Silvia Giudici

Categories: AIF,Interviste

  

SILVIA GIUDICI

Managing Director Talento Dinamico

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

La formazione esperienziale, e in particolar modo la gamification, può avere sicuramente dei vantaggi molto concreti, perché aiuta le persone a fare esperienza su quello che viene loro insegnato, in alcuni casi anche divertendosi: può essere legata al benessere del singolo, quando è il singolo che acquisisce esperienza, oppure può essere riferita all’interno delle dinamiche di gruppo.

Lavorando in questo modo si può riprendere in modo leggero tematiche estremamente pesanti che spesso una persona può trovare ostiche e si impara anche in modo più divertente e inconsapevole.

Quindi in tempi più veloci si possono raggiungere dei risultati molto ambiziosi, soprattutto laddove c’è un formatore esperto ad aiutare le persone a portare a terra i concetti, una persona che si occupi di facilitare e quindi di rendere concrete le emozioni dell’esperienza svolta.

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Sono Manager Director di Talento Dinamico, ci occupiamo di consulenza organizzativa, partendo dalla ricerca e dalla selezione facciamo entrare le persone all’interno delle aziende, e poi ci occupiamo di farle crescere, lavorando per lo sviluppo organizzativo con attività di coaching sul singolo, piuttosto che su un gruppo di persone. Ci piace dire che aiutiamo le persone a stare bene, a lavorare meglio e a stare bene in azienda.

In tema di benessere, spesso si dice tutto e si dice niente. Sicuramente lo smart working regala del tempo alle persone, il modo di utilizzare il tempo diversamente nel proprio lavoro. Potrebbe essere vincente il fatto di poter arrivare a fare lo stesso lavoro, stando in azienda piuttosto che a casa, avvicinandosi a quelle che sono le tipiche problematiche di ogni famiglia.

Comprendendo per esempio le dinamiche sulla questione femminile, pensando che la donna possa fare la casalinga unitamente al lavoro, oppure il fatto di quanto i millennial siano abituati a lavorare in orari completamente diversi da quelli canonici, senza avere orari di inizio e di fine giornata, lavorando invece per obiettivi, su progetti complessi.

Ci sono aziende addirittura che hanno pensato lo smart working in modo completamente inverso, richiedendo un giorno soltanto di presenza in azienda, in modo da far svolgere a casa i propri compiti lavorativi.

Questo procedimento non è soltanto realizzabile all’estero, ma anche nel nostro paese, su aziende medio-piccole pensando anche ad un abbassamento dei costi fissi, e dall’altra parte ad un innalzamento importante del valore che può portare la soddisfazione delle persone.

Certo è necessario fare del monitoraggio, ma soprattutto aiutare le persone a lavorare insieme, dando loro degli strumenti per poter lavorare da remoto, perché non è poi così semplice e non si può fare con tutti i tipi di lavoratori.

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

Sarebbe facile rispondere che la competenza più richiesta sarà sicuramente la grande capacità di adattamento, il dinamismo e la capacità relazionale. Anche se non sappiamo effettivamente quali lavori ci saranno un domani, ragionando con la testa di una persona chiamata a fare selezione, penso ricercherà competenze trasversali, in giovani cresciuti con logiche completamente diverse dalle nostre.

Ad esempio quando ho iniziato l’università molti lavori vicini al web, oggi diventati molto comuni, non esistevano minimamente. Oggi parliamo di digitale, qualche anno fa parlavamo di altre priorità, per cui sicuramente le competenze necessarie saranno, capacità di adattamento in primis, capacità relazionali, quindi il modo di rapportarsi con gli altri e una grande adattabilità, soprattutto per le persone diversamente giovani.


 

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