Monica Nava

Categories: AIF,Interviste

nava150   

MONICA NAVA

Co-founder di Premium Attitude Project srl, Trainer and Executive coach

Lo scenario economico e sociale è in continua e rapida evoluzione: la trasformazione digitale ha abbracciato quasi tutti i settori ed è protagonista nei principali mercati. Oggi tuttavia la crescita delle complessità e il timore nei confronti della tecnologia, sempre più pervasiva, sembrano ostacolare il percorso che porta al sviluppo della persona, in un contesto di interazione con le organizzazioni. Il fattore umano è riconosciuto come la soft-skill principale per il moto dell’evoluzione della nostra specie, ma ci sono ancora perplessità sulla direzione che deve prendere per portare a una nuova, vera innovazione. Come può la formazione incrementare l’impatto del fattore umano per infondere alle persone e alle organizzazioni il coraggio di affrontare nuove sfide in un contesto così dinamico?

La formazione può creare valore aggiunto facilitando il dialogo fra le persone, portatrici di know-how attraverso la condivisione e valorizzazione delle differenze. La narrazione è il mezzo che funge da lievito alle best-practice aiutando a recuperare ‘il filo nascosto” dei singoli contributi.
L’acquisizione di una visione sistemica, improntata a comprendere e gestire sistemi complessi e interdipendenti, supporta a delineare la strada verso gli obiettivi strategici. In questa logica l’attivazione di progetti di Change rende le persone protagoniste del processo di cambiamento in atto, creando engagement.

 

Nel contesto globale contemporaneo la diffusione di informazioni avviene a una velocità incalzante sospinta dalla digitalizzazione. Per questo motivo il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni. Il formatore oggi è la figura che può educare all’uso consapevole della tecnologia, finalizzata al corretto sviluppo della persona. Quali sono i metodi e gli strumenti tecnologici a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitività economica? Quanto questi strumenti influenzano i processi di formazione?

Nell’iterazione fra fattore umano e tecnologia, la persona rimane al centro e gli strumenti tecnologici, come ad esempio Webinar, App, Tutorial, sono mezzi di supporto, in grado di dare voce e implementare le esperienze e l’apprendimento attivato, creando nuove connessione e veicolando le informazioni in modo rapido e puntuale.

 

La maggior parte delle scoperte, dalle grandi innovazioni scientifiche agli step esperienziali della crescita di ognuno di noi, avvengono attraverso il continuo imbattersi in errori e ostacoli. La possibilità di sbagliare, se circoscritta a un contesto adeguato, è il motore del miglioramento personale. Ad esempio Cristoforo Colombo, imbarcandosi con le 3 caravelle nel 1492, ha colto l’episodio di serendipità più influente nella storia moderna: mirando a raggiungere le Indie, scoprì l’America. Nella serendipità, ovvero la possibilità di imbattersi in felici scoperte per puro caso, è determinante l’influenza della specifica realtà in cui si opera. Il compito del formatore è operare attraverso la centralità della persona, legando tramite l’apprendimento il contesto dello scenario socio-economico allo sviluppo umano. Attraverso quali pratiche il formatore può trasmettere alla persona i mezzi necessari per la crescita dell’individuo nella realtà locale?

Il formatore diventa facilitatore di momenti di lavoro di team che vadano nella logica del darsi “il permesso di sbagliare” e di “esistere” come persona e come gruppo.
Le persone, intese nella loro corporalità, vengono guidate a sviluppare una qualità della presenza propedeutica ad attivare relazioni autentiche e a trovare nuove strade.
Attraverso un “processo di rallentamento” si attiva un processo di consapevolezza propedeutico a riflettere e a dare un nome alle esperienze, come punto per esplorare nuovi orizzonti e collegarli alla genesi di cui ciascuna azienda è portatrice.


 

Torna all’elenco delle interviste

0
0