Roberto Ardizzi

Categories: AIF,Interviste

ROBERTO ARDIZZI

ardizzi-roberto150

 
 
Coach professionista, Formatore e consulente Aziendale, owner “QConsult”

Micro e macro interagiscono costantemente generando motivazioni, impegno e partecipazione della persona. Per questi motivi il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre più esperienziale, e il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni.
Quali sono i metodi e gli strumenti a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitivo, organizzazione e persona al fine di arrivare alla giusta comprensione delle dinamiche economiche e industriali, all’uso consapevole della tecnologia e al corretto sviluppo personale?

Il modello formativo che applico, e reputo maggiormente funzionale, è quello che non si ferma al “semplice” trasferimento delle competenze didattiche, ma apporta anche –in maniera decisa– la condivisione di esperienzialità. Essa è intesa come riferimenti continui a scenari e contesti che permeano costantemente il nostro status personale e professionale: solo in questo modo trovo davvero efficiente il “modello formativo”, in quanto legato a doppio filo a ciò che viviamo (non solo dentro l’aula).

 

La terza rivoluzione industriale, nel 1970, ha segnato la nascita dell’informatica. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora definita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile identificarne l’atto fondante. La moltiplicazione della complessità è una delle caratteristiche dell’innovazione, per cui di fronte a una tecnologia sempre più amichevole e familiare, ci si confronta con un’incertezza continua che rende complesso identificare il senso e la direzione del cambiamento. Ci avviamo verso un futuro in cui intelligenza artificiale, robotica e persone interagiranno nelle nostre organizzazioni.
In questo contesto quali metodi e strumenti possono essere utilizzati nella formazione professionale per facilitare un inserimento sensato e un uso consapevole di tecnologie abilitanti fondamentali per l’internazionalizzazione e la realizzazione di Industria 4.0?

Il miglioramento tecnologico rappresenta di certo un fattore accelerante, anche nel campo delle metodiche di apprendimento: tuttavia, reputo che il confine tra l’utilizzo delle tecnologie e il “diventarne schiavi” sia quanto mai sottile (soprattutto da quando determinati strumenti sono diventati estremamente “democratici”, cioè a disposizione di tutti). In tale ottica un panel formativo con corsi tematici e assolutamente targettizzati aiuta a livellare le generazione 3.0 con –ad esempio– quella “web free” (ancora abituata ad una strumentazione ormai obsoleta).

 

I giovani si trovano di fronte a nuove e importanti sfide che prospettano rischi e opportunità. La trasformazione digitale ha portato un cambiamento della natura stessa del lavoro che causerà un inevitabile riassestamento della società. In settori storici stanno scomparendo numerosi posti di lavoro mentre altri segmenti di mercato vivono un momento fiorente sollecitando la continua ricerca di nuove figure professionali. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma rivestiranno altrettanta importanza il pensiero critico e la creatività da impiegare per attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi.
Quale formazione ritiene utile per supportare l’evoluzione delle organizzazioni e lo sviluppo di nuova occupazione?

Il problema delle competenze è molto sentito, ma (per quanto attiene le mie esperienze dirette) continua ad arenarsi sulle famigerate “hard Skills”, occupandosi ancora poco delle “soft Skills”. Le aziende (e di conseguenza gli interventi formativi che ci vengono richiesti) non si occupano a sufficienza di tematiche quali l’intelligenza emotiva, la consapevolezza e l’empatia relazionale, la gestione del team building (piuttosto che del teamworking). Proprio questi che ho elencato, sono i temi che personalmente porterò come “apripista” presso i miei clienti.


 

Torna all’elenco delle interviste

0
0