Mario Gelsomino

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MARIO GELSOMINO

AD MAATMOX Esperienze Formative – Consulente Senior

Il coraggio di riscoprire il Fattore Umano nell’era della digitalizzazione

Mai come oggi si è avvertita la necessità di adeguare i processi formativi, rendendoli compatibili con le esigenze conseguenti alla accelerazione tecnologica che accompagna la crescita sia economica che sociale.
Le risposte che vengono date contengono, spesso, gli stessi dubbi delle domande che le hanno generate: si passa da un inadeguato senso di “concretezza”, espresso dalla creazione di modelli sintetici con eccessivi input informativi, slogan comportamentali e pillole di sapere, a proposte di modelli imitativi basati non sulla comprensione, ma sul ricalco di idee, percorsi, formule che altri, in altre circostanze, in altri momenti, hanno saputo coscientemente o, a volte, con buone dosi di casualità, trasformare in successo.
In un mondo nel quale la tecnologia digitale “crea” sempre più opportunità di scambio innovativo, la formazione perde creatività e propone “modelli”, a volte fin troppo stereotipati.
Si parla del fattore umano come determinante per la crescita delle organizzazioni, che sono aggregazioni di persone coordinate per il raggiungimento di uno scopo attraverso obiettivi comportamentali, e non si tiene sufficientemente in considerazione che proprio il fattore umano impone una visione che vede la partecipazione emozionale come elemento fondante delle sfide di successo.
La prima richiesta a cui tutti siamo chiamati e che desideriamo sia messa in campo dagli altri partecipanti al gioco delle relazioni è “collaborazione”: niente di più logico e minimale.
Il limite è chiederla come presupposto e non considerare che essa è, invece, un risultato.
Collaborare è conseguente al condividere, che è a sua volta conseguente al conoscere.
Se non conosco non posso creare accordi che mi consentano di partecipare consapevolmente alla costruzione di un risultato. Di più: il concetto di consapevolezza presuppone conoscenza dei fattori hard in gioco nel progetto (competenze tecniche necessarie e mezzi a disposizione) e dei fattori soft impliciti nella complessità dei soggetti attori del processo (qualità della partecipazione del fattore umano).
Ecco che la percezione dell’importanza del fattore umano diventa fondamentale al punto di obbligarci a considerare qualsiasi task force operativa non solo sotto il profilo delle competenze tecniche (hard-skill), ma soprattutto delle sinergie relazionali (soft-skill).
Le attuali attenzioni formative dedicate ai principi di Intelligenza Emotiva aiutano ad individuare e sviluppare il vero valore della “partecipazione proattiva consapevole”.
La Formazione Esperienziale sviluppa metodologie che portano a tale consapevolezza attraverso la metafora ludica, che crea situazioni estranee al fare quotidiano e libera comportamenti veri in quanto spontanei.
Il progetto di Formazione Esperienziale Maatmox “L’impresa di chi fa Impresa”, sviluppato per Confcommercio Verona e Scuola per l’imprenditoria, che ha partecipato al Premio Olivetti 2018, ha costruito, nell’ambito sportivo, un percorso tipico delle attività proprie di un manager/imprenditore: progettare, pianificare, programmare, addestrare i soggetti e realizzare la sfida sognata.
Aspetti creativi, tecnico-valutativi, organizzativi, assieme ai fattori di Intelligenza emotiva per conoscersi, creare relazione, individuare ruoli valorizzanti, sostenersi nell’esecuzione della sfida, hanno permesso di comprendere il valore formativo conseguente al metodo di erogazione e quello auto-formativo, implicito nel mettersi in gioco sperimentandosi fino in fondo. Anche l’eventuale insuccesso rappresentava un successo per la crescita individuale.


 

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