Roberto Ardizzi

Categories: AIF,Interviste

  

ROBERTO ARDIZZI

Coach professionista e trainer

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

Il costante e progressivo affermarsi del concetto di “employee Engagement” pone il focus in modo preponderante sul ruolo degli stati emotivi in ambito di performance lavorative.

Le risorse coinvolte – a vario grado – nei processi organizzativi devono sentirsi parte “necessaria” di un percorso che miscela l’efficienza di risultato con il concetto di “successo” aziendale; lavoratori engaged sono proprio coloro che si sentono massimamente coinvolti in azioni pratiche come una parte attiva e – allo stesso momento – indipendente e con la giusta padronanza di competenze.

La gamification permette una “ludicità” di determinate operazioni (ripetitive e/o noiose che si voglia) inserendo elementi di “gioco” che – notoriamente – hanno un alto grado di coinvolgimento, sia in fase di proposta che di accettazione di un prodotto/servizio.

Il fattore maggiormente interessante è la facilità di uso e di accesso alla gamification, grazie a device universali e con approccio Friendly.

Una difficoltà potrebbe essere rappresentata dalla “pseudo-banalizzazione” di un approccio gamificato, il quale potrebbe veder svilire il proprio focus se non ben transitato verso l’utenza.

Per quanto attiene l’utilizzo della Gamification in ambito formativo, il mio giudizio è molto positivo in quanto è un “acceleratore” delle fasi di icebreaking di aule e di rapida interazione della platea.

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Le mie esperienze di formatore (ma anche di Coach) all’interno del mondo aziendale mi fanno capire – quotidianamente – quanto sia importante il giusto “climax” per favorire (oltre che la produttività e i risultati efficientali) una architettura relazionale stabile e proattiva.

Il lavoro sta perdendo il suo perimetro fisico e sta assumendo nuove dimensioni: strumenti più rapidi, status perennemente “on-line”, riparametrazione degli orari personali e di lavoro.
È impossibile non tenere conto di questi cambiamenti! Ed infatti il concetto di benessere lavorativo è punto di analisi di moltissime aziende.

Personalmente vedo una gran quantità di “bonus” nello Smart Working, ,ma con una condizione base: una condivisione chiara e formalizzata di ruoli, task e obiettivi, che favoriscono tutte le parti coinvolte nel processo.

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

Il cambiamento rappresenta un piano di analisi e di lavoro molto particolare, soprattutto per quanto riguarda le “reazioni”: c’è chi anela il cambiamento e chi ad esso si oppone con tutte le forze, mantenendo lo status.
Il Change Management rientra a pieno in questa dinamica, con una serie di elementi critici: ad esempio avere in azienda un Leader ostile al cambiamento!

Tuttavia è chiaro che il mondo del lavoro necessita di modifiche e di nuove competenze: la prima tra queste è riconoscere e “validare” la grande importanza delle Soft Skills.

Sono proprio queste – difatti – che veicolano nel loro DNA i migliori semi del Manager 3.0: assertività, empatia, propensione alla Leadership risonante, problem solving, creatività, capacità di ascolto.
Una grande responsabilità cui siamo chiamati noi professionisti della Formazione è quella di rendere consapevoli gli “uomini di azienda” che è davvero giunto il momento di un globale e migliorativo passaggio generazionale.


 

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