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Simonetta Pozzi

Categories: AIF,Interviste

  


SIMONETTA POZZI


Consigliere delegazione AIF Piemonte e Valle d’Aosta

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

Nella nostra mente la parola ‘sentiero’ si associa da subito alle esperienze e alle scelte che contraddistinguono il percorso personale e professionale. Fin dall’infanzia diamo senso alla realtà che ci circonda e la storia che raccontiamo a noi e agli altri diventa ‘la nostra mappa di riferimento nel lungo viaggio di esplorazione di noi stessi e del mondo che sarà la nostra vita’ 1, ci dice Alessandra Cosso nel suo libro “Raccontarsela”. Ci costruiamo un ‘copione’, una rappresentazione che ispira anche le nostre scelte future.
Non è raro, tuttavia, apprendere che un manager al culmine della carriera abbia abbandonato tutto e sia tornato a casa ad accudire i figli, oppure abbia lasciato ruoli di responsabilità per iniziare un’attività completamente differente come, ad esempio, aprire un bar sulla spiaggia.
A causa di un cambiamento organizzativo, di un importante evento familiare, può succedere che non ci ritroviamo più in questo sentiero ed entriamo in crisi. In questa fase ci viene in aiuto la narrazione per meglio comprendere dove siamo e dove stiamo andando e i limiti da superare. La narrazione copionale, in effetti, ‘restituisce all’autore del copione la responsabilità del proprio destino offrendo infine la possibilità di una correzione.’ 2
Ma quanto è importante tracciare correttamente il nostro sentiero fin da subito? E come orientarci quando non abbiamo una propensione spiccata e consapevolezza delle nostre skill?

Su questo tema possiamo trovare ispirazione nel progetto Life Design Lab, un percorso utilizzato all’Università di Stanford che applica i principi del design thinking al life design. Nel libro “Designing your life”, bestseller del New York Times nel 2016, i manager Bill Burnett e Dave Evans suggeriscono di sperimentare, di adottare il reframing e costruire dei prototipi di vite potenziali, come nei progetti di design. Nel design thinking si dice: ‘Don’t start with the problem, start with the people, start with emphaty’. 3

1. A. Cosso, “Raccontarsela”, Lupetti, 2013
2. A. Cosso, Rivistaitalianadicounseling.it
3. Bill Burnett e Dave Evans, “Designing your life”, 2016

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

Stesso processo deve essere attuato nel life design per progettare tre versioni diverse dei prossimi cinque anni di vita, testarli e verificare se rispondono ai desiderata. Questi prototipi sono chiamati ‘progetti odissea’, ispirandosi alla metafora del viaggio, tanto cara alla narrazione. Burnett ed Evans evidenziano che all’attività di prototipazione non si può lavorare da soli, ma si deve creare un’alleanza, un team di lavoro non omogeneo. A Stanford hanno infatti sperimentato che la contaminazione tra studenti provenienti da corsi molto diversi stimola collaborazione e creatività.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Il lavoro in team è sempre più importante non solo per tracciare storie di vita personale, ma anche e soprattutto nelle organizzazioni. La trasformazione digitale sta cambiando profondamente il mondo del lavoro e il tema delle competenze diventa decisivo. Accanto alle skill tecniche e specialistiche sono richieste soft skill trasversali, tra cui capacità di entrare in empatia con persone diverse e di collaborare con colleghi non solo del proprio team o dipartimento, ma in tutta l’organizzazione. Nei convegni sull’industria 4.0 si sottolinea quanto la tecnologia sia un fattore abilitante dell’innovazione, ma le persone siano le vere portatrici di valore. Il fattore ‘U’ diventa determinante per cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie che abbiamo a disposizione e saper gestire l’incertezza in un contesto che cambia continuamente.
La formazione deve supportare le aziende nella creazione di valore, di una comunità aperta al confronto e capace di cooperare attivamente, sviluppando soft skills utili al cambiamento.


 

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