Massimo Ponzinibio

Categories: AIF,Interviste

MASSIMO PONZINIBIO

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Partner di let’sGO education, formazione su misura per le aziende

Micro e macro interagiscono costantemente generando motivazioni, impegno e partecipazione della persona. Per questi motivi il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre più esperienziale, e il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni.
Quali sono i metodi e gli strumenti a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitivo, organizzazione e persona al fine di arrivare alla giusta comprensione delle dinamiche economiche e industriali, all’uso consapevole della tecnologia e al corretto sviluppo personale?

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La figura illustra spietatamente una faccia della realtà attuale. Accanto a questa: Internet of Things, realtà virtuale, intelligenza artificiale, ecc. È cambiato tutto: tempi, spazi, distanze, relazioni, comunicazione, modelli di business e di leadership, modalità di apprendimento, di lavoro, di organizzazione, ecc. Quindi le priorità per noi formatori, sono:
1. Come per tutte le persone, imparare, formarci, apprendere, accedere a questo nuovo mondo. Personalmente, sono iscritto, per il secondo anno, ai convegni e alle opportunità offerte sul tema dal Politecnico di Milano, Osservatori.net., oltre che a forum quali 3D Experience. Ritengo inoltre decisivo frequentare e vivere in prima persona gli avamposti di questa rivoluzione tecnologica, quali coworking, Fab Lab, Incubatori di Start Up.
2. Abbandonare approcci rassicuranti, ma inadeguati ai tempi, e affrontare la sfida di creare dal nuovo, dall’ignoto, fare ricerca
E, invece di analizzare metodi e strumenti, che sono una conseguenza, urge costruire su questi paradigmi*:
• Sistema culturale collaborativo, che si adatta
• Non linearità, persone libere, non forzate nell’apprendimento (stop al docente che insegna e al discepolo che ascolta)
• Learning by doing, la didattica si intreccia con l’attività di ricerca e di esplorazione, anzi sono tutt’uno. Fare le cose e imparare facendole, apprendimento in situazione
• Do it yourself, progettazione e produzione, auto produzione, auto imprenditorialità
• Co-progettualità, mutuata dal design, per vedere le cose come potrebbero essere, collettivamente
• Opera aperta , offerta didattica aperta, modulata nel tempo in ogni suo aspetto
• Multidiversità, come nella fisica quantica
• Creazione di modelli che si adattano ai mutamenti e capaci di renderli proficui, anche quelli negativi
• Condivisione. Persone, idee, progetti, spazio, conoscenza, idee
• Scambio continuo reciproco che garantisce qualità delle informazioni e cultura collettiva
• Contaminazione, processi osmotici di esperienze e competenze per aumentare il valore dei singoli
La tecnologia e le sue repentine evoluzioni, i social nelle diverse espressioni, sono lo strumento ideale per rendere concreti i concetti indicati. Credo che solo in questo modo siamo in grado di incidere positivamente sull’interazione Individuo/tecnologia, individuo/cambiamento, individuo/organizzazione, individuo/nuove competenze; costruendo nel contempo modelli per il futuro.
*spunti da Open Source

 

La terza rivoluzione industriale, nel 1970, ha segnato la nascita dell’informatica. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora definita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile identificarne l’atto fondante. La moltiplicazione della complessità è una delle caratteristiche dell’innovazione, per cui di fronte a una tecnologia sempre più amichevole e familiare, ci si confronta con un’incertezza continua che rende complesso identificare il senso e la direzione del cambiamento. Ci avviamo verso un futuro in cui intelligenza artificiale, robotica e persone interagiranno nelle nostre organizzazioni.
In questo contesto quali metodi e strumenti possono essere utilizzati nella formazione professionale per facilitare un inserimento sensato e un uso consapevole di tecnologie abilitanti fondamentali per l’internazionalizzazione e la realizzazione di Industria 4.0?

Credo che un sia un nostro (di noi formatori) compito sociale, oltre che una priorità professionale, contribuire a una cultura digitale che valorizzi e riconosca comunque l’individuo, con tutte le sue risorse esclusive, al centro del cambiamento e del progresso.
In questo senso, trasversalmente al ruolo, all’età e agli obiettivi singoli, la mia responsabilità e la mia competenza sono al servizio delle persone in queste 5 aree:
CONSAPEVOLEZZA
APPRENDIMENTO
MOTIVAZIONE
LEADERSHIP E TEAM
NETWORK

