Roberta Astori

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ROBERTA ASTORI

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Gestione servizio informativo
Centro Orientamento Università degli Studi di Trieste

Micro e macro interagiscono costantemente generando motivazioni, impegno e partecipazione della persona. Per questi motivi il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre più esperienziale, e il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni.
Quali sono i metodi e gli strumenti a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitivo, organizzazione e persona al fine di arrivare alla giusta comprensione delle dinamiche economiche e industriali, all’uso consapevole della tecnologia e al corretto sviluppo personale?

Lo scorso 9 gennaio è venuto a mancare all’età di 91 anni, Zigmut Bauman, intellettuale geniale e illuminato, noto tra le altre cose come teorico della ‘società liquida’, ovvero di una visione del mondo caratterizzata dall’incertezza, in cui sono venuti a cadere confini e certezze tradizionali. In un suo volume del 2011, Conversazioni sull’educazione, il sociologo polacco affronta un interrogativo cruciale, ovvero quale sia il ruolo dell’educazione in un tempo che ha smarrito una chiara visione del futuro e in cui l’idea di un modello unico e condiviso di umanità sembra essere il retaggio di un’era ormai conclusa. In un contesto simile, viene da chiedersi, soprattutto, cosa sia e debba essere l’educazione: non più una rigida impartizione verticale e unilaterale di saperi, norme e precetti, ma un concetto complesso, sfaccettato e soprattutto stratificato e condiviso.
Il testo propone molti spunti interessanti in tal senso, ma l’idea di fondo è che educatori e formatori debbano in qualche modo insegnare la ‘speranza’, ovvero una visione nuova e positiva del reale, dove ognuno è interconnesso con l’altro.
Il rapido e pervasivo sviluppo tecnologico ha modificato in maniera sostanziale le modalità di comunicazione e di relazione tra persone, istituzioni, organizzazioni e comunità, creando nuove reti e connessioni, che però risultano spesso inafferrabili e difficilmente definibili. Credo quindi che un simile scenario imponga a tutti, educatori e formatori in primis, uno sforzo di analisi per arrivare a una comprensione critica di queste nuove dinamiche e a una consapevolezza del ruolo di ciascuno in questo contesto. A questo proposito ritengo indispensabile che i formatori pongano un’attenzione particolare alle tematiche relative al comunicare, soprattutto legate alle nuove modalità ‘social’, che sebbene abbiano enormi potenzialità presentano altrettanti rischi. E’ fondamentale alfabetizzare i cittadini, anche linguisticamente, a un uso corretto della tecnologia e della comunicazione digitale, che abbia anche una valenza orientata al senso civico e al bene comune.

 

La terza rivoluzione industriale, nel 1970, ha segnato la nascita dell’informatica. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora definita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile identificarne l’atto fondante. La moltiplicazione della complessità è una delle caratteristiche dell’innovazione, per cui di fronte a una tecnologia sempre più amichevole e familiare, ci si confronta con un’incertezza continua che rende complesso identificare il senso e la direzione del cambiamento. Ci avviamo verso un futuro in cui intelligenza artificiale, robotica e persone interagiranno nelle nostre organizzazioni.
In questo contesto quali metodi e strumenti possono essere utilizzati nella formazione professionale per facilitare un inserimento sensato e un uso consapevole di tecnologie abilitanti fondamentali per l’internazionalizzazione e la realizzazione di Industria 4.0?

In un contesto come quello già descritto risulta indispensabile a chiunque una solida padronanza di applicativi, tecnologie, strumenti e linguaggi informatici. Qualsiasi corso di formazione non può prescindere da una parte di alfabetizzazione al linguaggio informatico in senso lato, ovvero a percorsi di approfondimento delle tecnologie disponibili on e off line, al mondo social e della app, alla telefonia mobile, ai diversi device in uso per le funzioni più svariate. Nulla va dato per scontato e credo valga la pena fornire, oltre che una formazione tecnica, anche un quadro teorico di riferimento che renda le persone consapevoli delle potenzialità insite in tutta questa tecnologia e dei rischi che eventualmente ne possono derivare, anche a livello socio-psicologico, sia come individuo che come società. Un’educazione a un uso consapevole, razionale, funzionale, critico e positivo della tecnologia ci metterà in grado di non diventarne schiavi inconsapevoli ma di padroneggiarla per il meglio.

 

I giovani si trovano di fronte a nuove e importanti sfide che prospettano rischi e opportunità. La trasformazione digitale ha portato un cambiamento della natura stessa del lavoro che causerà un inevitabile riassestamento della società. In settori storici stanno scomparendo numerosi posti di lavoro mentre altri segmenti di mercato vivono un momento fiorente sollecitando la continua ricerca di nuove figure professionali. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma rivestiranno altrettanta importanza il pensiero critico e la creatività da impiegare per attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi.
Quale formazione ritiene utile per supportare l’evoluzione delle organizzazioni e lo sviluppo di nuova occupazione?

Anche in questo caso credo che la parola chiave sia ‘consapevolezza’, un concetto non facile né banale, che non è possibile ‘insegnare’ o ‘formare’, ma piuttosto aiutare a raggiungere, attraverso percorsi orientativi personalizzati. Muoversi in una società ‘liquida’, in uno scenario – anche economico – caratterizzato come già detto da profondi e repentini mutamenti, fortemente globalizzato e glocalizzato, privo di certezze e di parametri fissi e riconoscibili, è una sfida enorme che richiede prima di tutto forti certezze su sé stessi, su quello che individualmente si è in grado di mettere in gioco. A tal proposito credo risultino utilissimi, se non indispensabili, dei percorsi orientativi mirati, che aiutino i giovani, ma anche gli adulti che si trovano in fasi di transizione nei loro percorsi professionali e di vita, a definire al meglio il proprio profilo, i propri interessi, attitudini e competenze, in particolare le cosiddette soft-skills. In tal senso possono risultare particolarmente utili e interessanti, a mio parere, anche percorsi di orientamento narrativo, che attraverso il tramite dello story telling, della scrittura, della lettura e dell’auto-narrazione, aiutano a dare una struttura al reale, come sfondo su cui scrivere o riscrivere la propria ‘storia’.


 

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