e che propendono per il bene collettivo. I giovani portano nuove idee, rompono gli schemi, si avventurano oltre i confini e devono trovare mentor che li sappiano solo guidare per trovare le giuste risorse e adattare il progetto per renderlo sempre più allineato alle esigenze che deve soddisfare. Per fare nuova occupazione bisogna essere un po’ incoscienti e nello stesso tempo pragmatici. Il formatore diventa in questo caso un mentor per indicare la via e per rompere il conservatorismo e le barriere che impediscono alle idee nuove di affermarsi. (Il formatore è un mentor per le nuove business idea).


 

Torna all’elenco delle interviste

0
0