Riccardo Bechelli

Categories: AIF,Interviste

RICCARDO BECHELLI

bechelli riccardo
socio dello Studio Protecno, RSPP e formatore
riccardo.bechelli@lupiprotecno.it

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Ritengo che la formazione debba adeguarsi al livello di digitalizzazione oramai molto avanzato,rendendo così possibile una maggiore fruizione dell’offerta formativa da parte di un maggior numero di persone.
Sarebbe auspicabile un sempre maggior sviluppo di piattaforme digitali, evitando di far spostare continuamente le persone. Ritengo altresì fondamentale uno sviluppo di processi formativi più snelli, mirati e soprattutto con l’obiettivo comune di valorizzare e sostenere le attitudini che ognuno di noi ha.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
L’etica e la cultura credo che rimarranno sempre al di fuori di qualsiasi sistema legato ad un’ intelligenza artificiale. La formazione deve servirsi dell’innovazione e l’innovazione può dirsi tale se le persone sono “pronte” a poterne usufruire traendone benefici.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Mi riallaccio alla prima risposta che ho dato e ribadisco il fatto che in primis occorre valorizzare l’attitudine del singolo nell’ottica di creare delle imprese armonizzate. La formazione può generare entusiasmo e partecipazione se si rivolge a persone che hanno interesse (attitudine) a voler apprendere certe nozioni.

 

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