Silvia Toffolon

Categories: AIF,Interviste

SILVIA TOFFOLON

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Formatrice, facilitatrice ed executive coach, titolare di Sintonia Creativa

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
L’innovazione tecnologica è dai tempi più remoti parte dell’evoluzione degli esseri umani. L’accelerazione a cui ci ha condotto “il digitale” sta mettendo in evidenza molte resistenze ma soprattutto le opportunità che sono a disposizione.
La formazione deve tenerne conto, sia per coerenza, dato che il formatore è per primo un role model che sa gestire esso stesso il cambiamento, sia perché gli strumenti a disposizione permettono di creare alchimie tra il digitale e l’analogico per progetti formativi prima impensabili.
I cambiamenti principali sono quelli relativi ai processi di supporto all’apprendimento: affiancamento e follow up in remoto, “cornici digitali” per facilitare l’interscambio e la comunicazione, mini pillole formative via e-learning, approccio ludico, attraverso app e piattaforme, per favorire coinvolgimento e partecipazione attiva dei discenti.
Gli elementi del cambiamento sono molto positivi perché il digitale permette di ottimizzare e accelerare processi di collaborazione a distanza, di gestire e rendere lo stato di avanzamento dei processi più chiaro e soprattutto facilita a tutti la visione di insieme. I possibili elementi negativi possono essere legati agli eccessi e alla mancanza di buon senso che fanno parte delle dinamiche umane.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
Il punto di partenza non può che essere la persona al centro. La formazione dovrà aiutare a costruire l’architettura dei processi facendo in modo che nel tempo questi vengano regolarmente evoluti e rielaborati delle persone stesse. I formatori dovranno sempre più essere formatori di formatori. La formazione dovrà essere orientata a generare leadership diffusa e a crearne il contesto.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
Studi, ricerche e case history confermano che se le attività formative sono finalizzate a migliorare la competitività è necessario e conveniente puntare alla realizzazione del sé, il motore del cambiamento e dell’innovazione sono le persone coinvolte e partecipi.
Un sondaggio di Gallup del 2013 ha classificato i lavoratori a livello globale in tre categorie: coinvolti (13%), non coinvolti (63%) e attivamente non coinvolti (23%).
Solo quelli coinvolti permettono di avere una marcia in più, gli altri se tutto va bene eseguono gli incarichi assegnati ma si sa anche che è più facile vengano commessi errori.

La formazione dovrà contribuire a creare una cultura organizzativa orientata al buon senso e alla concretezza, dovrà aumentare i momenti con approccio laboratoriale e di peer learning, dovrà sfruttare le tecnologie digitali e dovrà, un passo alla volta, fare comprendere che l’azienda ha bisogno dell’apporto di tutto il sistema e che è necessario il costante confronto tra le diverse aree e tra diversi livelli gerarchici. Le persone non aspettano altro che partecipare e costruire qualcosa che prima non c’era, ma serve che ci sia un contesto di fiducia.


 

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