Stefano Berti

Categories: AIF,Interviste

  


STEFANO BERTI


Docente e consulente
Autore di numerose pubblicazioni, fra i primi in Italia ad occuparsi di temi metodologici e formativi connessi con la trasformazione digitale. È stato per dieci anni coordinatore e docente dell’area “Progettazione Applicativa” al Master GINTS dell’Università di Siena, e complessivamente ha tenuto lezioni in sei istituti universitari. Ad oggi, e dal 2006, è docente di Analisi Funzionale ed Analisi del Business per la Scuola di Formazione Engineering: da tale esperienza è nato tra l’altro il libro “Business Analysis ed Analisi per i Sistemi Informativi”, pubblicato nell’Ottobre 2016.

È consulente dal 1999, dopo aver operato, con vari incarichi di responsabilità, nel Gruppo Olivetti. Ha svolto rilevanti interventi di formazione manageriale e consulenza direzionale: sia per importanti e prestigiose organizzazioni in Italia, sia su innovativi progetti europei, connessi a vario titolo con l’apprendimento e/o la formazione (Tacis ED062, Telelavoro e Sviluppo Locale, TES, HeLPS, B3, L-NIT, T-ISSE).

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

“Io non perdo mai: o vinco o imparo” diceva Nelson Mandela. In questa frase c’è l’essenza del concetto di sentiero, di percorso che attraverso tentativi, successi ed errori ci porta, auspicabilmente sempre meglio, ad esprimere il nostro potenziale ed a dare il nostro contributo.
Occorre sbagliare per imparare, ed in un mondo che richiede una sempre maggiore consapevolezza occorre sbagliare meno, ma più spesso.
La formazione può aiutare ad apprendere sbagliando, in una condizione in cui l’errore non produca danni ma solo apprendimento.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

Consapevolezza del bisogno di contribuire al bene comune, con uno sviluppo socialmente, ambientalmente ed economicamente sostenibile.
Tanto più necessario e tanto più difficile oggi: in un mondo in cui la riduzione dei contatti ed il distanziamento sociale, imposti dalla pandemia, rischiamo di essere vissuti come una concreta metafora dell’” homo homini lupus”.

Dobbiamo esercitare la consapevolezza: possiamo farlo con le tecniche più opportune, adattandole da altre tradizioni o recuperando le dalle nostre. L’importante è che dobbiamo farlo, ed il ruolo della formazione in questo è fondamentale

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Come apprende il futuro Spiderman, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Direi che questa consapevolezza è alla base di qualunque corretta alleanza.
Organizzazioni flessibili, smart, agili, mettono nelle mani di ciascuno un potere maggiore sul proprio lavoro, che può definire ed organizzare con molti più gradi di libertà. Flessibilità, interazioni a distanza, agilità: chiamano rispetto degli impegni, sicurezza, rapidità di risposta.
Potere sul proprio lavoro chiama responsabilità nei confronti di chi con quel lavoro interagisce.
Questa è un messaggio importante per la formazione degli individui, come per lo sviluppo della cultura aziendale è importante sottolineare che più cresce la capacità di una impresa di produrre valore aggiunto più cresce la responsabilità sociale ed ambientale dell’impresa stessa


 

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