1)Area della CONSAPEVOLEZZA. Percorsi formativi che aiutano le persone ad esplorare i meccanismi dell’intuito, dell’irrazionalità da un lato; della logica e della razionalità dall’altro, basati sul modello concepito dal premio Nobel Daniel KAHNEMAN . Consapevolezza anche della fallacia dell’esperienza e delle previsioni, allenando la mente a costruire sul nuovo, sull’ignoto, vedi TALEB e il “Cigno Nero”.
2)Area dell’APPRENDIMENTO e dello sviluppo di capacità cognitive. L’intelligenza intesa come proprietà dinamica della mente, modificabile e in grado di affrontare e risolvere problemi di varia natura,quali il cambiamento e nuove competenze, per stare in tema, come ci ha insegnato ad esempio il metodo FEUERSTEIN.
3)Area della MOTIVAZIONE e delle risorse interne personali. Laboratori di formazione in cui si utilizzano la Musica, l’Arte, il Teatro, l’Emozione per far riconoscere ed esprimere le risorse interne personali, la propensione al nuovo, al cambiamento
4)LEADERSHIP e TEAM L’intelligenza e le idee non stanno necessariamente nei vertici, ma sono diffuse, le competenze pure. La gerarchia non è più fattore di decisione e di successo, le start up dimostrano che fatto 100 il risultato, 70 è merito del team, 30 dell’idea.
5)NETWORK Ogni organizzazione, ogni azienda, ogni individuo ha la necessità di fare rete, di fare network, per sopravvivere, stare al passo con i tempi, distinguersi e rendersi utile. L’individualismo non paga più, bisogna vincere la storica “sindrome delle Torri di San Gimignano”, per cui la mia torre è più alta della tua, ma la comunità è indifesa e tutti soccombiamo.
Sono convinto che le 5 aree sopra riassunte siano le fondamenta formative della cultura 4.0 e dell’internazionalizzazione, dando per scontato che la competenza nell’uso della tecnologia sia l’aspetto meno problematico, soprattutto per le nuove generazioni.

 

I giovani si trovano di fronte a nuove e importanti sfide che prospettano rischi e opportunità. La trasformazione digitale ha portato un cambiamento della natura stessa del lavoro che causerà un inevitabile riassestamento della società. In settori storici stanno scomparendo numerosi posti di lavoro mentre altri segmenti di mercato vivono un momento fiorente sollecitando la continua ricerca di nuove figure professionali. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma rivestiranno altrettanta importanza il pensiero critico e la creatività da impiegare per attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi.
Quale formazione ritiene utile per supportare l’evoluzione delle organizzazioni e lo sviluppo di nuova occupazione?

Da una indagine condotta da Osservatori.net è emerso che la principale difficoltà, indicata da circa il 70% degli imprenditori, sia la resistenza culturale al cambiamento, seguita dalla mancanza di competenze. È evidente come l’imprenditore abbia l’esigenza di essere affiancato e supportato nella trasformazione in azienda digitale. Le aziende, multinazionali o start up, che già hanno affrontato il processo di cambiamento, oppure lo stanno affrontando, offrono soluzioni di progettazione e di azione:
• Mappatura e analisi dei bisogni. Quali nuovi ruoli sono necessari per supportare la strategia aziendale o la riorganizzazione?
• Ripensare modalità di attraction, reclutamento e siluppo interno
• Innovare i modelli di lavoro, con aumento di flessibilità, responsabilità e autonomia delle persone
• Investire sullo sviluppo di nuove competenze e figure professionali
• Ripensare in chiave digitale le tradizionali soft skill trasversali
• Pensare a come gestire il cambiamento, come accogliere le nuove figure
• Riconoscere e valorizzare le persone che già possiedono i requisiti ideali
• Coinvolgere tutti i dipendenti
• Smart working
Esistono poi molti casi di successo a cui ispirarsi per definire il piano di formazione, un mix coerente di attività di aula e modalità di apprendimento digitale, quali elearning, social network, webinar:

• Vere e proprie Digital Academy per trasferire conoscenze e principi digitali a tutta la popolazione attraverso un mix di workshop, community virtuali
• Programmi di Coaching inverso, dai giovani verso gli anziani
• Coaching specifico per il Management
• Programmi di evangelizzazione e di valorizzazione di campioni digitali
• Laboratori di innovazione interni
Qual è il ruolo del formatore ? 2 direzioni:
-Specializzazione su interventi specifici e competenze verticali
-Partner di un team interfunzionale di progetto, a codice aperto, che comprende attori eterogenei, dal consulente al tecnico, dallo specialista al manager o dipendente dell’azienda, fino ad arrivare a clienti, fornitori, Università e istituti di ricerca, start up e “concorrenti” oggi alleati.
Sistema culturale collaborativo, formazione alla consapevolezza, all’apprendimento, alla fiducia in se stessi; nuovi modelli di leadership, fare network; nuovi modelli di business e organizzativi, nuove competenze, nuovi ruoli: non sono la ricetta sicura per combattere la disoccupazione, ma certamente offrono opportunità ai giovani, ai disoccupati, a chi vuole riqualificarsi, oltre sostenere le aziende nel processo di cambiamento.


 

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