Roberto Calzolari

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ROBERTO CALZOLARI

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Servizio Politiche Sociali e Sostenibilità della UIL Nazionale
– responsabile formazione sindacale UIL;
– gestione rete nazionale RLS/RLST UIL e Newsletter salute e sicurezza UIL

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Dal particolare osservatorio nel quale opero da trent’anni, cioè sindacati e strutture satelliti, la trasformazione e i (presunti) cambiamenti in atto sulla spinta dell’innovazione tecnologica, penso si possano riassumere in tre concetti-chiave:
1. RESISTENZA, ovvero la forte opposizione, da parte della larga maggioranza dei responsabili (che non a caso hanno un’età media ben oltre la soglia di un sano ricambio generazionale) a qualunque aggiornamento concreto e coerente dell’organizzazione del lavoro e della formazione, tramite i nuovi mezzi disponibili e di una nuova cultura organizzativa utili a definirli. Dall’uso dell’email ai programmi per lavorare, studiare, collaborare in rete fino ai social, tutto è stato prima respinto perché “non adeguato al nostro mondo..”, poi deformato: la rete aperta e free è diventata il software da FAD e “teleconferenze”a pagamento e quindi adattato alla vecchia e immodificabile gerarchia delle funzioni e responsabilità di tipo “congressuale”.
2. RESPONSABILITÀ, nel senso di accountability, promossa (ma purtroppo non garantita) dai nuovi strumenti e modalità di lavoro che possono valorizzare la persona e dargli opportunità molto più estese rispetto alla vecchia struttura per competenze e gerarchie tradizionali. La formazione, in questo senso, avrebbe dovuto uscirne vincente: adulti che studiano, interagiscono e sperimentano in un mix d’aula e da remoto incredibile per le opportunità, gli obiettivi e i costi irrisori. La sola idea di realizzarlo e di rischiare di vederlo applicato anche al mondo stesso dell’Organizzazione no profit ne ha decretato la sospensione sine die.
3. INCERTEZZA, conseguenza di quella più globale di tipo economico e sociale che sta rimettendo in discussione paradigmi e certezze della modernità. Sono comunque convinto che la trasformazione sia in atto, a prescindere dalle resistenze e dalle naturali fughe dalle responsabilità; in ogni caso, ritengo che tutto questo prima o poi modificherà profondamente anche il mercato del lavoro e il mondo della formazione/conoscenza italiana. Rimane però l’interrogativo di come, sullo “strato di macerie” delle attuali arroccate strutture, possa innestarsi il nuovo e con quali conseguenze sociali ed economiche.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
Domanda affascinante ma difficile da collocare rispetto ai processi organizzativi ed alle azioni formative delle Organizzazioni presso le quali opero, perché questi si possano realizzare in modo partecipato; quantitativamente, sarebbero paragonabili ad un gruppo aziendale medio grande ma, attualmente, non hanno neppure deciso l’impiego dei big data nell’analisi delle proprie performance e dei miglioramenti possibili nelle competenze professionali dei propri membri/dipendenti; ritengo quindi estremamente difficile avviare una riflessione sui problemi che derivano dall’intelligenza artificiale. La situazione sarebbe preoccupante, visto che buona parte dei soggetti coinvolti di cui parlo dovranno invece confrontarsi sui luoghi di lavoro, con le conseguenze di quei problemi per la tutela dei lavoratori rappresentati e per le soluzioni da individuare nei numerosissimi tavoli di negoziazione quotidiani. In realtà, non credo ci si debba preoccupare, proprio per la qualità della risposta che, in termini di contrattazione aziendale, il sistema è stato in grado di realizzare finora: esistono una flessibilità e una capacità di adeguamento agli obiettivi reali da parte di aziende e rappresentanze sindacali incredibile, anche a dispetto dell’obsolescenza organizzativa e gestionale che spesso caratterizza negativamente le rispettive associazioni di riferimento. Sono certo che, nelle aziende più mature e innovative sapranno definire i passaggi di sostegno organizzativo e formativo più coerenti.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Difficile dare una risposta, proprio e nonostante quanto ho espresso finora; tuttavia ritengo sia una domanda intelligente e soprattutto opportuna per un Paese come il nostro, dove l’età media dei ricercatori sta arrivando ai 50 anni (cioè circa vent’anni in più rispetto a qualunque nazione paragonabile) e dove, con poche lodevoli eccezioni, l’assunzioni di giovani laureati da mettere in action learning – affiancando chi dovranno naturalmente sostituire – è ancora considerata una pratica non appropriata per il mantenimento di un’organizzazione (aziendal-familiare e sociale-noprofit) “solida e coerente”. La formazione può aiutare a costruire collaboratori/dipendenti attenti ed entusiasti ma non può sostituirsi alla decisione del committente di volere quella attenzione vigile, quella partecipazione critica e quella responsabilità che ne stanno alla base.


 

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