Raffaele Iannuzzi

Categories: AIF,Interviste

RAFFAELE IANNUZZI

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Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti dal 2005
saggista, formatore, consulente strategico (crisis management)

Micro e macro interagiscono costantemente generando motivazioni, impegno e partecipazione della persona. Per questi motivi il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre più esperienziale, e il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni.
Quali sono i metodi e gli strumenti a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitivo, organizzazione e persona al fine di arrivare alla giusta comprensione delle dinamiche economiche e industriali, all’uso consapevole della tecnologia e al corretto sviluppo personale?

Il cuore della formazione non è di natura prettamente tecnica o strategica, ma è legata al dinamismo inside-out. Tutte le tecniche, strategie e perfino il pacchetto meglio noto come “learning-by-doing” sono inscritte nel paradigma erroneo dell’outside-in. In realtà, non c’è esperienza umana, professionale e dunque comunitaria, in genere, che non parta dall’inside-out. E’ un nodo che coinvolge direttamente la qualità della mente e i principi che stanno dietro l’esperienza umana. Il resto, enucleato nella domanda, sono solo conseguenze. Il punto qualificante dell’approccio inside-out è infine l’idea-forza che non sia cruciale partire dal potenziale, bensì far leva sulle capacità, coscientizzate, e – da esse – tirare su la barra, per così dire, innalzandole e facilitando la possibilità del soggetto di essere “grounded”, capace di autentico protagonismo e leadership.

 

La terza rivoluzione industriale, nel 1970, ha segnato la nascita dell’informatica. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora definita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile identificarne l’atto fondante. La moltiplicazione della complessità è una delle caratteristiche dell’innovazione, per cui di fronte a una tecnologia sempre più amichevole e familiare, ci si confronta con un’incertezza continua che rende complesso identificare il senso e la direzione del cambiamento. Ci avviamo verso un futuro in cui intelligenza artificiale, robotica e persone interagiranno nelle nostre organizzazioni.
In questo contesto quali metodi e strumenti possono essere utilizzati nella formazione professionale per facilitare un inserimento sensato e un uso consapevole di tecnologie abilitanti fondamentali per l’internazionalizzazione e la realizzazione di Industria 4.0?

Anche in questo caso, occorre pensare “altrimenti”: il punto non sono mai le “tecniche”, le “strategie” e le “conoscenze” in sé. Il punto cruciale è il nesso tra una visione interdisciplinare autenticamente approfondita e verificata e la capacità di navigare attraverso le novità di un mondo definito volatile, unificato, complesso e aperto. Non c’è una filosofia della storia universale, come molti analisti hanno pensato, dal tardo XIX° sec. fino al crollo del Muro di Berlino: le fasi dell’industrializzazione non sono lineari, né prevedibili e in fondo neanche immaginabili. La pre-visione è uno schema che richiama di fatto una distorsione cognitiva. La formazione deve tornare al livello dell’educazione integrale della persona, perché solo la persona può affrontare ciò che gli si para innanzi, ma può farlo di momento in momento, non attraverso un “piano quinquennale” trasposto sul terreno antropologico.

 

I giovani si trovano di fronte a nuove e importanti sfide che prospettano rischi e opportunità. La trasformazione digitale ha portato un cambiamento della natura stessa del lavoro che causerà un inevitabile riassestamento della società. In settori storici stanno scomparendo numerosi posti di lavoro mentre altri segmenti di mercato vivono un momento fiorente sollecitando la continua ricerca di nuove figure professionali. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma rivestiranno altrettanta importanza il pensiero critico e la creatività da impiegare per attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi.
Quale formazione ritiene utile per supportare l’evoluzione delle organizzazioni e lo sviluppo di nuova occupazione?

Una e una soltanto: la capacità di conoscere i principi che stanno dietro l’esperienza umana: mente, pensiero e coscienza. Ciò fornirà un enorme potenziale basato sulla qualità del pensiero e le competenze diventeranno parte integrante di questo percorso. Competenze che, di volta in volta, si allineeranno alla vita personale e sociale.


 

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