Silvana Caroli

Categories: AIF,Interviste

  


SILVANA CAROLI


Psicologa del lavoro, psicoterapeuta e formatrice. Ho lavorato come formatrice in INPS e presso altre realtà del mondo pubblico. Sono stata docente nel corso di laurea di Psicologia del lavoro e benessere nelle organizzazioni dell’Università di Torino. Ora mi occupo di progettazione e formazione per il terzo settore.

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

La parola “sentiero” evoca l’immagine della fatica e della bellezza, dell’ignoto e della scoperta. Queste immagini suggestive rispondono alla realtà dell’apprendimento in un contesto organizzativo? L’apprendimento non è un cammino lineare e spedito, che si svolge in un ambiente controllato e prevedibile. E’ un percorso che avviene in ambienti turbolenti e complessi nei quali le persone affrontano difficoltà e superano ostacoli, si scontrano con chiusure e rigidità ma sperimentano anche aperture e sostegno. Oltrepassando la comfort zone e inoltrandosi nella learning zone, le persone attribuiscono un senso al loro stare nell’organizzazione, possono sviluppare i propri talenti e acquisire nuove competenze. Non ultimo, possono far crescere le proprie capacità resilienti.
La funzione HR deve creare le condizioni perché le persone possano vivere esperienze significative per la propria crescita personale e professionale in un’ottica di formazione continua, anche se e quando le logiche organizzative non sono sempre chiare e coerenti.

Formatori e discenti condividono l’incertezza degli scenari. Il cambiamento, a volte lo stravolgimento improvviso, delle condizioni ambientali richiede nuovi assetti mentali, rimodulazione del lavoro, nuove competenze e relazioni sempre più basate sulla responsabilità e la fiducia.
In definitiva, il “sentiero” riserva sorprese che possono essere grandi opportunità di innovazione e di benessere, un’occasione di ri-nascita per l’organizzazione e per le persone che l’abitano.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

In questo percorso complesso e travagliato che ruolo riveste la consapevolezza? Conoscere se stessi significa conoscere i propri punti di forza, e quindi avere fiducia in se stessi. Vuol dire conoscere i propri limiti, e pertanto operare nella direzione del miglioramento. Vuol dire percorrere il “sentiero” della crescita con fiducia ed umiltà, con equilibrio e chiarezza.

Entrare in contatto profondo con i pensieri, le sensazioni e le emozioni aumenta la propria consapevolezza. Consente di divenire consapevoli dell’influenza esercitata dalle proprie convinzioni e schemi mentali sui propri stati d’animo e, quindi, sui propri comportamenti. Si aprono spazi di maggiore libertà, senza essere più schiavi di reazioni automatiche e pensieri disfunzionali che intossicano il rapporto con se stessi e le relazioni con gli altri.

Un’organizzazione ha mille buoni motivi per coltivare la Mindfulness. Gli effetti benefici della meditazione sono stati confermati da un gran numero di evidenze scientifiche e si manifestano in diversi ambiti: il potenziamento delle risorse personali quali la concentrazione, il decision-making e il pensiero creativo, la riduzione dello stress e la promozione del benessere organizzativo con l’incremento della motivazione e delle performances lavorative.
Se le persone fanno la differenza, perché non investire sul loro benessere?

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Mentre ci inoltriamo nel “sentiero” della conoscenza, l’alleanza con la guida, sia essa il leader, il formatore o il mentore, e con i compagni di viaggio è cruciale.

Questi legami, basati sulla collaborazione, sulla fiducia e sul riconoscimento reciproco, hanno una forte valenza formativa e trasformativa per tutti i protagonisti di questo percorso: un processo bidirezionale in cui nessuno rimane come prima.
Le ricchezze individuali – di competenze, talenti, capacità, conoscenze, passioni, valori e desideri – rappresentano una grande opportunità di crescita, che possono e devono trovare canali formali e informali per dispiegare le loro potenzialità. Infatti le alleanze si formano, si ampliano e si trasformano in una grande varietà di situazioni, in formazione, nei gruppi di lavoro, nelle comunità professionali, nelle interazioni informali, nelle reti virtuali.
Le alleanze ci consentono di ampliare le nostre conoscenze e di arricchire il nostro patrimonio culturale e professionale. Ci fanno vedere la realtà secondo altre punti di vista dandoci la possibilità di includere le differenze nella nostra prospettiva. Ci danno la possibilità nel dialogo intergenerazionale di trasmettere e di dare valore all’esperienza degli altri.

Soprattutto la connessione con gli altri ci fa sentire parte di un tutto, di una comunità che condivide valori ed esperienze e che apprende continuamente: una qualsiasi organizzazione trae la propria forza dalla capacità di coagulare le competenze, le differenze e le energie delle persone che ne fanno parte.


 

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