Marta Cammilletti

Categories: AIF,Interviste

MARTA CAMMILLETTI

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Formatrice comportamentale free lance e Co Founder di Over the Bumps

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Come tutti sappiamo il cambiamento spaventa. Il cambiamento tecnologico spaventa ancora di più (ad es. per molti gli strumenti stessi possono spaventare perchè si pensa di non riuscire ad utilizzarli, si teme il confronto con colleghi più abili ecc). La formazione non deve secondo me “vendere” il cambiamento come un qualcosa di sicuramente ed immediatamente vantaggioso, penso che il principale compito che abbiamo rispetto al lavorare sul cambiamento sia “cambiare l’approccio al cambiamento”. Dobbiamo formare rispetto al cambiamento in sè, a livello generale, non AL singolo cambiamento. Far ragionare su come funzioniamo, su cosa ci succede, di fronte al cambiamento, come individui prima e come organizzazioni poi, sugli elementi che ci arricchiscono e su quali ci rendono la vita difficile, solo così possiamo secondo me supportare persone e organizzazioni a cogliere l’opportunità di un cambiamento.
 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
La tecnologia ci rende molto più facile il contatto tra persone, seppur spesso si tratti di relazioni a distanza, in ogni caso tutto ciò favorisce il concetto di intelligenza collettiva, purchè si sia capaci di darsi metodi e regole di utilizzo di questa tecnologia. In caso contrario, per assurdo, l’intelligenza collettiva è frenata, sfavorita. Se ricevo 1000 mail non le leggo più, e magari tra quelle ce ne sono di significative rispetto a questo concetto… La formazione può contribuire all’ innovazione se aiuta a gestire e valorizzare la tecnologia senza invece farcela subire, perchè può rendere la persona padrona capace di comprendere e gestire questi strumenti, non solo dal punto di vista tecnico e di utilizzo, ma dal punto di vista dell’impatto che hanno, del valore aggiunte e delle criticità che possono presentare. Il contributo che possiamo dare è quello di fornire i mezzi e la cultura per saper scegliere e saper capire.
 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
La formazione può aiutare i giovani ad integrarsi e le organizzazioni a valorizzare questa integrazione, ad esempio sviluppando la leadership orizzontale di queste “forze fresche”, poiché, pur non avendo il ruolo gerarchico dalla loro,possano essere più confidenti nell’ essere, ad esempio, proattivi, nell’influenzare e nel contaminare positivamente realtà anche storicamente radicate. La formazione può aiutare i giovani a contaminare con entusiasmo le aziende lavorando sulla loro leadership, sull’ analisi e sulla risoluzione di problemi, sulla loro capacità di risultare proattivi ma al tempo stesso “a misura” rispetto al contesto. Tutto ciò si riflette sia individualmente, sul singolo individuo, sia, strategicamente, sull’organizzazione nel lungo periodo .


 

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