Monica Giordani

Categories: AIF,Interviste

  

MONICA GIORDANI

Coaching4U Coaching and facilitation for business and personal well-being

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

Per quanto riguarda la gamification, in qualità di esperta di Intelligenza Emotiva ed insegnante di yoga della risata, considero ogni attività esperienziale una ricchezza, una leva potente dell’apprendimento. Le emozioni positive che si generano con il gioco, agevolano l’apprendimento. Il gioco, insieme all’esperienza anche corporea e non solo intellettuale, consente, attraverso l’abbassamento delle difese ed il divertimento, di costruire un ambiente dove l’interazione con gli altri è maggiormente sviluppata e dove è possibile mettersi alla prova apprendendo ad affrontare situazioni critiche. Personalmente credo che sia solo attraverso l’esperienza che passa anche dal corpo che si possano generare cambiamenti importanti e trasformativi. Da 10 anni propongo in azienda Lo Yoga della Risata, e lo introduco nei miei corsi sul Well-Being insieme ad altre attività “ludiche”, ed i benefici sono davvero tanti e soprattutto immediati: migliora il clima aziendale, le persone comunicano di più tra loro, collaborano e riduce la pressione dello stress.

Questo non toglie che ci siano delle difficoltà nel proporlo, perché conosciamo, le barriere degli adulti rispetto al gioco, al divertimento, al ridere tout court. Da qui una riflessione che riguarda il facilitatore, l’abilità nell’andare oltre le barriere ed accompagnare le persone nell’autorizzarsi al divertimento. Le barriere sono a tutti i livelli, e proprio in un momento come quello attuale dove integrazione è la parola d’ordine, occorre fare una auto-riflessione su questo tema e soprattutto mettersi in gioco (altrimenti il gioco non funziona)

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Sicuramente lo Smart Working può avere un impatto positivo per entrambe le parti: è una delle tante proposte che un’azienda può fare per facilitare il benessere della persona, è il futuro e la direzione in cui occorre andare. Ma non può bastare! Secondo l’OMS (organismo mondiale della sanità) l’87% dei lavoratori del mondo è demotivato e la depressione nel 2020 sarà la secondo malattia con cui tutti dovremo fare i conti. Le organizzazioni hanno la necessità di operare una profonda riflessione auto-critica, che va oltre al proporre ai dipendenti attività e modalità diverse di lavoro, e/o formazione sul Well-Being.

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

Personalmente mi occupo del benessere della persona, come unica responsabile del proprio benessere. Il benessere è uno stato mentale indipendentemente dalle circostanze esterne. Questo è il messaggio che voglio lasciare, questo è il salto di paradigma che occorre fare a livello individuale.

Poi l’azienda si deve occupare di tutto il resto: credo che l’azienda debba assumersi delle responsabilità e smettere di pensare a strategie da adottare per il benessere della persona quando quando poi nella quotidianità si adottano dei comportamenti incoerenti con quello che viene trasmesso in aula. Altrimenti questi corsi possono diventare un boomerang.

Occorre incominciare a ragionare su un modello diverso, congruente, top down, dove il management rappresenti veramente i valori e la vision aziendale (vedi Nicolò Branca per citarne uno italiano), non vi è cosa peggiore che indurre negli altri il cambiamento quando non ci si assume la responsabilità del proprio cambiamento (cit. Peter Drucker)

La mia lunga esperienza di formazione con il middle management mi consente di affermare che il malessere più grande che si percepisce è lo scollamento tra l’agire del top management ed i “principi del well being” .

Le competenze del futuro richieste, possono essere solamente nella direzione dello sviluppo di quelle competenze di intelligenza emotiva definite soft skills, senza comprendere che queste sono i driver dei nostri comportamenti e quindi dei nostri risultati.

L’intelligenza emotiva è una skill essenziale per navigare nella complessità del mondo di oggi. È un fattore chiave per l’efficacia personale e professionale, per le relazioni, per il benessere e la qualità della vita. Questa è una delle ragioni per cui il World Economic Forum 2018 la identifica come una delle competenze essenziali per il futuro.


 

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