Roberto Ardizzi

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ROBERTO ARDIZZI

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consulenza aziendale–formazione–coaching

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Reputo che ogni forma di cambiamento (anche associato a tecnologie più o meno innovative) rappresenti un passo di miglioramento, se ben compreso ed attuato.
Le relazioni efficaci e un buon telaio comunicativo sono il pilastro fondante della vita sociale (sia essa personale che lavorativa) e proprio questo argomento è uno dei moduli formativi che mi viene più spesso richiesto, a conferma della grande importanza che gli si riconosce.
Il livello di engagement dei singoli non può passare solo attraverso le personali attitudini e/o le conoscenze pregresse, ma dovrebbe rappresentare un focus per far si che il cambiamento sia giustamente proattivo e porti ad un innalzamento qualitativo delle proprie capacità relazionali.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
Il supporto più forte che si può fornire alla persona (tramite la formazione o altre attività di crescita e sviluppo personale, quali ad esempio il Coaching) è quello di renderla consapevole che ognuno di noi è un “pezzo unico e non replicabile”.
Siamo dotati di specifiche potenzialità, associate ai nostri valori fondanti e alla nostra “Carta Etica”, che non è valida come Standard universale, ma guida le nostre azioni e permea i nostri rapporti umani.
Reputo che l’intelligenza artificiale non possa non risentire dell’imprinting del suo “creatore” (per usare un termine caro ad Asimov), e quindi sono convinto che ogni entità – sebbene senziente – sia sempre e solo di supporto alle nostre necessità.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Questo è un punto che trovo molto critico: facendo una piccola generalizzazione, vedo che la formazione sta diventando sempre più un qualcosa che “si fa se si può se ci va”.
Non è un asset che si pianifica e si inserisce nel budget come una vera e propria voce di bilancio e questo va a tutto discapito soprattutto delle “nuove leve” che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro.
Quando svolgo interventi formativi strutturati nelle mie aziende clienti noto immediatamente che il clima ne beneficia, innanzitutto perché si attivano: condivisione, nuove esperienze, crescita specifica, comunicazione.
Imporre la formazione “per legge” non credo possa risolvere molto le cose, ma trovare delle forme facilitanti per le imprese potrebbe essere un ottimo volano per affrontare meglio le necessità di crescita e di addestramento.


 

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