Nestore Zini

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NESTORE ZINI


Inizia la sua carriera nell’ambito della formazione delle risorse umane nel 1998, operando come tutor e trainer prima e come coordinatore della formazione dopo, all’interno di un’azienda di estrazione Olivetti, ossia la allora neonata Omnitel. Approda ad una seconda start-up di eccellenza nel 2001 (H3G), intraprendendo in contemporanea il percorso per acquisire il livello Master Advanced in Programmazione Neurolinguistica presso l’Istituto Italiano di PNL, in cui svolgerà negli anni successivi anche il ruolo di Assistente e Tutor. Nel 2004, a seguito di varie esperienze anche esterne alle aziende in cui aveva operato come dipendente, decide di intraprendere la carriera free lance. Nel 2007, desideroso di sviluppare un punto di vista più legato all’individuo rispetto all’approccio aziendale fino a quel momento adottato, acquisisce il diploma di Counsellor, riconosciuto AICO. Nel 2011 consolida la propria esperienza come Coach, grazie anche alla specializzazione in Coaching Ontologico, frequentando la Scuola Europea di Coaching.

Nel 2015, in ottica di formazione continua, decide di acquisire il livello Foundation in Analisi Transazionale presso l’istituto TA Works ad Oxford (UK).
Nel 2017, approfondisce ulteriormente il tema delle emozioni grazie ad un corso tenuto da Joshua Freedman della società Six Seconds, società avente l’obiettivo di diffondere nel mondo l’Intelligenza Emotiva. In oltre 20 anni di esperienza, ha sostenuto più di 20.000 persone nel loro cammino di crescita professionale, attraverso la formazione ed il coaching. Ha operato in ambiti molto differenti tra loro, cooperando con centinaia di realtà aziendali di diverse dimensioni, sia a livello nazionale che internazionale. Ama ideare progetti che integrino diversi approcci ed esperienze, appagando e sfruttando la curiosità che lo caratterizza. Da sempre convinto del valore intrinseco dell’essere umano, nel 2017 ha deciso di diventare Co-Fondatore e CXO di K-Rev, con l’intenzione di portare una ventata di equità ed efficacia nel mondo aziendale. Tra i suoi interessi vi sono il teatro, il cinema, l’aikido, le moto (classiche), la scrittura.

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

Immaginate per un istante di dover affrontare una scalata, un’immersione, una traversata del deserto. Di quali tecnologie vi munireste? Le più moderne ed efficaci sul mercato? Probabilmente si, perché sono situazioni che determineranno la vostra vita.

Ogni giorno le funzioni HR hanno un ruolo fondamentale nel definire “le vite” delle persone.
Hanno quindi il dovere di utilizzare e mettere a disposizione le tecnologie più moderne ed efficaci che il mercato possa offrire.
Tecnologie che permettano di decidere il “Sentiero” da seguire. Un sistema di performance e talent management che permetta, in tempo reale, giorno dopo giorno, di rilevare, monitorare, storicizzare il percorso che le persone fanno in azienda.

E parlando di tecnologie, un sistema digitale che non prescinda dall’essere umano, anzi che ne sia la più alta espressione, che abbia come scopo ultimo quello di una maggiore equità ed eticità grazie alla raccolta puntuale di dati, alla condivisione continua con le parti coinvolte. Ancora oggi, la valutazione ed il monitoraggio delle performance e dei talenti è gestita tramite strumenti che non risolvono né attenuano i bias di memoria e cognitivi dell’essere umano. Tantomeno supportano concretamente i manager, i collaboratori o le funzioni HR in questo duro compito, perché spesso sono tecnologie progettate in modo non ergonomico.
Ma esistono queste tecnologie? Si. Ed ecco che per fare buone scelte in situazioni incerte e complesse, non abbiamo più bisogno di una massiccia dose di coraggio, perché avremmo a disposizione una sufficiente quantità di dati di qualità.

C’è una frase che negli anni è rimasta nella mia memoria: “Nella vita non è difficile fare la cosa giusta. E’ difficile capire cosa è giusto fare. Una volta capito questo, farlo è semplicissimo.”. E questo ci porta al secondo tema.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

Io dico spesso che la consapevolezza è al contempo sopravvalutata e sottovalutata.
Sottovalutata da chi pensa che si possano fare passi avanti senza sapere quali strade ci abbiano condotto fino a qui.
Sopravvalutata da chi pensa che sia di per sé garanzia di un cambiamento.

La consapevolezza va presa per ciò che è. Uno status quo.
Un sapere che, se usato adeguatamente, può generare risultati straordinari.
Un sapere che, se ignorato, può inibire il potenziale di chiunque.
Esporre le persone ad evidenze, fatti, esperienze, situazioni, confronti nei quali abbiano la possibilità di entrare in contatto con il modo in cui il mondo circostante le percepisce, può aumentare drasticamente il grado di consapevolezza di sé.

Qui i fattori chiave sono tempestività, frequenza, completezza, trasparenza dell’informazione.
Quante volte nella vita vi siete detti “l’avessi saputo… avrei agito diversamente…”?
Ecco perché i suddetti fattori sono cruciali.

Un libro che invita a riflettere sulla relazione tra consapevolezza e tempo, è “Vorrei averlo fatto”.
Parla dei cinque rimpianti più grandi che le persone dichiarano sul letto di morte. Vi assicuro che sono cose semplici, di cui ognuno di noi potrebbe essere consapevole, ma che la maggior parte ignora fino a quando è troppo tardi.
E questo ci porta al terzo punto.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Yuval Noah Harari, storico, saggista e professore universitario israeliano, nel suo libro “Sapiens, da animali a dei” coglie la peculiarità che distingue l’essere umano da tutti gli altri esseri viventi su questo pianeta. La cosa interessante è che questa differenza non è in alcun modo sul piano individuale; cito l’autore “…sul piano individuale io somiglio a uno scimpanzé in modo imbarazzante”.

Andrò dritto al punto. La vera differenza è sul piano collettivo. Questo, più di tutto, ci ha trasformato in soli 70.000 anni, da esseri insignificanti a dominatori di questo pianeta.

Grazie alla capacità di elaborare concetti astratti.
Per questo 7 miliardi di persone, senza mai essersi incontrate, possono sentirsi unite grazie al senso di appartenenza ad un unico genere: UMANO.


 

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